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Bilancio dello Stato e Referendum. Intervista a Enrico Morando.

Scritto da Riccardo Barone e Angela Pascale Il . Inserito in Il Palazzo

enrico morando

Incontriamo uno degli più stakanovisti membri del governo Renzi, Enrico Morando, Viceministro dell' Economia e delle Finanze e con una vera passione per le leggi di bilancio. Anche quella di quest'anno porterà la sua firma e il suo carico elevato di competenze. Davanti ad un tortino di mele gli poniamo qualche domanda, con la promessa che dopo il 4 Dicembre, col nuovo anno, e la nuova fase che, in ogni caso, si aprirà, avremo l'opportunità di porgliene qualcun altra.

Legge di bilancio per il 2017: quali obiettivi vi siete dati per il prossimo anno?

Gli obiettivi fondamentali della legge di bilancio sono due: accelerare il ritmo della crescita, perché è vero che abbiamo messo il segno più davanti alla crescita del PIL ma la ripresa è molto gracile e va consolidata e, soprattutto, è necessario incrementare gli investimenti sia pubblici, e su questo la legge interviene, che privati, l’iperammortamento, il superammortamento ed il credito d’imposta per gli investimenti in ricerca vanno nella direzione di spingere gli investimenti in maniera massiccia nel 2017 e nei primi mesi del 2018. La seconda scelta è stata quella di affrontare alcune questioni sociali: come quella di aiutare i lavoratori che hanno perso il lavoro in età vicina alla pensione e che ancora non hanno i requisiti per andare in pensione.

La spending review nel nostro Paese: dopo tanti proclami, a che punto è la riforma della macchina statale?

La revisione della spesa si è sviluppata con successo, basti pensare alla riforma del sistema previdenziale avviata da un Governo precedente, e anche sulla riduzione della spesa sull’acquisto di beni e servizi e sul personale abbiamo avuto risultati importanti. La parte maggiore del lavoro resta ancora da fare perché in passato si è proceduto a questo lavoro con i tagli lineari: si è intervenuto tagliando tutti i capitoli di spesa di una determinata percentuale, i cd. “tagli lineari”. È stata una soluzione che nei primi anni ha funzionato ma che ormai mostra la corda. D’ora in avanti dobbiamo procedere una vera e propria riqualificazione della spesa, quindi attraverso le riforme, coma quella della Pubblica Amministrazione, che però, a causa della sentenza della Corte Costituzione ha subito un arresto del suo effetto di cambiamento dell’amministrazione statale.

Qual è secondo lei, la misura della legge di bilancio che più favorirà lo sviluppo? E sul sud: cosa sta facendo il Governo per il Mezzogiorno?

Sono convinto che il Mezzogiorno ha bisogno di mettere in pratica le grandi riforme avviate a livello nazionale negli anni scorsi, e ora i suoi imprenditori devono cominciare ad usare tutte le misure che abbiamo varato nelle ultime leggi di stabilità/bilancio. Al Sud un imprenditore che vuole investire può sommare il superammortamento per l’acquisto di nuovi macchinari al credito d’imposta per investimenti. Poi, quello stesso imprenditore, può assumere un nuovo dipendente, risparmiando il 33% del suo costo, grazie alla decontribuzione. Il sud ha bisogno di una ripartenza degli investimenti e queste misure aiutano. Tuttavia l’applicazione delle riforme è la chiave di volta, non possiamo pensare che le misure della Buona Scuola si possano applicare allo stesso modo a Scampia e nel centro di Milano: ora spetta alle forze sociali fare in modo che il grande investimento fatto nella scuola trovi la giusta applicazione nei diversi contesti. Si potrebbe dire lo stesso della riforma della giustizia.

Referendum Costituzionale, ormai siamo agli sgoccioli. Perché votare SI?

Perché bisogna fare in modo, finalmente, che in Italia ci siano Governi ed un Parlamento in grado di realizzare le grandi misure programmatiche previste nella prima parte della Costituzione. Pensiamo al magnifico articolo 3, nel suo II comma, “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana […]”, un manifesto per noi democratici. Ma poi nella seconda parte della costituzione scopriamo che i costituenti hanno costruito una forma di governo debolissima poiché le parti politiche di allora non si fidavano reciprocamente. Oggi dobbiamo disegnare una seconda parte della costituzione in grado di mettere in pratica la grande ispirazione che ha guidato i costituenti.

Perché un napoletano dovrebbe votare SI al referendum costituzionale?

Prima di tutto perché il napoletano è un italiano, ed è interesse degli italiani far vincere il Sì: perché il Sì ha un piano per il futuro, e far vincere il si significa far andare avanti le riforme. E nel 2018 si potrà avere un partito che vincerà le elezioni e governerà per cinque anni e un partito che per cinque anni farà opposizione. La nostra sarà un’europeizzazione del sistema politico italiano. Il NO è molto forte ma non ha un piano per gestire la vittoria, D’Alema alla domanda “cosa farete il giorno dopo la vittoria?” darebbe una risposta diversa da quella di Salvini, e Grillo darebbe una risposta ancora diversa rispetto ai primi due. Il NO è uno schieramento unito dalla sola difesa dello status quo. Il cambiamento è il SI, queste sono le ragioni di tutti gli Italiani. Un Napoletano poi avrebbe una ragione in più per votare SI: Napoli è una grande capitale del Mezzogiorno, con un enorme potenziale ma per poter realizzare le proprie potenzialità ha bisogno di una politica nazionale forte e finché noi avremo questo sistema non avremo una politica nazionale forte e i risultati della debolezza colpiranno soprattutto le aree che hanno potenzialità ma hanno problemi strutturali che si possono risolvere solo attraverso un concorso tra i governi nazionali e quelli locali.