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Degrado referendario

Scritto da Nello De Crescenzo Il . Inserito in Il Palazzo

si o no

Il grado di civiltà di uno Stato si può evincere da svariati fattori: il modo in cui vengono trattati gli animali, i sistemi di detenzione coattiva, il modo in cui si cucina la pasta, le modalità e i toni del dibattito politico. Volendo analizzare quest’ultimo, il quadro generale della dialettica politica italiana e del confronto civico è a dir poco infausto, se non degradante.

L’Italia dopo un ventennio di polarizzazione berlusconiana, si riscopre oggi contesa da uno strano sistema tripolare. Abbiamo i conservatori, in declino, ma mai in disparte (come Berlusconi), le forze progressiste e riformiste di sinistra e infine un terzo elemento, la cosiddetta anti-politica, che raccoglie la repulsione popolare e lo sdegno civico verso la politica tradizionale. In un sistema del genere, le tematiche e i punti di vista politici dovrebbero essere ancora più ampi ed elaborati. Infatti la deduzione logica porta a credere, che dove ci sono più elementi divergenti, il dialogo si arricchisce. Ma può accadere anche l’esatto opposto.

Oggi infatti sul palcoscenico politico italiano, non prevale la ricca diversità di contenuti, ma semplicemente l’assenza di essi. Non ci si confronta più sulle idee o nel merito, i vari partiti o movimenti che siano, non si occupano più di argomentare le proprie tesi politiche ma di abbattere e ridicolizzare le idee del proprio avversario. Insomma, a cosa serve convincere gli altri delle tue idee, quando puoi convincerli della stupidità e dell’incapacità del tuo avversario?

Ovviamente il fenomeno non è esclusivamente italiano, basti guardare a quello che è stato il confronto apolitico tra Hillary Clinton e Donald Trump a colpi di accuse di molestie, tweet razzisti e minacce di incarcerazione.

Ma quale esempio è più fulgido dell’attuale dibattito sul referendum costituzionale? Sia chiaro, qui nessuno ha intenzione di criticare il fronte del NO o del SI, ma casomai entrambi. Si parte con il premier Matteo Renzi, che dopo l’approvazione parlamentare della riforma costituzionale, spinto dal furore agonistico e dal vento favorevole dei sondaggi afferma che se non passa il referendum si dimette (poi ritratta). Insomma il primo ad entrare nel merito. Proseguendo abbiamo il centrodestra che inizialmente vota la riforma, in prima lettura al Senato, per poi cambiare repentinamente idea, pare perché resosi conto del fatto che la riforma fosse pessima, perché dava troppi poteri all’esecutivo, perché Renzi sarebbe così diventato un despota e perché la costituzione non andava toccata. Insomma anche qui Berlusconi, Brunetta e co. utilizzano argomentazioni di merito. (A tal proposito per riforma che dà veramente eccessivi poteri al premier, andare a rileggere quella che aveva proposto Berusconi nel 2006)

Per non parlare dello stillicidio messo in atto dagli illuminati esponenti del M5s. Qui ci sono argomentazioni per il No, per tutti i gusti, che svariano dal: No al governo delle banche e dei poteri forti, No alla riforma del lavoro e al ponte sullo stretto, fino ad arrivare al No alla riforma di Renzi

che abolisce il potere legislativo (si, non ci crederete, ma c’è anche questa). D’altro canto risponde il fronte del Si con il famoso motto “se vince il NO non cambia niente”, come se il cambiamento fosse necessario a tutti i costi (anche l’herpes è un cambiamento), non importa se in positivo o in negativo. Notevole anche il: ”Se vince il SI c’è il taglio delle poltrone” (populismo docet), per convincere il popolano di turno. Per concludere con l’elenco di tutti quelli che votano SI, per convincere a votare No e viceversa. Dunque chi vota No è un parruccone da rottamare (qualcuno magari si), chi vota Si è un venduto dei poteri forti che non ha capito niente della riforma.

Se Benigni si schiera per il Si, a detta di Scanzi lo fa perché ha bisogno di lavorare in Rai, se Bersani vota No è un traditore che merita di essere cacciato dal PD. Interviene poi Travaglio, ovviamente l’unico a sapere sempre ciò che è bene o male, che parla di riforma “cazzara”, facendo poi rimbalzare sul Fatto Quotidiano, la vignetta che contrappone chi vota Si e chi ha capito veramente la riforma. Per finire con Rondolino, il cugino fesso che tutti hanno in famiglia, compreso il PD, pronto a mistificare ogni giorno un esponente della minoranza dem (che vota No), per non parlare di D’Alema, di cui infatti non parliamo.

Finally il risultato quale potrebbe essere, se non la contrapposizione tra due tifoserie, dove

nessuno cerca davvero di comprendere le ragioni dell’altro o prova a dubitare delle proprie con quasi metà degli elettori che è indeciso e/o non andrà nemmeno a votare e con i social divenuti la fiera dell’analfabetismo funzionale. Last but not least, forse ha ragione Gianni Cuperlo, che profeticamente ha affermato, che dopo il 4 dicembre chiunque vincerà, camminerà sulle macerie.