fbpx

Il borghesuccio alternativo e il tifo organizzato

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Il Pallonetto

trasferta vietata

Qualche anno fa un ragazzo mio coetaneo me lo disse: “La repressione non funziona, il tifo è il momento del conflitto sociale. Se non si picchiano lì, lo faranno altrove. E per altre ragioni.” Il piccolo genio, biondino, si mostrò molto sicuro di sé. Suo zio era un Senatore della Repubblica. Un Democratico, si capisce. E lui, nobile con il sangue blu, aspettava l’eredità: il seggio arriverà come un semplice passaggio di proprietà, statene certi.

Ricongiungimenti familiari in Parlamento, come li definisce il professor Pasquino. Il rampollo borghese-alternativo, cocktail esplosivo e straordinariamente di moda, rivendicava in sostanza la necessità che lo stadio, il tifo, le “curve” continuassero ad essere una zona franca.
Dopo qualche anno, Napoli, o meglio una certa Napoli, tra cui certamente il senatorino in pectore, ha pianto per la morte del tifoso napoletano Ciro Esposito, in occasione della finale di Coppa Italia dello scorso maggio, a Roma. Un agguato, un atto criminale. E giù di martiri, santini, pianti, ideali: la Napoli ferita che piange del suo poco o nulla. E’ passato quasi un anno, e niente è cambiato. In occasione della partita di campionato tra Roma e Napoli disputata allo stadio Olimpico quest'oggi, 4 aprile, i tifosi partenopei non hanno avuto la possibilità di essere sugli spalti: trasferta vietata. “Mi dispiace che sabato non ci saranno i sostenitori napoletani sugli spalti. Per i tifosi sani, non per le persone represse che vanno allo stadio per fare altre cose, si tratta di una sconfitta". Così Antonella Leardi, madre di Ciro Esposito. Prima semplicemente madre, ora santa e scrittrice, ovviamente. "Vorrei che la morte di Ciro Esposito fosse solo un pesce d'aprile, purtroppo non è così..."dice Gigi D'Alessio intervenuto alla presentazione del libro 'Ciro Vive' scritto dalla Leardi. Un ospite, una garanzia.
Naufragata l’idea della “tessera del tifoso”, boicottata per pregiudiziali ideologiche dai puri di professione, oggi si procede alla bene e meglio. Si vive alla giornata: una trasferta si, l’altra forse, l’altra ancora sicuramente no. I tifosi minacciano le società ed i giocatori: spesso gli “ultras” sono stabilmente in contatto con le organizzazioni mafiose che da oltre un decennio hanno messo stabilmente piede nel mondo del calcio. I poliziotti, neanche a dirlo, sono sbirri: “Acab”. Solita Italia, solite facce. Ogni tentativo di regolamentare, razionalizzare e ripulire il sistema calcio-tifo organizzato è fallito miseramente. Ogni maldestro progetto di legge sul tema finisce per impaludarsi prima di prendere forma. Qualcuno, da buon furbetto, ricorda spasmodicamente che “non si può fare di tutto l’erba un fascio e che non tutto il tifo è da condannare”, dando vita alla solita puzzetta che toglie il respiro: l’ovvio, come sempre, fa notizia solo nel nostro Paese. Così, i difensori tout court del tifo, i petomani dell’ovvio, stroncano ogni analisi della realtà. Probabilmente non frequentano più gli stadi, o, come forse capita al biondino nipote del Senatore, non mettono piede negli stadi di provincia: nei campi più piccoli, quelli da 3000 spettatori, da curve di 800 posti è perfettamente visibile il marcio che gira intorno al tifo più o meno organizzato.
Il borghesotto alternativo, però, è contento: tutto è rimasto com’era. Allo stadio si può continuare a fare tutto quello che si vuole. Ciò che fuori è vietato, sugli spalti è regola. Proposte del governo, sul tema, non ce ne sono. Proposte delle opposizioni non se ne vedono. Ed allora ci tocca santificare i morti, raccontare di pregiudicati che bloccano eventi sportivi e rivendicano ideali, principi e lotte di classe. Un turbinio di melma e fango raramente visto in altri contesti. Il borghesuccio alternativo, la cui anima geme e vibra sempre e comunque a sinistra, non vuole interventi veri, incisivi, repressivi: biascica fantomatiche soluzioni culturali da rinviare perennemente “ a data da destinarsi”, come il piccolo truffatore che paga con assegni postdatati. Piuttosto sbraita, si agita, chiede ogni giorno cambiamenti che non arrivano, o che “muoiono sotto il peso di quelle riforme che non riformano il fradicio costume del Paese.”