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Un Napoli reale

Scritto da Gabriele Esposito Il . Inserito in Il Pallonetto

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Il campionato riprende e mai, come negli ultimi anni, tanti tasselli sembrano collimare in una congiunzione astrale, che porti alla reale possibilità per il Napoli di lottare per il titolo. I competitor sono forti, questo si. Ma, mai come quest’anno, nessuno sembra imbattibile.

L’attuale capolista, a parte una difesa monstre, dimostra problemi di costruzione e non sembra aver la forma mentis adatta per tener botta sino in fondo (vedere sconfitte casalinghe con Lazio e Fiorentina). La squadra di Paulo Sousa gioca bene, ma non ha parossismi tecnici, insomma: un’ottima orchestra senza un leader virtuoso. La Roma rappresenta l’inverso dei gigliati: grandissimi interpreti che decidono: durata delle prove e dell’esibizione. Poi c’è la Juventus. Che, calcisticamente, non muore mai. Seppur logora in alcuni elementi cardini, è in netta ripresa. Società, giocatori e allenatore remano nella stessa direzione e poi c’è lo Stadium… Ma la verità è che il Napoli che S’arri…crea sempre di più, a parte passi falsi in Emilia (Sassuolo, Carpi, Bologna), ha giocato vincendole tutte, tranne con Sampdoria (la squadra era ancora sotto l’effetto don Rafè) e con la Roma (San Pietro ha fatto valere i gradi su San Gennaro) pareggiando, ma imponendo per lunghi tratti la propria idea di gioco.
Ma cosa permetterebbe al Napoli di effettuare uno scatto importante, non per una stagione (sia ben chiaro anche una sola annata ci farebbe felicissimi), ma per un range temporale più ampio? I tifosi sognano, magari, una dichiarazione alla Perez, nei primi anni 2000: “Zidane y Pavòn”. Ovvero fuoriclasse e canterani. Tenendo presente che l’universo calcistico italiano non permette pindarici excursus economici, la strada è l’investimento. Il Napoli deve creare e fare business, dove business non c’è. In parole povere: lo Stadio deve essere l’ossessione da realizzare per la prossima stagione e lo scouting per il completamento della rosa, per switchare gli obiettivi stagionali, per il breve periodo.
Spendere tanto per un Maksimovic e un Andrè Gomes, mi sembrerebbe come un’assunzione del tipo: “Compriamo ora due talenti, già rodati, e a Giugno salutiamo il Pipita e rifacciamo l’attacco”. La Juventus è diventata nell’ultimo lustro la padrona incontrastata del campionato, grazie agli introiti Stadium, e le conseguenti vittorie sul campo, riuscendo a trattenere i suoi fuoriclasse, non logori, dagli attacchi dei vari emiri. Ma un elemento discriminante è composto dalla parte “primitiva” della rosa bianconera. Pur restando alto il valore dei giocatori sul taccuino di Giuntoli, non sarebbe il caso virare sui vari Ranocchia, Izzo (napoletano tra l’altro), Sensi e Sala? Giovani, più o meno, che permetterebbero di aumentare il tasso tecnico con una spesa contenuta, potendo così far investire risorse nella questione Stadio e mantenere, magari, Higuaìn per un’altra stagione, a meno di pagamento della clausola.
Ecco le debolezze di Napoli: la mancanza di lungimiranza delle istituzioni cittadine su un progetto importante, che creerebbe economia per la città con la creazione di nuovi posti di lavoro e un indotto reale per la città; il calciomercato sempre aperto, anche non istituzionalmente, attraverso pressioni verso i propri beniamini, subito ghettizzati al primo abboccamento con altre società; malumori alle prime traversie.
Si vince uniti, non ci sono Zidane che tengono. Solo Maradona ha vinto senza la coesione delle diverse componenti, ma di Diego, pur pagandolo oro, non ce ne sono giocatori di tale levatura (e forse non ce ne saranno più).
Società, allenatore, giocatori, vanno sostenuti sino al fotofinish dalle istituzioni e dai tifosi. Solo così potremmo rivivere una favola che la città ha vissuto oltre cinque lustri fa. Le basi ci sono per un presente da favola.
Un titolo illustrissimo, reale, porterebbe le future amministrazioni a mettere al primo posto la questione stadio.