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Intervista ad Agostino Casillo presidente del parco nazionale del Vesuvio: problemi e prospettive

Scritto da Giuseppe Cozzolino Il . Inserito in Il Palazzo

agostino casillo parco

Agostino Casillo manager e laureato in scienze politiche da meno di un anno presidente del Parco nazionale del Vesuvio: con lui discutiamo delle problematiche del parco e delle prospettive future.

Parco nazionale del Vesuvio, ce lo racconti in breve come lo vede lei

Una delle più belle aree protette del nostro paese ma allo stesso tempo tra le più complesse. Un polmone verde di circa ottomilacinquecento ettari al centro di una delle zone maggiormente urbanizzate d’Italia. Ovviamente il cuore del Parco è il Vesuvio, il vulcano più famoso al mondo, il nostro amico-nemico che se da un lato ha portato nei secoli distruzione e dolore con le sue eruzioni, dall’altro la sua forza rigeneratrice ci ha donato un patrimonio inestimabile di biodiversità che va preservata ad ogni costo. Ma il Parco del Vesuvio non è solo natura, è anche archeologia, cultura, agricoltura d’eccellenza. Insomma un gioiello di rara bellezza che va vissuto in ogni suo aspetto.

Il parco tocca 13 comuni, dunque 13 amministrazioni diverse. Come le è sembrato dover interagire con un numero così ampio di interlocutori locali?

Una bella sfida. Tuttavia, devo dire che in questi primi mesi abbiamo iniziato a lavorare in maniera proficua con tutti i Sindaci della Comunità del Parco. Ovviamente siamo all’inizio del percorso. A mio giudizio ciò che serve è innanzitutto un cambiamento di ‘approccio’: iniziare a ragionare ed agire come comunità vesuviana, remando tutti nella stessa direzione, superando i campanilismi che nei decenni passati certamente non hanno favorito la crescita del territorio.

Punto dolente per il parco: Cava Sari, una discarica in pieno parco. Crede che in futuro sarà possibile guarire questa ferita?

Credo abbia usato il termine giusto, Cava Sari è una ferita ancora aperta che il nostro territorio ha subito, frutto della scelta scellerata di chi in quegli anni era al governo. Non sono un esperto di bonifiche e ci tengo a precisare che l’Ente Parco non ha alcuna competenza in materia di rifiuti e discariche ma sembra chiaro che ci vorrà uno sforzo enorme da parte di tutte le istituzioni preposte affinché si mettano in atto gli interventi possibili per mitigare quanto meno l’impatto del sito sul resto del territorio. Da parte mia ho più volte espresso la disponibilità dell’Ente a collaborare con le altre istituzioni nel limite delle nostre competenze e mettere a disposizione tutto il nostro know-how sulle tematiche naturalistico/ambientali.

Il parco nazionale è stato costituito nel 1995, sono dunque passati più di 20 anni, perché non è riuscito a diventare a pieno volano economico per il territorio? O quanto meno perché non si è riusciti a sfruttare a pieno le potenzialità secondo lei?

Mi sto concentrando di più sul futuro, su come far diventare il Parco un laboratorio di nuovi modelli di sviluppo basati sulla green economy e la sostenibilità ambientale, che sulle cause degli insuccessi del passato, ma non mi sottraggo alla domanda. Probabilmente, nei decenni scorsi il Parco era lontano dall’essere parte dell’identità della popolazione vesuviana e quindi era difficilissimo vederlo come elemento di crescita e di ricchezza per il territorio. Oggi, invece, vedo tantissimi, soprattutto giovani, che ci credono e vogliano crearsi una prospettiva di vita utilizzando le risorse della propria terra. Penso al settore dell’ agricoltura d’eccellenza, alla ricettività turistica, ai servizi legati all’escursionismo ma anche alle professioni legate alla gestione del patrimonio culturale ecc. E’ ovvio che le istituzioni debbono supportare queste iniziative, altrimenti si rischia di non riuscire ad arrivare a quella massa critica necessaria per il take-off.

Il parco comprende ben 9 sentieri, quanti attualmente sono effettivamente sfruttati? Si potrebbe pensare di diversificare le attività prevedendo, ad esempio, uno o più percorsi per disabili?

I sentieri sono una priorità, un parco non è un parco senza una rete sentieristica ben tenuta. Abbiamo intenzione di agire su tutta la rete sentieristica con interventi straordinari e poi garantire una manutenzione ordinaria costante. In realtà, ad oggi, sono pochi i sentieri non percorribili, tuttavia bisogna ammettere che c’è da fare un grande lavoro, sulla segnaletica ad esempio che oggi è messa male e su alcune opere di ingegneria naturalistica che vanno ristrutturate. Qualcosa è stato già fatto, ma è ancora poco. Non è un lavoro semplice ma la volontà è di arrivare il prima possibile a rendere tutti i sentieri del parco quando più belli e accoglienti ai turisti che li percorrono.

Cosa prevede di fare, negli anni futuri, per il rilancio del parco?

Vado per grandi temi altrimenti rischio di essere più lungo di quanto non sia già stato. In primis la tutela dell’area protetta e della biodiversità, coniugandola, però, con lo sviluppo sostenibile e green dell’economia locale. Agricoltura: puntare sull'alta qualità, cercando di replicare con altri prodotti locali la storia di successo del pomodorino del piennolo. Turismo sostenibile: riuscire a trasformare i flussi turistici che oggi interessano soltanto il cratere, in flussi che toccano gli innumerevoli altri siti d’interesse che sono disseminati sul territorio, ma purtroppo ancora poco conosciuti. Sport e cultura: far diventare il Parco in determinati periodi dell’anno il teatro di manifestazioni ed eventi sportivi e culturali che coinvolgano la popolazione del parco ma attraggano anche sportivi e amanti della cultura da tutto il paese e anche dall’estero. Potrei continuare ma credo di aver già sforato abbastanza, in ogni caso spero di non aver annoiato i lettori.