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Trasporto pubblico in Campania: cercasi miracolo a buon prezzo

Scritto da Daniele Puglia Il . Inserito in Funiculì, funicolà

trasportissimo

Seicentomila passeggeri al giorno persi sull’intera rete dei trasporti pubblici della Campania, Cumana con frequenza di 20/30 minuti (10 minuti nella tratta Montesanto – Bagnoli nel 2010), 50 treni disponibili sulla Circumvesuviana (erano oltre 100 nel 2010), corse dimezzate ed irregolari sulla linea Arcobaleno MCNE, migliaia di corse in meno su tutta la rete autobus regionale, 337 treni in meno sulla rete Trenitalia (1007 nel 2010, 670 nel 2015) nessun cantiere operativo concluso e consegnato, nessun nuovo cantiere aperto, nessun nuovo treno messo in servizio della fornitura FIREMA, cancellazione del biglietto UNICO, aziende pubbliche fallite ed in crisi.

Sembrano quasi incredibili i numeri che raccontano l’operato dell’assessorato regionale ai trasporti in Campania dal 2010 al 2015. La Campania ne esce completamente con le “rotaie rotte”: il decadimento dei servizi e l’aumento dell’irregolarità degli stessi ha causato in questi anni il crollo dell’utenza, diminuito in maniera sensibile i ricavi per le aziende già in difficoltà a causa di tagli ai finanziamenti e montagne di crediti da ricevere. Questo incredibile mix di fattori unito a risposte politiche e decisioni assolutamente inefficaci ha portato ad un generale impoverimento del sistema del trasporto pubblico regionale causando da un lato la totale insoddisfazione dell’utenza costretta a viaggiare in modo non adeguato (mezzi stracolmi, frequenze diradate, corse soppresse) e dall’altro causando un ritorno allo spostamento su mezzi privati aumentando quindi la congestione stradale.
Invertire la rotta su servizi e programmazione

Sul trasporto pubblico locale si deve, quindi, da subito invertire la rotta mettendolo nuovamente al centro delle politiche regionali con scelte utili a riprendere quel percorso avviato di potenziamento e competitività dei servizi della nostra regione e delle sue aree urbane. Azioni mirate di brevi e lungo periodo cercando di dare immediato ossigeno alle aziende in modo da far ritornare i servizi a livelli accettabili e dall’altro cercando di efficientare abbattendo le spese, accorpando aziende ed aumentando nel limiti del possibile le risorse disponibili. La Regione Campania, infatti, rispetto al 2010, ha ridotto le risorse per i servizi di trasporto pubblico sia su gomma sia ferro di ben 132 milioni (-18%), passando dai 719 milioni del 2010 ai 587 del 2012, addirittura per la gomma il taglio è ancora più pesante attestandosi al 27,7%.

Le gare ed id il costo dei servizi, con il privato come panacea di tutti i mali. Questo il ragionamento che ha portato la Regione nel 2014 a bandire gare per l’assegnazione dei servizi minimi divisi nei seguenti lotti:

  • Servizi su gomma dell’intera regione: Caserta, Avellino-Benevento, Salerno, Comune di Napoli, Provincia di Napoli
  • Servizi su ferro: rete EAV (1 lotto), rete RFI/Trenitalia (1 lotto)
  • Servizi mare: Capri (1 lotto), Ischia/Procida (1 lotto)
  • Servizi su ferro Napoli – Linea 1/6 e Funicolari non sono stati invece messi a gara ma affidati direttamente al Comune di Napoli che li gestirà tramite la sua azienda ANM.

Tuttavia, già dalla definizione dei lotti si possono notare alcune incongruenze. Oggi, le maggiori aziende che operano su Napoli sono quattro ovvero ANM, EAV, Trenitalia e CTP. Con il nuovo sistema se da un lato si semplifica la gestione del servizio gomma della provincia di Napoli (unendo di fatto il servizio bus di “EAVBUS” e di CTP) dall’altro si andrà a dividere nuovamente il servizio sulla città di Napoli che oggi è fornito per i lotti su gomma urbano , metropolitana (1 e 6) e funicolari dalla sola azienda comunale ANM.

C’è anche un’altra grossa criticità: i fondi messi a gara non sono assolutamente congruenti con i costi che le aziende oggi spendono per fornire i servizi. È il caso lampante del lotto per i servizi autobus della Città di Napoli. Ebbene dov’è il problema? Nel fatto che nel bando regionale il lotto prevede un corrispettivo di 2.92 euro per vettura Km (link) ovvero un valore molto distante da quello reale e da quello che riportano in linea generale le aziende delle città italiane. A proposito del costo di produzione va detto che la definizione dello stesso è questione complessa, sulla quale sta lavorando ad un modello da mesi il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Oggi a Napoli considerando l’orografia del territorio, le condizioni di circolazione (la velocità commerciale dei mezzi di superficie non supera i 12 km/h), la vetustà del parco mezzi e la dimensione dell’Azienda, il costo di produzione è di circa 8,5 euro per vettura km. Utilizzando invece il modello ministeriale il costo di produzione del servizio si attesta a circa 7,5 euro per vettura km. È abbastanza chiaro, quindi, che con un eventuale assegnazione delle gare ci si appresti a tagliare ulteriormente i servizi di superficie alla città di Napoli rendendoli in uno stato ancora più disastroso. Insomma, si mettono a gara i servizi sperando in un miglioramento (?) ma in realtà ci appresta a varare nuovi tagli perché nel bilancio regionale sono previsti e stanziati meno fondi del necessario. Ma la gare con l’affidamento ai privati sono veramente necessarie?