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Proposte di rilancio del nuovo Partito Democratico napoletano

Scritto da Nicola Pezzullo Il . Inserito in Il Palazzo

ramada pd napoli

Sabato 11 febbraio, all’Hotel Ramada si è tenuta l’assembla metropolitana del Partito Democratico napoletano. In primo luogo, va dato atto al segretario provinciale Venanzio Carpentieri e alla presidentessa Elisabetta Gambardella di aver voluto riunire l’assemblea metropolitana e di aver permesso, nonostante non ci fosse il numero legale dei componenti dell’assemblea, una franca discussione in un momento di grave difficoltà del partito nella città partenopea.

Molteplici sono stati gli interventi da parte di parlamentari, europarlamentari, consiglieri regionali, comunali, municipali e di tanti militanti del partito. Chi scrive, non negherà la realtà dei fatti, la situazione è critica e per evitare di ripetere gli errori commessi vi è bisogno di un’analisi lucida su cosa sia realmente successo. Tale analisi non può però tacere della circostanza, emersa di recente, e che ha evidenziato come all’interno della lista “NapoliVale” a sostegno della candidata Sindaca del Partito Democratico Valeria Valente sono state candidate nove persone a loro insaputa.

Al di là delle responsabilità penali, sulle quali dovrà esprimersi la magistratura, chiunque all’interno di un partito deve interrogarsi su coloro i quali debbano ricadere le responsabilità politiche dei gravissimi fatti accaduti. Orbene, la lista “NapoliVale” era diretta espressione della candidata Sindaca: risulta gioco forza che la responsabilità politica non può che essere attribuita alla deputata Valeria Valente e dei suoi più stretti collaboratori. Ciò detto, se si analizza il dato delle elezioni europee, dove il Partito Democratico conquistò il 35.4 % dei voti nel solo Comune di Napoli e lo si paragona al modestissimo 11% raggiunto alle ultime amministrative, si comprende facilmente come la situazione sia disastrosa per il PD partenopeo. A tal proposito è significativo riflettere su un dato: a Napoli negli ultimi dieci anni si sono avvicendati ben sette tra segretari provinciali e commissari inviati dal partito nazionale.

Anche l’osservatore più distratto comprenderebbe come la perenne situazione di incertezza abbia comportato una frattura tra dirigenti di partito e militanti, nonchè un evidente disaffezione da parte dei cittadini, i quali si astengono dal votare Partito Democratico soprattutto nelle elezioni comunali, preferendogli liste civiche espressione dei neopopulismi. Oggi per recuperare la fiducia degli elettori - e al di là di un necessario e non più procrastinabile ricambio degli attori - si deve, assolutamente, cambiare il copione e quindi la struttura: occorre essere credibili, presenti, chiari.

Innanzitutto, in una città metropolitana di tre milioni di abitanti è assurdo avere solo un segretario provinciale. Si prenda piuttosto ad esempio il “modello Parma” (dove vi è stata una divisione dei ruoli tra segretario cittadino e segretario provinciale) dopo la sonora batosta delle urne con la vittoria dell’ex pentastellato Pizzarotti, il nuovo assetto sta producendo ottimi risultati ed ha creato un nuovo fermento in città e voglia di ricostruire un partito anche lì dilaniato. Proprio attraverso il coinvolgimento di tutte le anime del partito si ottengono i risultati migliori.

In secondo luogo e nel senso di una maggiore credibilità che ci permetta di svolgere una opposizione chiara e credibile, la segreteria cittadina dovrebbe prevedere un componente per ogni assessore della giunta di De Magistris, in questo modo il PD potrà meglio concorrere all’attuale gestione della cosà pubblica. L’attuale sindaco va sfidato e costretto a rendere conto di ciò che dice e non fa e di ciò che non dice e fa.

Se il PD avesse un referente cittadino sui trasporti pubblici si potrebbe chiedere conto all’attuale giunta dei tagli e al contempo predisporre uno studio dei dati e di proposte per quando il partito tornerà al governo della città.

Un’ultima riflessione va fatta sul rapporto tra i territori e la segreteria provinciale, ha senso oggi avere 21 segretari di circolo territoriale? È chiaro che un numero così elevato di segretari di circolo fa perdere quella che era la funzione originaria degli stessi segretari ovvero essere dei quadri intermedi, il collegamento tra i militanti e i dirigenti locali.

A Napoli ci sono 10 municipalità avere altrettanti segretari sembra un numero più che sufficiente. Con solo 10 segretari municipali, lo stesso segretario avrebbe l’onere e l’onore di rappresentare tutta la municipalità e fungere da collegamento tra i militanti e gli eletti in consiglio municipale.

Forza e coraggio amici e compagni che il Partito Democratico non è morto, ha solo bisogno di un “piccolo” elettroshock.

 

Di Nicola Pezzullo, Avvocato e militante PD