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Intervista a Simone D'Andrea, un giovane ex militante del PD Napoli

Scritto da Samuele Di Giorgio Il . Inserito in Il Palazzo

simone dandre

Mi sono chiesto come fosse guardare il PD dall'esterno, ma la prospettiva di chi gli è sempre stato avverso è più che nota da tempo. Per questo ho deciso di intervistare Simone D'Andrea, un giovane, un ragazzo che ha militato tra le fila dei Giovani Democratici e che ha, poi, deciso di cambiare rotta, aderendo al nuovo movimento di Civati, Possibile. Ne è nata una conversazione ricca di spunti e di critiche costruttive al più grande partito di centrosinistra italiano.

Hai lasciato il Partito Democratico per problemi con la linea del PD Napoli o del PD nazionale? E quali problemi?

Ho lasciato il PD poiché in rotta sia con il locale che con il nazionale. Per quanto riguarda il locale, non esisteva una linea politica, non c'erano luoghi di discussione e proposte utili alla città, ma solo correnti organizzate che puntavano a vincere congressi e occupare posti in segreteria. Per quanto riguarda il nazionale, le politiche dei Governi a guida PD tradivano nettamente il programma elettorale presentato ad iscritti e elettori nel 2013. Il partito, poi, si era ridotto ad un luogo di finta discussione, in cui ogni proposta costruttiva era ignorata a prescindere dal merito.

Cosa si propone di fare il movimento Possibile a Napoli e sul piano nazionale?

Possibile nasce per riportare la politica alle persone sfiduciate dalla nostra classe dirigente, incompetente, che non ha più il polso del paese reale. Per questo ci proponiamo di affrontare la grande sfida del nostro tempo: dare una risposta alle disuguaglianze sempre più forti e alla rabbia sociale creata da un'economia globale che va a vantaggio di pochi e a danno di molti. Le nostre battaglie principali a livello nazionale sono quelle che dovrebbe avere qualsiasi partito di sinistra moderno: l’istituzione di un nuovo tipo di welfare che garantisca tutti (e in cui rientra il reddito minimo garantito), la parità di genere e la conversione ecologica dell’economia, senza però rinunciare anche ad una visione più liberale, con la legalizzazione della cannabis - punto di partenza per la lotta alle mafie - e la laicità dello Stato. A livello locale, invece, ci stiamo occupando di dispersione scolastica, turismo sostenibile, trasporto pubblico e superamento delle barriere architettoniche e su questi temi stiamo programmando iniziative concrete, visto che non ci piace fare solo chiacchiere.

Cosa pensi della situazione interna tra minacce di scissione e richieste di congressi? C Come si porrebbe il tuo movimento nei confronti di un Ulivo 4.0?

Non mi interessa molto la situazione interna al PD, anche perché non ritengo l'attuale minoranza degna di fiducia e capace di dare un contributo alla soluzione dei problemi reali del Paese, dato che sono stati i primi a volere, di fatto, le larghe intese e a votare i principali provvedimenti del Governo Renzi. Come non esiste l’ipotesi di un “Nuovo Ulivo”, soprattutto se promossa da quelli che lo hanno già ucciso una volta.

Come vedi "Campo Progressista" di Pisapia e Sinistra italiana di Fassina?

Possibile è pronta a collaborare con qualsiasi partito o movimento che si ponga in opposizione alle politiche portate avanti dal “Partito della Nazione”, cioè quelle di tutti i governi degli ultimi anni, a partire da quello Monti. Infatti non ci interessa perder tempo a discutere di alleanze e congressi, perché il nostro scopo è collaborare in base a proposte che mettano insieme una nuova idea di Paese e per questo dal 24 al 26 febbraio terremo a Roma la “Costituente delle Idee”, in cui lanceremo la nostra piattaforma programmatica. Ed è benvenuto chiunque voglia contribuire.

Ringrazio Simone D'Andrea per l'intervista.