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Alla Reggia di Caserta: una piccola lezione di cura del patrimonio artistico italiano

Scritto da Francesca Ciaramella Il . Inserito in Port'Alba

reggia caserta

“Francesi prendete in gestione la Reggia vanvitelliana, fatela diventare il sito più visitato d’Europa come avete fatto con il Louvre, salvatela dal degrado”. Ben tre anni fa in una delle sue frequenti e abituali apparizioni televisive a La7, Maurizio Crozza si rivolgeva al pubblico d’oltralpe schernendo non celatamente l’operato del Ministero dei Beni Culturali italiano, colpevole di fronte a una giuria popolare e non, di aver ridotto quello tra i migliori poli museali dell’Europa a “bidet” di Caserta. E come è naturale aspettarsi dall’ingerenza mediatica in questi casi, il boom di polemiche seguite all’intervento del noto comico, aveva seppellito senza pietà il vero che pur velatamente si celava dietro la provocazione.

Già episodi “esplosivi” avevano contribuito a oscurare ben bene la realtà: in più di un incendio l’enorme complesso aveva subito danni che ne avevano drammaticamente rovinato la facciata. Inoltre il barbaro disinteresse delle istituzioni locali unito alla negligenza dello stato centrale, avevano favorito un certo diffuso atteggiamento di “noncuranza”. Sarebbe difficile, in tale sede, spiegare gli intenti, i moventi, le responsabilità e gli interessi individuali imputabili allo stato di degrado raggiunto dal sito italiano; apparirà decisamente più semplice parlare di generale sentimento di apatia nei confronti del problema.

Solo nel dicembre del 2014, è giunto lo spiraglio. Il Ministro dei Beni Culturali Franceschini ha confermato la notizia di un tempestivo progetto di restituzione, presentato dal Commissario straordinario da lui stesso nominato, Ugo Soragni e sottoscritto da Fabrizio Vona, Sovrintendente speciale per il patrimonio storico di Napoli e Caserta. Nel decreto redatto dal nuovo commissariamento l’esigenza principale era : “la riassegnazione degli spazi dell'intero complesso della Reggia di Caserta, comprendente la Reggia, il Parco reale, il Giardino all'inglese, l'Oasi di San Silvestro e l'Acquedotto Carolino, con l'obiettivo di restituirlo alla sua esclusiva destinazione culturale, educativa e museale” (testo del decreto legge n. 83/2014).

Il crono-programma di Soragni ha goduto della fortunata attenzione del nuovo direttore della struttura, Mauro Felicori, la cui instancabile volontà ristrutturatrice ha però dovuto battagliare con millantate previsioni apocalittiche, come quelle formulate dai sindacati, che vedevano nello stacanovismo del bolognese una sicura minaccia per l’assetto del polo museale. L’unico vero grande pericolo sfiorato dalla residenza vanvitelliana è stato, in realtà, il potenziale ritorno allo sfarzo che per questa il suo creatore aveva immaginato: finalmente dopo quattro anni, sono terminati i lunghissimi interventi volti a sloggiare ponteggi e transennamenti che delimitavano alcune facciate interne ed esterne; inoltre l’associazione di volontari del Touring Club ha recentemente aperto il Teatro di Corte, presso cui verranno presto accolti gruppi prestabiliti ogni sabato e domenica.

Il cambiamento più entusiasmante è rappresentato, però, dall’abbandono da parte del Circolo degli Ufficiali di tutti i locali dell’area nord della Reggia. A partire dal 1926 infatti, numerosi corpi speciali avevano alloggiato presso la residenza, esercitando la loro azione “restrittiva”. Il comando tedesco aveva ceduto a quello inglese negli anni immediatamente successivi al dopoguerra; a partire dal 1948 poi, gli stessi locali, molti dei quali corrispondenti al salone “dei rustici” erano finiti nelle mani dell’Aeronautica Militare. Soltanto lo scorso anno, dopo circa un secolo, il corpo di ufficiali ha avviato il suo definitivo trasloco, lasciando per sempre le mura che ora potranno restituire l’immagine di un passato ancor più lontano, ai futuri viaggiatori desiderosi di accoglierlo.

Gli stessi ambienti erano destinati nel progetto vanvitelliano ad ospitare una grande galleria, in analogia con la galleria degli specchi di Versailles; forse non sarà possibile realizzare il piano originario riunificando questa zona a quella degli appartamenti del re, come Vanvitelli avrebbe voluto; e forse la Reggia non sarà mai il sito più visitato d’Europa come Crozza avrebbe propugnato, chiamando in causa i francesi. Resta però una lezione di rispetto e cura del patrimonio culturale e artistico italiano di cui questa vicenda dovrebbe, anzi deve, portare memento.