fbpx

Vivere per conoscere: encomio di Gerardo Marotta

Scritto da Antonio Zapelli Il . Inserito in Port'Alba

Gerardo Marotta nel suo ufficio

Quando si fa il suo nome, a Napoli, immediatamente si pensa all’Istituto Italiano per gli studi Filosofici sito in palazzo Serra di Cassano, a Monte di Dio. È stato Gerardo Marotta a fondarlo, nel 1975, insieme a grandi esponenti della filosofia napoletana, come Elena Croce, Pietro Piovani, lo storico dell’antichità Giovanni Pugliese Carratelli, ed Enrico Cerulli, sotto gli auspici dell’Accademia dei Lincei.
Gerardo Marotta si è laureato in giurisprudenza con il massimo dei voti all'Università degli Studi di Napoli "Federico II", presentando una tesi in filosofia del diritto dal titolo “La concezione dello Stato nel pensiero della filosofia tedesca e nella sinistra hegeliana”. Sin dagli anni dello studio universitario è emersa la sua attitudine al sapere filosofico, testimoniata dall’avvicinamento dapprima all'Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Benedetto Croce, e poi dalla fondazione dell'associazione “Cultura Nuova” che diresse fino al 1953, organizzando manifestazioni e conferenze rivolte ai giovani, che richiamarono tutte le più grandi personalità della cultura Italiana.

L’Istituto per gli studi Filosofici non fu concepito dal prof. Marotta come l’ennesimo spazio elitario nel quale albergare sterili discussioni filosofiche. La filosofia, per Marotta, era ben altro: perenne apertura verso l’alterità, un continuo ricercare e domandare, una “forma aperta” in grado di sviluppare a pieno le possibilità dell’individuo. Che Marotta non fosse l’ennesimo purista della filosofia, lo dimostrò durante il terremoto del 1980. Fu intervistato da un giornalista, perché alcuni terremotati erano rimasti privi di alloggi ed avevano occupato la sede dell’istituto, da poco avuta in assegnazione. Ebbene, Marotta non solo accolse i senza dimora, ma sfruttò tutto il tempo dell’intervista per parlare della gravissima situazione dei terremotati, dell'inefficienza delle istituzioni, e in ogni parola c'era sincera partecipazione umana e sincera rabbia. In quarant’anni di storia, nell’Istituto italiano per gli studi filosofici è passato il gotha dell’umanesimo europeo novecentesco. Per Derrida l’istituto rappresentava “un insieme di cause e di cose: una dimora abitata da sussurri e cigolii, ma anche un castello dove i lavori di costruzione e restauro sono sempre in corso, un monumento storico rivestito da un’impalcatura perenne, un monastero al riparo dal mondo, un’università superstite del medioevo e un collegio internazionale del ventunesimo secolo mondializzato, provvidamente già nato”. Paul Ricoeur sosteneva che l’istituto, “venendo incontro alle aspettative dell’Europa”, anticipava “l’integrazione culturale del continente”. Alain Segouls, direttore della casa editrice Les Belles Lettres che ha pubblicato le opere di Giordano Bruno in francese, scrive che “l’Istituto italiano per gli studi filosofici è un catalizzatore di relazioni intellettuali al servizio dell’Europa”. In una recente intervista, l’avvocato napoletano ha ricordato una telefonata, dalla Columbia University di New York, dello storico della filosofia tedesco Paul Oscar Kristeller: “Mi chiese di far parte di questa famiglia perché, mi disse, era stato cacciato da Mussolini e per lui venire a insegnare a Napoli avrebbe costituito una rivincita”. Nelle sale barocche di palazzo Serra di Cassano si sono seduti Jürgen Habermas ed Eugenio Garin, Massimo Cacciari e Gianni Vattimo, Edgar Morin e Marc Fumaroli.

Ultimamente la situazione per l’istituto si era però fatta particolarmente difficile, a causa dell’interruzione di sovvenzioni statali. «Con la cultura non si mangia» disse Giulio Tremonti e nel 2009 cancellò il finanziamento all’istituto, che ha resistito grazie alle numerose iniziative di solidarietà sociale. Circa 300mila volumi (alcuni rarissimi) sono stati dispersi in depositi tra Casoria, l’ex manicomio Leonardo Bianchi e vari scantinati. Eppure, nel 1993 un rapporto Unesco sottolineava una dimensione di rinascita intellettuale che non ha pari nel mondo: «L’Istituto organizza corsi e colloqui ovunque nell’Europa occidentale, pubblica opere in sei lingue, antiche e moderne, contribuendo a fare della sua città una vera capitale culturale».

I funerali di Marotta si sono tenuti in forma laica sabato 28 gennaio. Tante potrebbero essere le parole di encomio per un uomo che ha speso così tanto, in termini di energie personali, in nome della ricerca, della conoscenza, in nome “dell’amore per il sapere” come una primordiale accezione della filosofia suggerisce. Marotta è stato, ed è ancora, un mousikòs anèr, un “uomo musicale”, come diceva Platone, uomo la cui esistenza è in armonia con il loghismòs, un uomo capace di aver creato una corrispondenza tra logos e bios. Che la terra Le sia lieve, prof. Marotta.