fbpx

In 136 giorni tutto cambia, anche l'etica di Mancini

Scritto da Vincenzo De Stasio Il . Inserito in Il Pallonetto

serie-a
Centotrentasei giorni. 136 giorni, a decorrere dal tonfo al "Mapei Stadium" di inizio campionato, son bastati per invertire la rotta, cambiare il trend. Son bastati per sciogliere i muscoli, lucidarli e mostrarli all'Italia intera. Al mondo intero. Sono stati più che sufficienti agli azzurri per togliere i vecchi consunti vestiti, ammodernare il guardaroba ed indossare il più bello degli abiti. Quello che conservi e custodisci gelosamente per le grandi occasioni.

Per la ribalta, per la gloria. 136 giorni dopo quell'avvilente e mortificante 2 a 1 inflitto ai partenopei per mano di un tuttora frizzante Sassuolo, il Napoli capolista affronta nuovamente quei nero-verdi che fanno del pressing a tutto campo e dell'organizzazione di gioco una irrinunciabile prerogativa. E li affrontano con un piglio diverso rispetto al match d'andata. Con un'autorevolezza che è, insieme, causa ed effetto del provvisorio primato in classifica degli azzurri. Autorevolezza che fa risollevare i partenopei dopo l'inaspettato vantaggio emiliano maturato su un giusto ma ingenuo rigore trasformato da Falcinelli. Autorevolezza che, è innegabile, viene data anche dai campioni che il Napoli ha in rosa. Da quel Callejon che, dopo tanti kilometri instancabilmente percorsi, trova finalmente la sua prima segnatura in campionato. E da quel "Pipita" Higuain che con una doppietta "mata" il Sassuolo, ammazza la concorrenza nella classifica cannonieri, e si porta a 20 gol in 20 partite. Mostruoso! Mostruoso come tutto il Napoli. Come la cornice, suggestiva ed emozionante, regalata dalla sua tifoseria, dal suo popolo. Cornice di un quadro perfetto in attesa di un finale perfetto. In attesa di quel tocco da artista che farebbe respirare gioia eterna. E poco importa se la Juve incalza, rimonta, e fa sentire il proprio fiato sul collo di Sarri e compagni. Poco importa se ora addetti ai lavori, giornalisti e bookmakers quotano i bianco-neri come super favoriti alla lotta tricolore. Poco importa se gli azzurri escono sconfitti dalla sfida di Coppa Italia contro una sempre remissiva Inter. Ed a nulla vale il tentativo mediatico e politico di Mancini e soci di destabilizzare la favola perfetta del Napoli e del suo grande allenatore. Perché se è vero che Sarri è incappato in una chiara caduta di stile. Se è vero che l'adrenalina del campo da gioco non deve poter giustificare la condotta del Mister toscano, è anche vero che l'atteggiamento dell'allenatore jesino è solo apparentemente ascrivibile all'agonismo del momento. Lui, a differenza di Sarri, ha avuto la possibilità di ponderare bene parole ed atteggiamenti. Lui, prima di andare a favore di telecamera nel dopo-gara, era lucido e ben consapevole dell'effetto indotto che avrebbe provocato la sua "denuncia" e delle ripercussioni che avrebbe determinato verso l'immagine di Sarri, apostrofato dallo stesso Mancio in modo poco lusinghiero. Lui, al contempo, avrebbe dovuto ricordare che poco meno di dieci anni fa giustificò prima i suoi tifosi per uno striscione offensivo proprio contro i napoletani, e poi l'allora difensore nero-azzurro Mihajlovic che diede del "negro" allo juventino Vieira. Ed a nulla conta il fatto che ora Sarri e tutta Napoli stiano nell'occhio del ciclone. Perché i nodi verranno poi al pettine. Perché oggi non è domani. Perchè da qui alla fine del campionato mancano esattamente 136 giorni. Ed in 136 giorni, si sa, può cambiare tutto.