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Intervista a Pasquale Forni, commercialista e commediografo

Scritto da Alessandra Mugnolo e Mariagrazia Manna Il . Inserito in Port'Alba

forni

Pasquale Forni, classe 1966. Commercialista e revisore contabile, e contemporaneamente scrittore e commediografo. Autore de “L’albero a tre mani” (L'Autore Libri Firenze editore, 2011) e “ I cinque anelli” (Alessandro Polidoro Editore , 2015); commediografo de “ La congiura di condominio”(2015), de "Lo scapolo impenitente" e de "La mia dieta tra le dita".
In cantiere il terzo romanzo dal titolo provvisorio “Mahala” , e una nuova commedia che sarà in scena a novembre.

Dottor Forni, il suo estro artistico è davvero enigmatico. Lei è più l’ultimo romantico de “I cinque anelli” o il commediografo futurista de “La congiura di condominio”?

Credo che una cosa non escluda l’altra. Scrivere romanzi è tutt’altra cosa che scrivere commedie, e le due figure possono convivere parallelamente con tratti anche del tutto distinti.

“Una congiura di condominio”, appunto. Quanto della sua professione da commercialista e revisore contabile c’è nelle sue opere letterarie e teatrali e quanta arte mette nella sua professione?

Beh, il contabile che è in me non riposa mai, nemmeno quando il commediografo o il romanziere prevalgono. Mi piace giocare nelle mie opere con i problemi economici, mi permette di dare un tono diverso alle “sudate carte” con cui ogni giorno ho a che fare. Non si può, purtroppo, dire l’inverso. Non sono ancora riuscito a trovare il lato artistico di cifre e calcoli, ma non è detto che non ci possa ancora lavorare!

Il commediografo Forni a chi si ispira nel far teatro?
A costo di risultare banale in compenso però palesemente sincero, credo sia impossibile non sentire forte la lezione dei grandi maestri napoletani come Edoardo De Crescenzo, Scarpetta e Totò.
E’ a loro che mi ispiro, cercando comunque di delineare una mia identità artistica.
A questo proposito mi permetta di condividere con lei questa osservazione.
Negli ultimi anni c’eravamo abituati ad una certa comicità volgare e senza contenuti nel teatro napoletano e abbiamo creduto che più il teatro fosse volgare più dovesse far ridere. Lei invece con la sua comicità intellettuale e raffinata ha voluto consapevolmente distaccarsi da questo stereotipo o la sua è stata bravura inconsapevole?

In realtà, e lo dico senza alcuna altezzosità, seguo poco o quasi nulla le commedie attuali.
Non è stata quindi una constatazione seguita da riflessione e tentativo di virare altrove.
Credo che se un impronta diversa c’è, è dovuta, appunto, al tentativo di definire una mia identità artistica e una personale condotta teatrale.

Dottor forni crede che Napoli abbia le carte per aprirsi a questa nuova forma di comicità?

Credo che i napoletani siano un popolo che sappia profondamente apprezzare l’arte, il che, insieme allo spirito di adattamento alle novità che contraddistingue i partenopei, non lascia quasi alcun dubbio circa la possibilità che questa nuova forma di comicità sia metabolizzata e apprezzata.
Inoltre il riscontro da parte degli spettatori è stato fortemente positivo il che mi lascia ben sperare in un proseguo.


Sappiamo che a febbraio sarà in testro con “La mia dieta tra le dita”. Di cosa parla?

“La mia dieta” è un opera nata quasi per gioco sui social network dove saltuariamente pubblicavo aneddoti della mia lotta con la dieta. Il forte riscontro e il risvolto comico che hanno assunto le riflessioni di coloro che mi leggevano e commentavano mi ha spronato a mettere tutto in scena con una commedia.
Da qui quindi la storia di un ragazzo che si mette a dieta per essere piacente secondo gli stereotipi attuali. Se ci riuscirà o non ci riuscirà però mi riservo di farvelo scoprire in teatro!