La polvere del tempo e le donne

Scritto da Rita Felerico Il . Inserito in Port'Alba

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Le archeologhe del futuro

È marzo, il mese dedicato alle donne; nel vissuto del presente, caratterizzato da caos di pensiero, da assenza di riflessione teorica e soprattutto dalla recrudescenza su quello che definirei il ‘fenomeno’ (come inteso da Husserl , ovvero come percorso di conoscenza oltre che manifestazione di realtà) della violenza contro il sesso femminile - per non parlare della rimessa in discussione di leggi, regole e norme a tutela delle donne, del loro essere persone oltre che del ruolo svolto all’interno delle famiglie e della società - ripenso alle esperienze professionali e di vita di tre amiche, tre archeologhe non giovanissime, che meritano di essere raccontate.

Le ho intervistate, ponendo loro le stesse domande, e le brevi considerazioni finali sono per le lettrici/ lettori un invito a rispondere, replicare, approfondire.

Dialoghiamo con : Barbara Barich, Donatella Mazzeo, Maira Torcia.

In breve, qual è stato il percorso della vostra esperienza professionale?

Barbara- Laureata alla Sapienza di Roma con Salvatore Puglisi, ordinario di Paletnologia e grande figura di archeologo, ho intrapreso la carriera universitaria subito dopo, come assistente volontario; al tempo stesso completavo la mia formazione come allieva della Scuola Nazionale di Archeologia, il dottorato di allora. Il Prof. Puglisi mi offrì una grande opportunità: entrare a far parte della Missione Archeologica in Libia. E’ stata l’occasione per un cambiamento netto nella mia linea di ricerca, in precedenza rivolta all’Italia. Da allora, infatti, mi sono dedicata allo studio delle culture preistoriche del Sahara e del Nordafrica, dapprima come ricercatrice universitaria poi, dopo il Concorso Nazionale a cattedra , come professore di Etnografia Preistorica dell’Africa alla Sapienza. Professore dal 1994, mi sono data con entusiasmo all’insegnamento , cercando di trasmettere agli studenti quanto più possibile il significato di questi studi. Ho fondato due nuove Missioni archeologiche in Libia e in Egitto -diventate un campo di formazione per giovani archeologi - e ho viaggiato molto, per conoscere nuove culture, altri popoli e luoghi bellissimi che purtroppo oggi non sono più accessibili per le attuali situazioni politiche e sociali in cui versa l’ Africa. Attualmente continuo le mie ricerche nell’ambito dell’ISMEO, partecipando al ricco programma di attività. Mi ritengo fortunata, sia per aver potuto intraprendere la strada che desideravo e sia per aver avuto un marito generoso che mi ha sempre capita e incoraggiata in un lavoro affascinante ma anche molto difficile.

Donatella- Dopo la laurea in archeologia latina, una specializzazione in archeologia orientale e un periodo di insegnamento – materie letterarie nella scuola media- vinsi un concorso nell’amministrazione dei Beni Culturali; ho svolto tutta la mia attività presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale, ospitato in Palazzo Brancaccio a Roma, e dedicato in anni recenti a Giuseppe Tucci. Nel Museo ho svolto la mia attività professionale: da funzionario direttivo archeologo ho assunto poi la direzione del Museo, tenendola per venticinque anni fino al pensionamento. Il Museo, istituito nel 1957 e aperto al pubblico nel’58, essendo Soprintendenza Speciale relativamente all’arte ed archeologia orientale era di competenza nazionale. Ne potete intuire l’importanza. Ampliato in seguito al l’acquisizione di varie collezioni, acquisti e donazioni ha sempre svolto attività didattica, dovendo misurarsi con una cultura europocentrica. Dopo i lavori di restauro e consolidamento che negli anni novanta hanno interessato il Palazzo, seguiti da me,la sede museale ha acquisito un nuovo aspetto, grazie anche alla scoperta di decorazioni e vari accorgimenti costruttivi prima non visibili, ma che ben si sono armonizzati il contenuto delle opere del vicino ed estremo oriente dalla preistoria fino ai nostri giorni custodite. Ma il Museo è stato chiuso nel 2017.

Maira – Ho sempre coltivato una grande curiosità per i viaggi e per l’archeologia, ma ho avuto e ho anche una grande passione per il teatro. Sposata, con due figli ho abbandonato la vita nomade dell’attrice e mi sono laureata presso l’Istituto Universitario Orientale di Napoli con 110 e lode: una tesi sugli scambi Iran Iraq fra il V e IV millennio. Erano gli anni ’70, gli anni della passione e dei sogni, ai quali ho dovuto porre fine agli inizi degli anni’90, difficili per me sotto vari punti di vista. Ma non mi ha mai abbandonato l’interesse per le cretule, i sigilli fatti di grumo di argilla seccata apposti come chiusura a contenitori, porte , depositi nelle quali mi sono imbattuta per caso quando ero in Egitto per uno scavo a Maadi, vicino al Cairo. Ho scritto un primo libro, “ Giza – cretule dall’area delle piramidi”, ed ora dopo una ricerca da me proposta e sostenuta dal prof. Adriano Rossi, presidente dell’ISEO, scriverò un secondo testo che metterà in evidenza e dimostrerà la relazione esistente fra i sigilli, la loro fattura, le loro immagini e il sistema amministrativo e gerarchico del periodo storico nel quale si collocano. Ho esaminato più di 2000 cretule, le impronte dei sigilli ,gli oggetti rappresentati e il loro legame con il sistema organizzativo. Una bella soddisfazione per me.

L’essere donna vi ha aiutato, intralciato o non ha avuto rilievo per il percorso professionale che desideravate raggiungere?

Barbara- Dipende dalla fase che si considera. In partenza può non aver avuto rilievo, penso infatti di aver usufruito delle stesse opportunità che potevano essere offerte a un uomo. Andando avanti nella professione mi sono però resa conto di come è strutturata l’Istituzione, dove le posizioni di vertice sono occupate, in prevalenza, dalla componente maschile.

Donatella- No, nessun intralcio, anzi ho lavorato e collaborato bene sia con il primo direttore del Museo, Domenico Faccenna, che con il collega poi diventato Rettore del’’Istituto Orientale di Napoli, Maurizio Taddei.

Maira- Non mi sono lasciata condizionare; avevo un marito che per primo non credeva alla mia passione ed alle mie possibilità di ricerca e di studio. Quando si è reso conto del mio interesse , ‘che facevo sul serio’, ha voluto ignorare il mio studio, il mio amore verso un’altra cultura, verso il mio desiderio di conoscenza.

Più donne o più uomini quindi nel campo dell’archeologia? Rifareste le stesse scelte?

Barbara- Se si osserva un’aula universitaria le studentesse sono in maggioranza. Ma negli organismi universitari si ha l’inverso (vedi le Commissioni, i Senati accademici ecc.). Questa però è una ‘condizione considerata normale’ per il nostro Paese e non solo, che va combattuta. Nonostante questo, rifarei la stessa scelta perché amo la ricerca e oggi chi vi si dedica, uomo o donna, ha strumenti di indagine infinitamente più efficaci.

Donatella- Non ho dati statistici sufficienti, ma per la mia esperienza non mi sembra vi sia una prevalenza di genere. Rifarei le stesse scelte e mi batterei per evitare quanto accaduto al Museo dopo la donazione di Francesca Bonardi Tucci che ha donato anche la sua eredità. Ovvero contro la chiusura di un Museo importante in campo internazionale, una circostanza davvero imprevedibile.

Maira- Si è vero le donne nei luoghi apicali sono poche; e se oggi le ragazze non hanno problemi nel frequentare e studiare c’è ancora molto cammino da fare per equiparare la presenza di entrambi i sessi. Certo che rifarei le stesse scelte, ho scelto questa strada rinunciando ad altra carriera e inseguendo i miei desideri.

Una delle esperienze fra le più significative e una fra le più spiacevoli da raccontare

Barbara- Tra le più significative cito senza esitazione il ciclo di ricerche nell’Oasi di Farafra, in Egitto. Questa impresa, che io fondai nel 1986, in oltre 30 anni di indagini ha permesso di studiare e far conoscere popolazioni, ambienti, arte di una regione di cui in precedenza non si aveva quasi nessuna informazione. In breve, questa ricerca è servita a dare un’identità a un intero territorio. Riguardo al secondo punto: non ho ricordi del genere, a parte le normali difficoltà da superare.

Donatella- Tutte le acquisizioni sono state importanti ed hanno una storia, ma la donazione di Francesca Bonardi Tucci è stata un’esperienza unica; più di tremila opere da tutti i Paesi dell’Asia, fra cui rilevante la parte tibeto-nepalese (sculture, oggetti, dipinti ) e quella iranica che annovera un cospicuo numero di gioielli. E poi c’è la numismatica, la etnografia, gli argenti e le pietre dure dell’area centro – asiatica. L’esperienza più amara è stata la chiusura del Museo, il 31 ottobre del 2017, in vista di un trasferimento al quartiere EUR, nel medesimo edificio che ospita il Museo Pigorini. I materiali sono stati trasferiti ma solo il 10% è esposto al Pigorini e al Museo delle Arti e Tradizioni Popolari il resto è tuttora chiuso in casse e si prevedono tempi lunghi, giacché i su indicati Musei con quello dell’AltoMedioevo e il Museo d’Arte Orientale fanno parte di un unico complesso, il Museo delle Civiltà. Insomma la riforma Franceschini ha privato delle sue caratteristiche sia il Museo Pigorini che quello dell’Arte Orientale, derubandolo della sua funzione nazionale e del suo ruolo internazionale.

Maira- Significativa è stata la recente esperienza avuta presso il Petrie Museum of Egyptian Archaeology, fondato a Londra nell’800 e il British, sempre a Londra, in cerca di documenti sulle cretule; e poi ho un ricordo bellissimo di quando mi recavo al Museo del Cairo – prima facilmente frequentabile -per visionare e studiare antiche cretule : ero trattata come una regina. Bello è stato scoprire e poi dimostrare ciò che avevo intuito, che dalla storia scritta su questi piccoli reperti si svela la storia economica e politica di tutto un periodo, di tutta una dinastia di sovrani. Una tappa importante la mia partecipazione a Parigi nel settembre 2018 al Congress of nubian studies e il positivo riscontro alla richiesta di una mia ricerca presso l’ISMEO. Le negatività sono tutte relative ai soliti meccanismi di contrasto che nascono fra ricercatori, tutti superabili.

Un consiglio alle giovani studentesse che desiderano percorrere la vostra stessa strada

Barbara- Studiare, studiare, studiare per poter contare su una formazione inattaccabile.

Donatella – Questo è un campo interessante, nel quale c’è molto da realizzare, ma fino ad ora non sono stati indetti concorsi specialistici. L’ultimo è di venti anni fa. Ma bisogna ‘resistere’.

Maira – Studio e determinazione

L’eredità più significativa del vostro impegno da tramandare

Barbara- E’ per i miei allievi, che possano portare avanti e far progredire i temi su cui abbiamo lavorato insieme.

Donatella – L’eredità è credere nella funzione del Museo come strumento di conoscenza e nel contatto concreto con le opere d’arte. Molti musei hanno avuto ed hanno questa funzione educativa; la visione del Museo come luogo d’élite è ampiamente superata.

Maira- Non dimenticare mai che in ogni intuizione e attività di ricerca ti attende sempre ‘la sorpresa’ , sia essa positiva o negativa , dalla quale ripartire per seguire un nuovo filone di studio.

Alla luce delle nuove tecnologie quanto, se e come muta il vostro lavoro?

Barbara- Negli ultimi anni , l’utilizzazione delle tecnologie più moderne nelle attività di scavo, nel rilevamento, nella cartografia e nelle tecniche di laboratorio, hanno avuto un grande ruolo, per la sempre maggiore precisione e ricchezza dei risultati raggiunti in archeologia preistorica. Sono stati ricostruiti scenari impensabili solo fino a alcuni decenni fa. Sotto questo punto di vista non ho dubbio che si assisterà a sempre nuovi avanzamenti della disciplina, che premierà le aggregazioni e le joint ventures tra gruppi di ricerca.

Donatella- Le nuove tecnologie possono essere molto utili, ma non devono essere preponderanti; soprattutto non bisogna sostituire la visione dell’oggetto ( come è avvenuto in qualche recente mostra ) al contatto concreto con l’opera d’arte, sempre suscitatrice di emozione.

Maira – Le nuove tecnologie sono un valido e importante supporto di cui usufruire non dimenticando mai che il contatto con le cose e le persone sono insostituibili per ogni avanzamento di conoscenza.

La testimonianza delle mie amiche archeologhe, in età di pensionamento dopo aver lavorato ed essersi impegnate in un ambito apparentemente lontano dalle problematiche dell’oggi , mi porta a riflettere su alcuni punti:
  1. Sulla diversa percezione del ruolo professionale imperniato non sulla ‘meritocrazia’ ,che sappiamo essere puro valore capitalistico, ma sull’ autentica passione per la ricerca.
  2. Mi sono chiesta : la possibilità data alle mie amiche di fare ‘carriera’ può essere collegata al ‘rifiuto’ dei colleghi di allora di lavorare in luoghi considerati ancora di ‘poca visibilità’?.
  3. Cosa non hanno saputo realizzare queste donne nei deserti o all’interno di un Museo che si è aperto abbracciando tutti i confini. Hanno senza ombra di dubbio tracciato una strada di ricerca, formazione, modus operandi che non va dimenticata e che andrebbe rivalutata e divulgata.
  4. Come in ogni cosa realizzata ci sia lo ‘sguardo’ femminile; esempi : il grande interesse per la formazione dei giovani in Barbara, il suo rendere azione e valorizzare il ‘lavoro’ archeologico attuato sul campo; il desiderio di Donatella di rendere il suo Museo strumento di conoscenza, punto di riferimento per un metodo didattico costruito sulle relazioni; l’attenzione di Maira per gli oggetti, le piccole cose che popolano la quotidianità della vita, che possiedono valore non economico ma culturale e sociale.
  5. Tutto questo filtrato attraverso la conoscenza e lo studio di civiltà fino ad ora considerate avulse dalla nostra, ma che per il loro lavoro, per il loro essere ‘archeologhe’ e non depredatrici di ricchezze altrui ,Barbara, Donatella e Maira conoscono meglio e in maniera più approfondita, sapendo soffiare la polvere del tempo per portarle fino a noi.