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Generazioni al referendum

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Il Palazzo

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Ci siamo, il 4 dicembre è alle porte. La sfida del referendum è rivolta soprattutto a noi giovani: ci hanno detto “informatevi, leggete la Costituzione”. E non lo direste, ma l’abbiamo fatto: 47 articoli, è bastata una buona mattinata. Ci siamo confrontati tra di noi, abbiamo partecipato alle conferenze “dei grandi”. C’è voluta qualche settimana, ma alla fine in ognuno ha preso forma un’opinione più o meno solida.

Così, nella domenica che precede quella delle votazioni, decidiamo di allestire un banchetto informativo. Siamo giovani determinati, ma aperti al confronto con i nostri compaesani. A pochi metri, i “rivali” dello schieramento opposto. Si avvicina un primo ragazzo. Lo riconosco, avevamo fatto le scuole elementari assieme, ma poi ci siamo persi di vista. Mi racconta che fa il muratore, lavora dalle 8 del mattino alle 8 di sera. Quando torna esausto a casa, alle bagarre televisive sul referendum preferisce un buon piatto di pasta ed una sana dormita. Mi trova d’accordo. Gli spiego un po’ il mio punto di vista, cercando di essere il più imparziale possibile, e gli consiglio anche di recarsi al banchetto vicino per ascoltare la tesi contraria. Dopodiché proseguo a distribuire volantini, ma inizio ad imbattermi in rifiuti abbastanza secchi ed in qualche risposta non proprio cortese. Un signore alto ed in carne mi ammonisce: "tanto l'80% degli italiani non va a votare". Avrei potuto rispondergli qualcosa sul fatto che stavolta non c'è quorum, ma dal tono ho preferito stare zitto. Una signora bisbiglia al marito qualcosa sul fatto che "il problema di questi ragazzi è che sono ignoranti". C'è anche chi, citando dei versi dell'Eneide, ci ricorda come noi giovani siamo ancora acerbi ed inadatti per questi temi. E poi, il mio preferito: un giovane con il berretto che, animato da un'inaspettata atmosfera da stadio, incita al voto contrario. Senza contare chi addirittura prende come un'offesa il fatto che io voglia lasciargli un volantino: "e che sono scema?". No che non lo sei, ti ringrazio lo stesso. Sì perché guai a lasciarsi sedurre dalla tentazione di rispondere a tono: a volte, come in un incontro di boxe, bisogna saper incassare.

Verso l'una decidiamo di smontare il gazebo, giusto in tempo per il pranzo. Resta però un sospetto: che, alla fine, quei “grandi” che ci dicono di informarci siano gli stessi che ci rimproverano quando poi lo facciamo, ma con un’opinione diversa dalla loro.