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Napoli, "quo vedo"? Azzurri con 41 punti campioni d'inverno al fotofinish

Il . Inserito in Il Pallonetto

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Squillo di trombe forte, perentorio. Violento nel suo impatto emotivo. Dallo stadio "Matusa", che per l'occasione parrebbe essere stato spostato a Napoli tanto grande è stata l'ondata azzurra, i partenopei lanciano un messaggio chiaro. Mettono la freccia e sorpassano la concorrenza, aggiudicandosi il fittizio titolo di "campioni d'inverno".

Ottenendo, soprattutto, il vertice della classifica complice il doppio passo falso di Inter e Fiorentina. Il tutto, in una partita che i tifosi all'ombra del Vesuvio sperano possa essere specchio fedele delle residue 19 giornate. In una partita che tutti gli azzurri auspicano possa essere come il prosieguo del campionato: in discesa, senza storia. Già, la storia. Oggi i partenopei l'hanno fatta, conquistando la leadership provvisoria della classifica ed il titolo di "campioni d'inverno" dopo ben 26 anni dall'ultima volta. Quello era il Napoli di Careca, Alemao, Zola e di un certo Diego Armando Maradona. Ed oggi come allora, il leader tecnico della compagine allenata da Maurizio Sarri - a proposito, auguri di buon 57^ compleanno Mister, che il regalo le possa arrivare solo a Maggio, con leggero ritardo - è un argentino. Veste la "nueve" e, proprio come qualche lustro fa "El Pibe de Oro", semina panico e terrore tra i difensori avversari. E' quel Gonzalo Higuain che, con 18 segnature, trascina se stesso al vertice della classifica cannonieri, l'intera città di Napoli in testa al campionato di serie A, ed i suoi tifosi all'estasi. In una valle di lacrime. Lacrime di gioia e soddisfazione. E' quel "Pipita" che vive una eterea ed intrinseca simbiosi con quello che è ormai il suo popolo. E la vive già nella simbologia a guardar bene. Il sole al centro della bandiera in una cornice di drappi azzurri per il bomber argentino. Il sole come leit motiv, come arma contro le ingiustizie di una vita per il popolo partenopeo. Ed i lettori ci perdonino uno slancio di emotiva partecipazione. Chiudano un occhio su parole che possono tradire l'appartenenza, il tifo, la fede. Anche per chi scrive quella di oggi è una grande giornata. La prima dopo una vita vissuta in basso. La prima in una fresca ma avvolgente altura. La prima felicemente e convintamente con la testa tra le nuvole. La prima di un lungo sogno mai vissuto. Perché chi scrive ha solo 25 anni. E' giovane, come questo Napoli. Come le idee del suo allenatore. Giovane come l'ardore dei suoi giocatori. Altro che "Matusa".