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La rovesciata di Higuain: il mondo sottosopra

Scritto da Enrico Mezza Il . Inserito in Il Pallonetto

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Tra sessant’anni, in un qualsiasi stadio italiano, un calciatore tecnologicamente evoluto segnerà il 40esimo gol stagionale. Sarà una festa, cori ed ovazioni accoglieranno il nuovo record. Su quelle gradinate, osservando la classifica dei più prolifici marcatori di tutti i tempi, un bambino chiederà al padre: “papà, ma chi era Higuain?!”. Noi, che c’eravamo, lo sappiamo bene.

 

Una rovesciata non è solo un gesto tecnico, ma un guanto di sfida alle leggi naturali. La gravità, che ti vorrebbe con i piedi per terra, è sconfitta, umiliata. E’ la rivincita dei giusti e degli audaci.

In quel momento, spalle alla porta, il Pipita ha sintetizzato un percorso avvincente, incredibilmente romantico. Ha rinnovato l’ordine delle cose, mettendole sottosopra, prima di calciare.

Nella stessa serata in cui le milanesi affossano, Higuain ha stoppato il passaggio di Mertens e non ha guardato il portiere. Ha guardato Sarri, ha guardato Reina, ha guardato una folla tutta protesa verso di lui.

Poi, un attimo di silenzio, forse la palla entra in rete. E’ il tripudio, quello nostro, quello romantico, quello sottosopra.

Un anno fa, il timone del Napoli cambiava rotta, virando verso il “calcio di provincia”. L’arte di Sarri è quella dei paesaggisti posillipini d’ottocento: colori tenui, ma arcigni, e sguardo d’insieme. Il tecnico toscano-napoletano mette ogni cosa al suo posto, osservando stringenti leggi d’equilibrio.

Maurizio Sarri è un uomo da “Bar Sport”, semplice e poetico. Con lui la difesa regge, il centrocampo gira, l’attacco segna. Koulibaly diventa uno dei difensori più forti della serie A, Hysaj il terzino più sorprendente, Jorginho guadagna la nazionale ed Hamsik la sua posizione. Ma, soprattutto, con lui il Pipita batte Nordahl.

Tra campioni, nuove scoperte ed onesti lavoratori, Napoli è l’esplosione della normalità, l’antigalacticos.

Il calcio del nuovo millennio è segnato da personaggi di copertina, il cui valore di mercato non tiene conto solo dei meriti sportivi, ma anche di quante magliette facciano vendere.

In quest’ottica, si spiega l’incredibile personalizzazione del pallone. Difatti, l’odierno scenario calcistico è segnato dalla gemmazione delle individualità. E’ il caso di CR7, di IbraCadabra, di Messi, del Fenomeno.

In sostanza, è il tempo degli “special”. Dall’attuale momento storico sembravano distanti anni luce il Magico Toro, i Ragazzi dell’82 ed il Verona dei Miracoli. Ma non è così.

Dopo la frenesia ellenica degli europei di Lisbona, il mondo del pallone torna ad assumere un volto umano e di squadra. Il calcio di provincia di Sarri non è un unicum. Questo s’inserisce nel solco già tracciato dal BVB di Klopp e, da ultimo, rimarcato dal Leicester di Claudio Ranieri.

L’allenatore degli azzurri ha il merito di aver introdotto un punto di vista collettivo. Guai a considerare il calcio di provincia figlio di una divinità minore. E’ umiltà e fatica, è uguaglianza sostanziale. Sotto gli stessi colori, militano nel Napoli giocatori dai differenti stipendi e pedigree sportivi.

Il tecnico partenopeo ha il merito di aver reso ognuno parte dello stesso progetto, anche se con contributi differenti. La rovesciata di Higuain sintetizza tutto questo.

Dopo uno dei gol più belli del millennio, con cui ha segnato la storia, il Pipita corre ad abbracciare un uomo in tuta. Questo è il Napoli: un circuito di vite e di emozioni che collaborano. Ognuno con le proprie specialità, ognuno con il proprio talento.

Di certo, il talento di Higuain è immenso. Quest’ultimo, però, non è un assolo. La musica del Pipita è accompagnata da un’orchestra armoniosa, guidata da un incredibile direttore.

Più che il Napoli di Higuain, gli undici in campo sono i ragazzi di Sarri. Ecco perché, ultimando la sua opera d’arte, il Pipita non guarda il portiere, ma i suoi compagni. Ora e sempre, forza Napoli!