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Il melograno nella cultura napoletana‏

Scritto da Lidia Crimaldi Il . Inserito in Port'Alba

piante di melograno

Vi siete mai chiesti perché nei giardini napoletani vi sono sempre alberi di melograno? Un'antica leggenda ellenica racconta che Dioniso, figlio di Zeus, uscito dalla coscia del padre, che ne costituiva il rifugio, venne catturato dai Titani, i quali, su suggerimento di Era, gelosissima moglie del Re dell'Olimpo, lo uccisero facendolo a pezzi. I suoi resti furono messi a bollire in un paiolo e dalle stille del sangue del Dio del Vino nacque un albero di melograno.

Attorno al frutto della melagrana ruotano ancora miti e leggende antichissime, ma anche una pluralità di significati simbolici. Nella simbologia cristiana, ad esempio, la melagrana rappresenta l'unità, nella fede, fra popoli e culture diverse, la fecondità e l'abbondanza, come testimoniano le decorazioni, le iconografie religiose; nella simbologia ebraica invece la melagrana emblematizza l'onestà e la rettitudine in quanto contenente un numero di semi uguale o molto vicino a 613, il numero di prescrizioni contenute nella Torah. Ancora oggi la melagrana continua ad essere l'emblema presso molte popolazioni della fertilità, della prosperità e dell'energia vitale. A partire dai tempi più remoti fino ad arrivare ad oggi, la melagrana forse per via della sua forma rotonda o della sua somiglianza con la mela e la molteplicità dei semi contenuti al suo interno, ha saputo quindi attirare l'attenzione dell'uomo venendo a configurarsi come uno dei frutti più ricchi in assoluto nei singoli miti e leggende. A Napoli un'antica credenza vuole che si ponga un piatto colmo di melograni ancora acerbi al centro della tavola nelle cucine delle abitazioni aspettando che maturino sino ai primi giorni di novembre, in concomitanza della commemorazione dei defunti; si crede infatti che una volta spaccatisi i frutti, essi assorbano al proprio interno tutte le energie negative della casa. Vi siete chiesti perché attorno ai cimiteri vi sono coltivazioni di cachi? Anche questo frutto risulta singolare nella cultura partenopea; difatti in napoletano viene detto "legna-santo", in quanto si dice che una volta espropriato della polpa al suo interno il fusto comprendente i semi pare voglia raffigurare il viso del cristo visto di profilo.