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Associazioni e politica. Carmine Iovine: “Serve chiarezza, altrimenti non c’è credibilità.”

Scritto da Mauro Malafronte Il . Inserito in Il Palazzo

carmine iovine

Carmine Iovine, classe ’87, attivista e scrittore, autore di “Asharam, dove Gandhi ha sconfitto la camorra”, in cui ha raccontato lo scenario criminale che ruota intorno a Castellammare. Corpo ed anima dedicati al territorio ed alla legalità, dunque.
Iniziamo subito da una considerazione generale sullo stato dei beni confiscati a Stabia, perchè la sensazione è che si stia finalmente lavorando nella direzione giusta, pur se tra mille difficoltà…

“Esemplificativa della situazione dei beni confiscati è la questione riguardante l’immobile sito in via Santa Caterina n.11: la “Casa della Pace e della Non Violenza”, associazione assegnataria dell’ immobile, non ha mai potuto usufruire dei box sottostanti. Quei locali, pur risultando essere regolarmente confiscati ed assegnati ufficialmente, restano ad oggi occupati da soggetti non identificati. Castellammare, da questo punto di vista, è indietro: pochi beni, tra i tanti confiscati (oltre 10), sono stati assegnati. Il problema è complesso financo a livello nazionale, se si pensa al fatto che sui 27 mila beni confiscati, solo 11 mila risultano assegnati.”

In tale scenario, ha ancora maggior peso quello che si sta facendo: la “Casa dell’Ambiente” ed il “Circolo della Legalità”, entrambi collocati in beni confiscati, dimostrano che si sta alzando l’asticella?

“La Casa dell’Ambiente speriamo diventi uno spazio per i giovani professionisti e studenti del comprensorio. L’idea è di utilizzare in modo nuovo ed intelligente i beni confiscati. Andiamo oltre il semplice volontariato: si mette a disposizione la propria professionalità. Una parte dell’appartamento sarà dedicato ad uffici di coworking, con la volontà di lavorare a progetti per il territorio. Per quanto riguarda il Circolo della Legalità, con la nomina del nuovo commissario Cuttaia, l’iter procedurale è pronto a riprendere. Con ogni probabilità, il Circolo sarà operativo entro la fine del 2017. Castellammare (e l’intero comprensorio) si doterà di uno strumento nuovo: sportello antiracket, ma non solo. Un luogo dove forze dell’ordine, amministrazione comunale, scuole ed associazioni troveranno un raccordo fondamentale sul territorio. Un momento di coordinamento che credo consentirà di colmare almeno in parte le enormi lacune che sui temi della legalità abbiamo davanti.”

Questo è un primo punto che vorrei approfondire: il rapporto con le associazioni presenti sul territorio. Hai notato che, seppur con tagli diversi, sono tante le associazioni sorte nell’ultimo anno e mezzo? Penso a “Per Castellammare”(già gruppo consiliare in quota Vozza, di fatto), “Piazza Attiva”, “Siamo la Città”…

“Tendenzialmente credo sia positivo che più associazioni siano presenti sul campo. Lasciami dire, però, che il rischio è piuttosto elevato. Se l’associazione vuole fare il partito ed il partito vuole fare associazionismo, il rischio è la perdita di credibilità. Per essere corpi intermedi, occorre che pesi e contrappesi operino e siano ben chiari. Ripeto: il rischio è che si perda autorevolezza.”

A dire il vero, riscontro un altro limite in un determinato approccio associativo: la complementarietà rispetto alle disfunzioni del sistema amministrativo-politico. Una sorta di “Associazionismo service”: se la politica è lacunosa ed impreparata, le associazioni risolvono problemi concreti. Segnalano ciò che non va, ma poco altro. Non trovi che anche questo sia un rischio enorme?

“Assolutamente. Quello che la politica e le associazioni hanno smesso di fare è ragionare in un’ottica più ampia, che abbracci l’intero comprensorio, cogliendo le prospettive della nostra terra. Non si mette a sistema, dunque non c’è un respiro ampio. Il coinvolgimento delle risorse umane presenti nelle nostre città è il primo passo, ma questo non significa schierarsi politicamente.”

Oggi, come ieri, il punto è lo stesso: ci si definisce associazione “apartitica, ma non apolitica.” D’altronde, è questo quello che prevede anche lo statuto del “Circolo Woodwardia” di Legambiente. Insomma, credo che fare associazionismo in territori come il nostro significhi soprattutto ripensare il territorio: non può più bastare la singola iniziativa estemporanea, piuttosto bisogna pensare ad una funzione ultra-associativa. Sei d’accordo?

“È chiaro che occorre avere una visione politica della propria terra. Politica intesa come “prospettiva di sviluppo”, di analisi. Altra cosa però è puntare alle elezioni. Ovviamente, non sarebbe un dramma: è chiaro,però, che questo modus operandi impedisce un percorso di crescita associativa. Insomma, meglio essere chiari sin da subito: se si crea un movimento politico, avendo in testa le elezioni, è inutile sbandierare ai quattro venti la dimensione associativa.”

Per poter incidere, però, della politica c’è bisogno. Bisogna interloquire, perché restar fuori dai meccanismi decisionali porta dritti all’inconcludenza. Il rapporto tra associazioni ed amministrazione è un punto nevralgico…

“Abbiamo sempre interloquito con tutte le amministrazioni, sia a Stabia che a Gragnano. In questo, siamo anche favoriti dal fatto di rappresentare associazioni di caratura nazionale, come Legambiente e Libera. Il dialogo c’è e c’è stato, ma arrivati al dunque si è fatto sempre molto poco. C’è da dire che la durata media delle amministrazioni comunali dalle nostre parti, 36 mesi (ad essere fortunati), non agevola. C’è malizia, a volte, più spesso sciatteria. Per quanto riguarda Gragnano, è sintomatica la situazione della Valle dei Mulini: proponemmo l’ovvio (la segnaletica turistica, cioè), e l’amministrazione di allora ci ha fatto aspettare due anni. Poi, con l’arrivo del commissario prefettizio Cafagna, si è agito in 5 giorni.”

Si lavora meglio con i commissari che con i politici?

“Su alcune cose si: è questa la dimostrazione che la macchina comunale non funziona, a Gragnano come a Stabia.”

Tornando alla Valle dei Mulini, credi che l’amministrazione abbia una visione di ciò che dovrebbe essere la Valle? C’è, insomma, un disegno? Si sta lavorando, in sinergia con la Regione, per ri-pensare ciò che può diventare il cuore di Gragnano?

“Andiamo con ordine: la Valle dei Mulini è una carta che hanno provato a giocarsi tutte le amministrazioni comunali. E’ storicamente stata il pretesto per accedere a fondi regionali, nazionali ed unionali. A conti fatti, però, tali fondi sono stati utilizzati male o, peggio ancora, sono stati inutilizzati. Sulla Valle la speculazione politica è sempre dietro l’angolo. Oltre questo, oltre l’accaparrarsi i fondi, una progettualità seria non c’è stata e manca tuttora. Faccio un esempio: chiedemmo un comodato d’uso di un mulino pubblico, di proprietà comunale. Il commissario prefettizio, allora, aveva risposto positivamente e la pratica era stata avviata. Tuttavia, con il sopravvenire della nuova amministrazione comunale, tutto è finito nel dimenticatoio. La scusa? Ovviamente si sostiene di voler ristrutturare con un finanziamento unico tutti i mulini, ma al momento siamo fermi al palo.”

Confermi la mia impressione: debolezza, poca credibilità e mancanza di visione. Le associazioni rincorrono una politica che non ha una visione della nostra terra, una politica miope ancor prima che connivente…

“Sono d’accordo, ma solo in parte. Il punto vero è che lungo la Valle sono state costruite decine e decine di case abusive. Anche se riuscissimo a collettare tutti gli scarichi delle abitazioni non abusive e collegarle al collettore di Gragnano (scarichi non abusivi che, ad oggi, sversano nel torrente), comunque resterebbe il problema di molte altre case che, essendo abusive, non possono immettersi nella collettazione ordinaria: queste abitazioni, cioè,continueranno imperterrite a sversare illecitamente. Se non si incide in tal senso, è impossibile recuperare la valle. C’è bisogno di un’amministrazione con gli attributi che, dopo il completamento della collettazione, bussi alle porte dei costruttori abusivi. L’obiettivo dovrebbe essere quello di creare un Parco archeologico e naturalistico nel cuore della città. Va legato al Castello di Lettere, alla Reggia di Quisisana ed agli scavi di Stabia: un comprensorio archeologico straordinario. Ripeto: manca la volontà di incidere davvero e non si ha la forza di intaccare interessi privati ed equilibri consolidati.”

In tutto questo “non-fare”, però, l’operazione imprenditoriale del pastificio Gentile è davvero un punto di partenza straordinario. Dei privati che hanno scommesso sulla valle, sul suo recupero. Un’operazione che può, secondo te, aprire una stagione nuova? È possibile che saranno i privati a cambiare il volto della valle?

“Il Parco è uno strumento per arrivare alla promozione enogastronomica: è quello l’obiettivo di lunga portata, non ci possono essere dubbi su questo. L’operazione del pastificio in Valle è ambiziosa: si è creato un vero e proprio “Polo enogastronomico”, dove non solo si produce pasta, ma sarà attivo anche il servizio di ristorazione e l’orto biologico.”

Il futuro, insomma….

“Esatto. Sono convinto che grazie a privati di buon senso e coraggiosi la valle tornerà ad essere il cuore della città.”

Situazione non dissimile è quella che viviamo a Castellammare. Ti sei interfacciato con la nuova amministrazione targata Pannullo? Qualcosa si muove nei rapporti con le associazioni?

“Ho avuto modo di parlare con tutta la nuova squadra, più o meno, Pannullo in primis. Il dialogo c’è, ma, come sappiamo bene, finchè c’è solo da dialogare va tutto bene. Ad oggi,infatti, non si è smosso nulla, o quasi. L’amministrazione ha dato la piena disponibilità sulla questione del “Circolo della Legalità”, ma vediamo cosa succede nei prossimi mesi.”

Nella logica che abbiamo provato ad illustrare prima, credo che ancor di più a Castellammare valga il discorso fatto prima per Gragnano: manca una visione di sistema, anche con riferimento al rapporto con le associazioni. Si va così, random. Sbaglio?

“E’ chiaro che non può bastare un rapporto privilegiato con una singola associazione, piuttosto che con un’altra. Se si vuole andare oltre, è necessario che il celebre “Albo comunale delle associazioni” inizi ad essere qualcosa di serio, perché ad oggi non lo è. Credo che quello dovrebbe essere il punto di partenza per dare vita ad una programmazione seria ed organica. Per mettere a sistema, per proporre progetti capaci di incidere a largo spettro, l’amministrazione deve chiamare tutte le associazioni. Ed invece prevale la logica inversa: l’amministrazione è silente ed aspetta che sia la singola associazione a proporre qualcosa.”

Il punto interessante mi sembra proprio essere questo: l’amministrazione è in attesa, aspetta che le idee provengano dall’esterno. Ma, senza un disegno per il territorio, si rischia di correre dietro a piccole cose, piccoli progetti. In conclusione, manca un ragionamento più ampio anche rispetto all’azione associativa…

“Assolutamente. Finchè le associazioni continueranno ad avere contatti asincroni con l’amministrazione, non avremo salti di qualità. Le forze associative presenti sul territorio sono una risorsa per l’amministrazione comunale stabiese. Occorrerebbe un ragionamento sinergico ed ampio: il cambio di passo può realizzarsi se si va oltre la singola ed estemporanea iniziativa. Ma su questo punto la miopia è diffusa, sia tra la politica che tra le associazioni. D’altra parte, se si nomina un direttore artistico per il piccolo evento a Natale, forse sarebbe il caso di ragionare in modo serio sulle tradizioni popolari (rendendole appetibili sul piano turistico e commerciale) e di occuparsi di promuovere il patrimonio archeologico immenso della città: le associazioni in tal senso possono dare molto. Mi ripeto: l’amministrazione ha il compito di cominciare a rendere più organica la mole di attività che le associazioni pongono in essere sul territorio.”