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La diatriba Saviano - De Magistris: l'ennesimo regalo alla camorra

Scritto da Antonio Zapelli Il . Inserito in Il Palazzo

DE MAGISTRIS SAVIANO

L’anno nuovo si è aperto con il “solito” scontro tra il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris e lo scrittore Roberto Saviano, accusato di arricchirsi sulla “pelle” dei napoletani. A Napoli "più si spara, più cresce la tua impresa. Non posso credere che il tuo successo cresca con gli spari della camorra". Così, con un durissimo post su Facebook, il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, si rivolge allo scrittore Roberto Saviano per il quale a Napoli nulla sta cambiando.  La polemica dopo il raid nella zona del mercato della Duchesca dove sono stati feriti tre senegalesi ed una bambina di 10 anni. "Caro Saviano, sei diventato un brand che tira se tira una certa narrazione", aggiunge de Magistris.

Ancora più piccata è la risposta dell’autore di Gomorra: “Quel che è certo, sindaco De Magistris, è che quando le mistificazioni della sua amministrazione verranno al pettine, a pugnalarla saranno i tanti lacchè, più o meno pagati, dei quali si circonda per edulcorare la realtà, unico modo per evitare di affrontarla". Così in un lungo post su Facebook, lo scrittore Roberto Saviano risponde a quello che gli aveva dedicato il sindaco di Napoli, che aveva a sua volta risposto al duro intervento su Repubblica dell'autore di Gomorra. "Il sindaco De Magistris si rivolge a me in un lungo post su Facebook - dice Saviano condividendo il messaggio del primo cittadino - ma come sempre non dice nulla sul merito delle questioni, è per questo che è un populista, definizione politica nella quale credo che tutto sommato si riconosca".

In realtà, Roberto Saviano e Luigi de Magistris sono due volti di una stessa medaglia: quella di una Napoli che fatica vistosamente a cambiare. Entrambi risultano essere espressioni diverse di una rappresentazione della verità che in una città come Napoli può assumere tonalità diverse. Nelle sue storiche e complesse disfunzioni la capitale del mediterraneo continua ad essere fucina di contraddizioni, palcoscenico dove rappresentare tragicomiche commedie che sembrano non conoscere fine. Nel caso specifico, ha torto De Magistris, quando si permette di accusare Saviano di speculare sulla pelle dei napoletani: lo scrittore de “La paranza dei bambini” vive da dieci anni sotto scorta, in un contesto di libertà limitatissimo; tutto questo per il coraggio che ha avuto a scrivere e pubblicare Gomorra. Non si può accusare di speculazione sui problemi di Napoli un uomo che ha messo la propria vita da parte in nome del coraggio della verità. È Napoli ad essere piuttosto in debito nei confronti di Saviano ogni volta che viene emarginato, contestato, accusato come se fosse lui stesso un capo-mafia. Sbaglia ancora il sindaco di Napoli quando riduce la camorra ad un problema qualsiasi, che può essere facilmente superato. La camorra è un cancro silenzioso ma con radici fortissime, e combatterlo davvero significherebbe uccidere una parte di Napoli. E non sarebbe di certo compito facile per un’amministrazione comunale. Sbaglia forse anche Saviano, però, a non cercare un punto d’incontro con l’attuale giunta napoletana. Di sicuro nessuno gli sbatterebbe la porta in faccia, e l’ausilio di un uomo di cultura come lui farebbe soltanto bene a Napoli. E sbaglia anche a non enfatizzare pure il buono che c’è a Napoli, specialmente nei quartieri più difficili. Certo, la presenza di iniziative e associazioni anti-camorra non fungono nemmeno da deterrente alla criminalità, ma un loro riconoscimento da parte dello scrittore sarebbe doveroso nei confronti di chi crede fermamente nella rinascita del proprio territorio e si adopera al massimo affinché questo avvenga.

Insomma, tenendo conto del fatto che si tratta di due forti personalità, pare evidente, anzi evidentissimo, che attacchino lo stesso problema da due parti diverse e che entrambi vogliono un netto salto di qualità della città, risultato che si potrebbe raggiungere se solo tra i due si stringesse un patto. Non un patto elettorale, non sapremmo che farcene. Ma un patto nel raccontare ciò che di marcio c’è a Napoli e la luce che s’intravede pur a fatica sotto il tunnel. La Napoli ricattatoria e quella laboriosa, la Napoli dei disservizi e quella che cerca di ricostruire sé stessa e la sua straordinaria comunità. Come ha sostenuto il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti, in un'intervista a Dario del Porto di Repubblica, “Persone come Saviano e de Magistris hanno il dovere di dialogare senza divisioni, perché le divisioni fanno il gioco di chi punta sullo sfascio per lucrare sulla pelle della città: i camorristi, naturalmente, ma anche i politici collusi e gli imprenditori conniventi con la criminalità organizzata".