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La Diaconia e la Staurita: riti medievali napoletani che permangono nel tempo

Scritto da Francesca Ciampa Il . Inserito in Port'Alba

rito medievale napoletano

Verso la metà del VII secolo a.C. Napoli era un ducato a tutto gli effetti e comprendeva Amalfi, Atella, Cuma, Gaeta, Miseno, Nocera, Nocera, Pozzuoli, Sorrento e le isole di Ischia, Capri e Procida. Nonostante ciò all’inizio del IX il ducato si ridusse alle sole città di Napoli, Cuma, Pozzuoli e Sorrento.

Furono anni decisivi per le sorti della Campania, avvolta in uno scenario alquanto nefasto: Amalfi e Gaeta si resero autonome, il principato di Benevento si frazionò in tre corpi politici e le invasioni Saracene si fecero sempre più frequenti e dannose. Lo stato di guerra perenne impose la creazione di un ducato ereditario, indipendente da Bisanzio, al cui comando ci fu la figura di Sergio I che conferì ai figli Atanasio e Stefano rispettivamente i vescovati di Napoli e Sorrento.

Il palazzo ducale era sito sulla collina di Monterone, posizione strategica che gli permetteva una chiara visuale sul mare e sul sistema difensivo murario ad esso sottostante. I Napoletani divennero noti per la capacità di coesione e di coraggio che gettarono le fondamenta della coscienza civica della città: il fervore religioso espresso nelle meravigliose strutture monastiche femminili e maschili, la potenza dei sistemi difensivi dettata dalla costruzione di sette imponenti torri di forma esagonale e talvolta ottagonale realizzate da Giustiniano ed infine la bellezza dei luoghi rendevano il Ducato secondo solo alla Capitale.

Il Ducato fu soprannominato da Ottaviano Augusto “Heneapolis” ovvero come la “dominatrice di nove città”, nota per la “civitas misericordiae et pietatis” secondo la quale la città rimarrà sicura in eterno attraverso le preghiere rivolte ai propri patroni celesti. L’effetto riscosso da questo sistema metafisico di difesa, risultato di elementi materiali e spirituali, si concretizzò nella resistenza di circa duecento anni agli attacchi dei nemici e degli invasori Longobardi.

La gloria cittadina era fortemente fomentata dal riscontro religioso ottemperato in quegli anni: la ricerca di protezione attraverso l’acquisizione di reliquie di santi. In quegli anni fu memorabile la traslazione nella cattedrale dei corpi dei vescovi e dei santi sepolti nel cimitero extra moenia di San Gennaro, i quali furono sistemati in sepolcri con relativi effigi dipinte. In questo clima tendenzialmente ecumenico vengono eretti i monasteri dei Santi Severino e Sossio, Santi Pietro e Marcellino, Santi Teodoro e Sebastiano, San Gregorio Armeno e Santa Maria di Donnaromita.

All’interno di questo scenario religioso nascono le due attività religiose che segneranno la storia di Napoli: la diaconia e la staurita: la prima aveva come scopo quello di occuparsi delle opere caritative e assistenziali a favore dei poveri attraverso la lusma, ovvero un bagno con finalità purificatrici per l’anima e igieniche per il corpo, mentre la seconda, dal greco stauros che significa croce, trae origine origine dal ruolo delle processioni della domenica delle Palme e dei Vespri di Pasqua e dal rituale da parte dei loro vescovi di depositare le croci di tutte le staurite di Napoli all’interno di una piazza di riferimento.

Ogni processione aveva il proprio maestro reggente della croce in ferro mentre quelle in argento erano portate dai primiceri delle quattro basiliche maggiori. Le croci venivano poste su altari agli angoli della strada e su di esse i fedeli depositavano le offerte che il clero e gli abitanti del quartiere avrebbero dovuto distribuire ai poveri alla fine della funzione.

La regolarità del rito indusse a trasformare gli altari temporanei in strutture stabili tradotto sotto la struttura architettonica di cappelle ed edicole ricavate dallo spazio di edifici posti agli angoli della strada. Fu così che durante il Medioevo queste strutture, durante la processione della domenica delle Palme, si praticava sia la carità cristiana con le relative elargizioni sia il culto per la Santa Croce, da cui poi avranno origine attività più impegnative come la costruzione di ospedali o la costituzione delle doti delle fanciulle povere della zona.