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Intervista a Gisberto Rondinella, napoletano e militante PD

Scritto da Angela Pascale Il . Inserito in Il Palazzo

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Gisberto Rondinella, Laureando in Scienze Politiche e Residente a? Dove abiti e cosa pensi del tuo quartiere?

Residente a Napoli, nella zona di mezzo: né alta né periferica, vicino piazza Carlo III. Il nostro è un quartiere ricco di energia potenziale inespressa. Pieno di piazze, ma vuote; ricco di cultura, ma incolta. Vuoi che ti citi tutti i cimiteri storici tra Poggioreale e Vicaria o il centro antico patrimonio UNESCO? Insomma, per restare in ambito fisico, l’energia c’è, il problema è che resti potenziale e non si trasformi in cinetica.

Parliamo ancora di te, cosa fai nella vita? (lavoro, politica)

Cosa provo a fare, diciamo. Discuto la tesi in diritto pubblico settimana prossima (finalmente!). Al mattino sono un egregio precario di call center. Si, quelli che ti tempestano di chiamate per venderti qualsiasi prodotto. Mi occupo di volontariato ambientale con l’associazione Vol.un.t.a.s. e, con grande stress, milito nel PD. Ripeto, con grande stress.

Come ti sei avvicinato al Partito Democratico?

Non l’ho ahimè incontrato per strada, stile colpo di fulmine. Mi ci sono avvicinato ed iscritto quando ho ritenuto che fosse quella la casa dei riformisti in Italia, unico spazio politico esistente in grado di incidere nella società, da sinistra.

Cosa credi che vada cambiato del partito?

Amo la forma partito, la prevede la Costituzione e non cedo ai populismi sul tema. Premesso ciò, che ritengo necessario, penso che trasformare un’organizzazione di migliaia di militanti e dirigenti, di giovani e di lavoratori, in un agglomerato di bande che si contendono il potere, sia la morte del partito stesso. Ecco, più che cambiare, cosa eliminare: il componentismo sfrenato che antepone gli interessi individuali a quelli collettivi.

Ed i Giovani Democratici? Cosa pensi di loro?

Devono insistere. Dobbiamo insistere. Non lasceremo il partito nelle mani di chi vuole farne l’uso di cui sopra ti dicevo. E dobbiamo farlo sino al punto di rottura, forzando e non accettando compromessi al ribasso. I GD sono già avanguardia in termini di idee e di propositi. Ovviamente ci sono anche i GV, i giovani vecchi, cresciuti a pane e “voglio fare carriera”. Dobbiamo stare attenti.

Perché abbiamo perso le elezioni a Napoli, secondo te?

Perché non ha vinto le primarie Sarracino! Scherzo. Piuttosto perché le elezioni, secondo il mio modesto parere, non si vincono solo in campagna elettorale, fosse anche la migliore mai proposta. Il PD a Napoli non ha espresso nulla in 5 anni di opposizione al Sindaco. La domanda che faccio io a te è: perché avremmo dovuto vincere le elezioni a Napoli?

Da cosa occorre ripartire?

Te ne posso dire una sola? Dai territori e dai consiglieri municipali. Ci sono amici e compagni che si ammazzano di lavoro, rimettendoci soldi, tempo e salute. Voglio provocare: li convochiamo e stabiliamo un percorso che ci porti ad avere una idea chiara di città che vogliamo?

Una persona da tenere come esempio positivo e perché.

Non me l’aspettavo, ma per restare all’attualità ti dirò Gianni Cuperlo. Per la coerenza.

Una persona da tenere come esempio negativo e perché.

Il compagno che se non la pensi come lui, sbagli tu. A chi mi riferisco? Ai professori della sinistra che se voti SI al referendum non sei degno, ma anche a quelli che se fai opposizione devi andare fuori dal partito.

Cos'è la sinistra nel 2016?

La stessa di sempre: stare dalla parte dei più deboli. Significa ancora lottare per garantire che tutti abbiano casa, cibo, assistenza sanitaria ed istruzione. Sinistra è ridistribuire la ricchezza per ridurre il più possibile la disuguaglianza sociale ed economica.

Che cos'è il riformismo per te?

Fare i conti con la realtà: non subire i cambiamenti, ma leggerli, decifrarli, amministrarli. Riformismo è per me miglioramento della società, evoluzione, modernità. E’ il contrario della mera conservazione.

Cosa voterai al Referendum e perché?

Voto SI. Il perché è semplice, ti racconto una storia: c’era una volta una legge esaminata nella Commissione parlamentare competente. Questa legge, assai garbatamente, passò alla Camera dove, discussione dopo discussione, trovò una sintesi e fu approvata. La stessa legge, passeggiando per Roma, entrò in Senato e tutto, come una fotocopia, si ripeté: Commissione ed Aula, dibattito ed approvazione. Non era una cattiva legge, ma per la modifica di una sola virgola, dovuta al dispetto della maggioranza del Senato (ben diversa da quella della Camera), questa tornò indietro sconsolata. Successe decine di volte, fino a quando la legge si perse nei meandri dei grossi uffici parlamentari. Ecco, c’era una volta questa roba, e non ci deve essere più. Voto Sì, innanzitutto per il superamento del bicameralismo paritario.

Dove ti vedi tra dieci anni?

In un paese più giusto, più equo. Mi auguro che questo paese si chiami Italia.