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Il colpo gobbo del Milleproroghe alla ricerca scientifica

Scritto da Chiara Ciardiello Il . Inserito in Il Palazzo

milleproroghe

Avete presente il decreto “Milleproroghe”? Il decreto grazie al quale, alla fine del 2016, titoloni entusiasti su tutti i giornali annunciavano la salvezza dei precari della ricerca medico-scientifica, compresi i 300 precari dell’istituto Nazionale dei Tumori G. Pascale (“I precari del Pascale e la proroga della salvezza”).

L’aspetto agghiacciante e surreale è constatare che il Milleproroghe abbia però allo stesso tempo sancito due provvedimenti che danneggiano la ricerca scientifica ed i ricercatori (soprattutto giovani) in maniera gravissima.

Il primo è il prolungamento, per tutto il 2017, della validità di vecchie graduatorie (che dalla ricostruzione del quadro normativo di riferimento, sono le graduatorie “approvate dal 2003”, come si legge in articolo 4, comma 4, del Dl n. 101/2013), per concorsi destinati alla pubblica amministrazione. Detto in questi termini, forse non si ha percezione del danno enorme che si produce alla Ricerca Scientifica.

Nel caso degli IRCCS, Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, un ricercatore (quale ad esempio un biologo o un biotecnologo che si occupino esclusivamente di ricerca scientifica) può attualmente essere inquadrato solo come “dirigente non medico”, ovvero un dirigente della pubblica amministrazione. Questo professionista è pagato per pensare, coordinare ed essere responsabile di studi scientifici traslazionali. Questo ruolo di grande responsabilità, che di fatto impatta sulla qualità dell’attività scientifica degli IRCCS ed, alla fine, delle cure disponibili per il paziente, potrebbe così essere affidato a nomi di graduatorie vecchie e stravecchie. Non mi pare che nel prorogare la validità di queste graduatorie qualcuno si sia posto il problema di garantire l’adeguatezza della preparazione in relazione al velocissimo progredire di tecniche e dinamiche scientifiche, e di gettare le basi per opportunità di lavoro concrete per giovani ricercatori negli IRCCS. I vertici della ricerca italiana, di fatto danno una direzione qualitativa alla ricerca scientifica: sono mentori delle nuove generazioni, sono responsabili del coordinamento di una equipe scientifica e devono essere bravi a “ottimizzare” la professionalità di ciascun componente della suddetta equipe. I ricercatori negli IRCCS sono l’anello di collegamento tra il mondo della medicina e quello della ricerca, non il pallido ricordo di un ruolo esclusivamente clinico, oggi assolutamente anacronistico. Affidare la responsabilità della scelta di questi professionisti al prolungamento del prolungamento del prolungamento di una graduatoria potenzialmente di 14 anni prima è a dir poco discutibile.

Dove sono i provvedimenti per i giovani? Dove è lo spazio per i giovani negli IRCCS, che non sia un ruolo di perenne precariato, nel quale versano indignitosamente da anni (e che comunque non sarà più possibile perché i contratti a progetto e di collaborazione non sono più legali)?

In questo quadro di latitanza istituzionale veramente pietoso, ancora a seguito del milleproroghe, rischia di essere preclusa ai ricercatori tutti, l’opportunità di beneficiare perfino di fondi erogati da enti privati. L'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), ha infatti annunciato che l’emissione dei bandi 2017 è a rischio, per la prima volta nella storia di questo ente. La comunità scientifica si è ripetutamente espressa sull’insufficienza di prorogare di un anno soltanto la moratoria su alcuni divieti concernenti la sperimentazione animale, poiché tale proroga non tiene conto che la durata dei progetti europei e mondiali, da cui i ricercatori italiani ottengono la maggior parte dei fondi per i loro studi, è compresa tra i 3 e i 5 anni. (Appello per il prolungamento della moratoria sui divieti alla sperimentazione animale)

Nell’appello della comunità scientifica, rivolto al Governo, si legge: “…La Direttiva Europea 63/2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici rappresenta, ad oggi, il miglior compromesso tra la necessità di proteggere gli animali garantendone il più corretto utilizzo solo ed esclusivamente in caso di effettiva necessità (mancanza di metodi alternativi) e la richiesta di sviluppo di nuove strategie terapeutiche che quotidianamente giunge dai nostri ammalati. Tuttavia, il recepimento in senso molto restrittivo avvenuto nel nostro Paese ha totalmente modificato questo equilibrio. Questa situazione, oltre a causare l’apertura di una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese, sta mettendo ulteriormente in difficoltà i nostri centri di ricerca sia pubblici che privati, privandoli della possibilità di competere per l’assegnazione di bandi anche in collaborazione con analoghe realtà non italiane…”.

La ricerca scientifica dunque, agonizzante (e non solo negli IRCCS) attende ancora risposte. Attende fiduciosa concretezza e non vuote promesse che si traducono in provvedimenti scoordinati e contraddittori tra di loro, che stanno “uccidendo” senza vergogna i ricercatori, sottoponendoli ad una lenta ma incessante agonia fatta di beffe e umiliazioni.