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Missiva corsara

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Port'Alba

pasolini

A Pierpaolo.
Sono passati quarant’anni, Pierpaolo.
Della tua morte sappiamo molto, ma non tutto. Del tuo pensiero, ahinoi, mai abbastanza.
Quando mi trovai di fronte alla scelta, non esitai. Ti scelsi come autore senza leggerti, probabilmente senza avere ancora la capacità di comprendere la tua grandezza e la tua miseria. Amavo la tua voce, la tua gentilezza nell’esporre financo la catastrofe, la tua ineguagliabile e lucida propensione al peggio che stava montando.

Ti scelsi nonostante una scuola bacchettona e anacronistica, nonostante programmi ministeriali miserevoli e frustanti. Non avevi, e non hai, lo spazio che dovresti avere là dentro. Forse non ci sono professori capaci, o, forse, quella tua complessità, quella tua malinconia, quella tua inafferrabile bramosia di vita e di morte non potranno mai essere racchiuse in un libro per adolescenti liceali. Chissà.
Eppure ti scelsi. Ti scelsi a pelle, dopo averti ascoltato. Ti scelsi per il tuo essere eretico comunista ed odiato borghese. “I veri proletari sono quelli in divisa, gli studenti sono borghesi e figli di papà. E li odio tutti, come odio i loro padri”, così ti esprimevi sugli anni bui della contestazione giovanile. Ti scelsi perché mai ovvio.
Iniziai a leggere di te , prima ancora che a leggere i tuoi scritti. È stato bello e brutto, violento e pacificatore, come tutto ciò che ti riguardava. Lessi ciò che pensava di te l’alta borghesia, l’intellettualità nelle sue forme più pure e più torbide, il Pci, la Dc, Totò, Eduardo. Ti scelsi nelle parole degli altri, ti scelsi nei pensieri che suggerivi, ti scelsi nello sgomento che suscitavi. Scoprii del tuo presunto amore con Maria Callas, della tua amicizia profonda con Oriana Fallaci e di quella lettera di lei che conservo tra le pagine più nobili e belle mai scritte. Ti scelsi per le persone che ti avevano scelto, ieri come oggi.
Mai nessuno ha toccato le vette del tuo pensiero, né prima né dopo di te. Mai nessuno è stato così tremendamente fuori dal tempo, inodore e metafisico. Un genio razionale, che resiste al tempo. Un impostore e un Cristo, quel Cristo che tanto amavi e che tanto odiavi, come tutto quello che ti scuoteva l’anima.
Ti scelsi perché pessimista, dopo gli anni dei grandi ottimismi. Anni di speranze disperate e irraggiungibili.
Ti scelsi perché andavi con i ragazzini.
Ti scelsi perché solo tu potevi raccontare la sofferenza degli ultimi, conoscendo la stessa da primissimo. Se soffrivi? Per Dio! Certo che soffrivi, e non lo nascondevi. Soffrivi di quella sofferenza che ti porta a morire, a volere la morte. La cercavi, ti diceva l’amica Oriana, la cercavi disperatamente nella tua vita notturna, la desideravi ogni qual volta frequentavi la fanghiglia e la melma.
Ti scelsi perché il tuo scrivere era inerziale, insensato nella sua tremenda ed essenziale razionalità. E lo colsi soltanto dopo, nel tempo. Ti scelsi ancora, infatti, anni più avanti. Ti ritrovai diverso, certamente ti lessi con occhi, i miei, cresciuti ed imbastarditi dalla vita. Diverso, ma sempre tu, Pierpaolo.
Vituperato in vita, infangato da morto. Ti scelsi per questo, perché ora finalmente capace di comprendere quella vitale contraddizione che ti animava e distruggeva in un sol tempo. Un ossimoro in carne ed ossa, con polmoni, cuore, fegato, muscoli.
Ti scelsi per il tuo amore per il pallone, “ultima rappresentazione sacra.” Ti scelsi per il tuo amore della verità, non sapevi rifuggirla: ti apparteneva. E tu appartenevi a lei, con il tuo inarrivabile modo di decifrarla, di comprenderla, persino di prevederla. Rabdomantico e pessimista, come i più grandi.
Ti scelsi per il tuo non rapporto con tutto ciò che è paterno: il padre, lo Stato, la Chiesa. Un conflitto che ti vedeva perdente, ma fiero. Odiavi la maternità pur amando tua madre. E amavi Ninetto, tuo tragicomico “figlio.” Ti scelsi per la tua ritrosia verso quella borghesia piccola in quanto mediocre. Acculturata senza radici, conformista per necessità, mai per passione.
I tuoi scritti corsari, violenti e sanguinolenti, sono quanto di più moderno, ad oggi, sia stato scritto da un intellettuale nel nostro paese. “Io so”, scrivevi. Sapevi del tuo ruolo, della tua intelligenza, del tuo essere Pasolini. Questo sapevi. Letterato ma non solo quello, mai. La tua era un’intellettualità controversa, mai reticente. Presente, mai omertosa. Ma la militanza non era la tua dimensione, per questo ti scelsi.
Manchi a tutti, Pierpaolo. E sono passati quarant’ anni.
Manchi ai vecchi, sempre più incapaci di pensare al futuro, gambizzati dal fottuto presente ed ancorati al glorioso passato. Manchi ai giovani, ignari del passato ed inevitabilmente inadeguati: giovani lineari in un modo complesso, diresti anche tu. Manchi all’Italia che ti odiava e a quella che ti amava, a quella che ti odia e a quella che ti ama. Manchi ad un Paese che, dopo di te, non ha mai più conosciuto una mente capace di squarciare il velo come lo squarciavi tu. Un pensiero, il tuo, in grado da solo di scardinare ogni nostra certezza e di rafforzare ogni nostro dubbio.
Ti scelsi e ti risceglierei ancora. Ti ho letto e ti leggo oggi, con occhi che mutano e provano a scrutare nuovi angoli, nuovi spilli, nuove contraddizioni. Ti scelsi e ti risceglierei, sempre. Come un amico fedele che mai ti tradirà.
Quarant’ anni, Pierpaolo.
Tanti, troppi senza una verità.