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Una risorsa non sfruttata: il teatro a Napoli ed in Campania

Scritto da Gabriele Esposito Il . Inserito in Port'Alba

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Napoli ha un’innata propensione artistica che trova le sue radici storiche alla fine del ‘500, con la nascita della canzone napoletana. Nel 700’ l’industria culturale trova la sua più stretta declinazione nella proliferazione dei Conservatori, ben sette, nella sola area metropolitana, che fa di “Partenope” l’ombelico musicale europeo e non solo.

Il teatro a Napoli, in quest’ottica, ha sempre giocato un ruolo fondamentale come sintesi e rappresentazione di un universo sociale in continua espansione e tensione, descrivendo un mondo, spesso, in antitesi con la realtà delle altre città metropolitane, per cui, fonte d’ispirazione di molte produzioni.

Ma cosa rappresenta e come si decodifica la realtà teatrale a Napoli ed in Campania oggi? Per comprenderne l’attuale natura strutturale ci siamo fatti guidare da Iginia Di Napoli, con un’esperienza quarantennale nel settore, che, tra le molteplici attività svolte, ha occupato il ruolo di Direttrice artistico del “Teatro Nuovo”, dagli anni ottanta sino a metà del 2010, portando alla ribalta nazionale personaggi del calibro di Mario Martone, Toni Servillo, Annibale Ruccello, Marina Confalone, Enzo Moscato, Tonino Taiuti e Vincenzo Salemme.
Personalità forte, con una grande disponibilità, la dott.ssa Di Napoli, esordisce operando un forte distinguo tra ciò che, semplicisticamente, l’opinione pubblica da del teatro, specificando che “la ricchezza del teatro in Campania non è rappresentata soltanto da Napoli, ma da un territorio intero che, da Salerno a Benevento, passando per Avellino e Caserta, trova un’effervescenza unica, tale da portarlo all’attenzione ed all’apice nazionale. Il teatro, -continua- rappresenta due facce di una stessa medaglia: da un lato, esprime la forte coesione sociale e l’omogeneità culturale a servizio della comunità, iscrivendosi nell’atto catartico in cui l’umanità si riconosce; dall’altro, è la narrazione dell’industria più diffusa delle civiltà che hanno attraversato il territorio regionale, Napoli e Salerno, in primis ante omnia. Comunque, in ogni città –precisa- il teatro declina forme diverse della realtà, specialmente nei piccoli centri delle periferie”.
La Di Napoli pone poi l’accento sui dati ENPALS del 2012 che descrivono una situazione di 12.000 lavoratori che hanno versato contributi, ovvero, più dei dipendenti Fiat considerati nello stesso range temporale. L’idea, quindi, sarebbe quella di seguire il filone degli investimenti, già perseguito dalle regioni Toscana ed Emilia Romagna, poiché la quantità di risorse impegnate garantirebbe, di certo, entrate equivalenti agli sforzi, creando, così, PIL per il territorio con queste attività culturali. Sarebbe importante implementare e codificare in modo, maggiormente, razionale e strutturale l’universo culturale, data la naturale abilità napoletana, in generale, di saper coniugare insieme le diverse arti. Inoltre, aggiunge, sia necessario sviluppare il merchandising culturale che ruota intorno alle attività culturali, non randomizzandone i contenuti e gli iter, ma evidenziandone le linee guide e i risultati attesi. Sulla base di una migliore costituzione e gestione, inoltre, suggerisce la costituzione di scuole professionali dei mestieri, anche invisibili, che ruotano intorno a questa categoria culturale, riconoscendone così il valore e facendo del territorio campano un nuovo polo culturale, meta di crescita per tutti gli artisti europei e d’oltreoceano.
Quindi, nonostante una notevole mole di affari, un folto gruppo di lavoratori professionisti, che raccoglie consenso, non solo sul territorio regionale, ma che porta la cultura campana in nazioni e civiltà lontane, le istituzioni non hanno saputo leggere la fenomenologia che risiede dietro la dialettica teatrale, non apportando un’opportuna attività normativa.
La Di Napoli, ricorda come un’azione normativa in maniera, in ambito regionale era stata tentata dall’amministrazione Bassolino, con una legge sistemica riguardante il fondo cultura, che però lasciando fuori il comparto danza-musica, finiva per lasciare fuori determinate strutture, come ad esempio il San Carlo. La riforma del governo Renzi ha colmato questa “vacatio legis” ed ora attendiamo di vedere dei miglioramenti.
Fino ad oggi, la regione Campania ha, esclusivamente, utilizzato –precisa- Fondi Europei, preferendoli a quelli ordinari che, invece, regioni, come la Toscana, impiegano normalmente. Per questa ragione, l’ex-direttrice del Teatro Nuovo, afferma, attraverso una critica che vuol essere costruttiva, e non declinazione di pettegolezzo becero, che il teatro, inteso come produzione e struttura, non è riconosciuto dall’attuale Giunta Caldoro.
Nonostante gli scandali e le problematiche che hanno colpito, trasversalmente, il mondo del teatro, la Di Napoli si dice contenta dello status acquisito dal Mercadante, che acquista il rate di Teatro Nazionale, spera che venga difeso e dato lustro al San Carlo, “il più bello del mondo” e si rammarica per la mal gestione del Trianon, nel quale sono stati commessi gravi errori, su tutti la “deposizione” di Nino d’Angelo, che con la sua dialettica sapeva parlare al popolo.
In conclusione, la Di Napoli afferma che la nuova classe dirigente, che s’insedierà alle prossime elezioni regionali, dovrà aver cura di rimodulare la legge regionale su quella nazionale in materia artistica, mettendo nella finanziaria l’apertura di credito per l’imprese culturali, predisponendo adeguate convenzioni. Poiché in tutta la Campania vi è fervore creativo, sarà opportuno rivalutare gli “altari” dell’arte che da Caserta (Santa Maria Capo Avetare, San Leucio e La Reggia), a Salerno (dove si fa anche musica lirica e si aspira a divenire Tric, di concerto con Napoli) con le piccole realtà di Ravello e Giffoni, passando per Avellino (99 posti e Gesualdo), arrivando sino a Caserta (Civico 14), proseguendo con Benevento (Mulino Pacifico) e concludendo con San Giovanni a Teduccio (Sala Icos) rappresentano un continuum creativo e che potrebbe essere sfruttato per realizzare quel turismo culturale, delineato da più parti, ma ancora lasciato a prender polvere nel cassetto dei sogni.
Aggregazione, più attenzione agli ambiti glocal e maggiore attenzione nell’allocazione e utilizzo delle risorse, questa la ricetta che si evince dall’incontro con la dott.ssa Iginia Di Napoli, che ringraziamo per la disponibilità, e che speriamo possa essere adottata dalla nuova governance, alle prossime elezioni, che permetta di rilanciare una Campania sempre meno felix.