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A spasso nei musei napoletani: l’arte e il colore di Daniel Buren

Scritto da Lorenzo Riccio Il . Inserito in Port'Alba

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La redazione di QdN propone questa volta un giro, dopo quanto visto per il Museo Duca Di Martina, nel Madre - il Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli - che ospita, da più di un anno, una delle opere più innovative di un importante artista della scena contemporanea, Daniel Buren.

L’opera, “axer / désaxer. lavoro in situ, 2015, madre, napoli - #2”, al Madre fino al 4 luglio 2016 è il secondo dei due lavori commissionati all’artista francese per la prima ricorrenza dei 10 anni del Madre. Considerato uno dei massimi artisti contemporanei, Daniel Buren (Boulogne-Villancourt, 1938)  ha realizzato l’opera in collaborazione con l’architetto Patrick Bouchain e il “Musée d’Art Moderne et Contemporain” di Strasburgo.

Formatosi all’Ecole des Métiers d’Art di Parigi, Daniel Buren, uno dei più influenti esponenti della riflessione storica sulle istituzioni sviluppatasi fra gli anni Sessanta e Settanta e denominata Institutional Critique, ha basato tutta la sua produzione su una stoffa da tende a righe di 8,7 cm, alternativamente bianche e colorate. Più recentemente, dagli anni Ottanta, Buren ha progressivamente accostato la realizzazione di opere di formato e destinazione museale a installazioni architettoniche in spazi pubblici. Profondamente legato alla città di Napoli, l’artista vi è intervenuto più volte, a partire dalla prima mostra presso la galleria di Lucio Amelio nel 1972 (a cui ne segue una seconda nel 1974), e in seguito anche al Museo Nazionale di Capodimonte con una grande mostra personale nel 1989. Fra i molti altri riconoscimenti, nel 1986 Buren ha vinto il Leone d’Oro per il miglior Padiglione nazionale alla Biennale di Venezia.

Conosciuto in tutto il mondo per la sua straordinaria capacità di interagire e dialogare con lo spazio d’intervento – che si tratti di un ambiente urbano o dell’interno di un edificio – stavolta Daniel Buren ha vestito di giallo e arancione le pareti dell’atrio del MADRE, usando superfici specchianti. “Il pubblico rispecchiandosi, rivedendo il proprio volto all’interno del museo è invitato a dire la sua e a farsi coautore – spiega il direttore del museo Andrea Viliani – e in un certo senso l’opera è una macchina scenica per la partecipazione attiva”.

L’installazione farà compagnia a un altro progetto che Buren ha realizzato qualche mese fa nel museo napoletano, “Come un gioco da bambini”, opera che ha trasformato una parte del piano terra in una grande area di gioco, con costruzioni colorate di dimensioni monumentali; in esposizione ancora fino al 29 febbraio.
“Come un gioco da bambini” è una grande installazione in situ, come ama dire l’artista, sistemata nella grande sala al piano terra del museo. Con quest’opera la grande sala viene trasformata in uno spazio artistico vivibile: l’opera è infatti attraversabile e i visitatori potranno camminare tra “archi colorati, torri cilindriche, basamenti quadrati, timpani triangolari, collocati simmetricamente fra loro quasi fossero parte dell’architettura stessa del museo”. Un vero e proprio gioco di costruzioni a grandezza reale.


Congiungendosi al primo anche il secondo intervento è costituito da un’opera di dimensioni architettoniche, concepita dall’artista per gli spazi del museo – in situ - espressione da Buren stesso più volte utilizzata per indicare la stringente interrelazione fra le sue opere e i luoghi in cui esse sono concepite e realizzate. Nell’atrio d’ingresso del Madre “axer / désaxer. lavoro in situ, 2015, madre, napoli - #2”  rimetterà in asse l’edificio del museo rispetto alla via su cui il museo si affaccia, Via Settembrini, e al contempo sposterà il punto di vista usuale dell’ingresso dal suo asse prospettico, creando uno spazio di mobilità percettiva in cui – attraverso l’utilizzo di superfici colorate, di specchi e delle righe di 8,7 cm che caratterizzano gli interventi in situ dell’artista – l’interno e l’esterno, ovvero il museo e la sua comunità si compenetrano l’uno nell’altro, fino a confondersi fra loro.

Ogni visitatore sarà così accolto e invitato a partecipare attivamente alla vita del museo, diventando protagonista della relazione fra la sfera istituzionale e le dinamiche pubbliche, innescata dalla trasformazione della zona di ingresso in uno spazio di visione e comunione reciproche, con cui Buren sospinge il museo verso la città e accoglie la città nel museo.
Insieme, i due interventi presentati al Madre dall’artista francese nel 2015 formano una grande mostra personale articolata nel tempo e nello spazio, vera e propria festa pubblica che celebra la presenza, l’attività e la necessità del museo in rapporto al proprio pubblico, entrambi elementi integranti, e collaboranti, del concetto di opera in situ.