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Napoli, la piazza commericiale del re Federico II

Scritto da Francesca Ciampa Il . Inserito in Port'Alba

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La grande espansione commerciale avvenuta a partire dal 1197 fu strettamente legata alla nascita del piccolo Federico Ruggero, noto ai posteri con il nome di Federico II. Alla morte dell’imperatore Enrico IV fu designato come erede Federico, il quale essendo ancora troppo piccolo sarebbe stato sotto la reggenza della madre Costanza e del Papa Innocenzo III ma tale designazione determinò un periodo di anarchia che travolse il Paese ormai in balia delle forze tedesche che rivendicavano il proprio diritto di potestà sul regnante.

Raggiunta la maggiore età, Federico II, dimostrò una grande tenacia nel riprendere le redini del Regno: convocò infatti la curia generale di Capua nella quale fu determinante la rivendicazione dei diritti regi fino ad allora usurpati. Egli impose un ridimensionamento dei poteri feudatari annullando le forme di autonomia cittadina sulla base di un progetto politico volto a ricondurre tutte le città ad un livello paritario secondo un modello unico.

Questo sistema si basava sulla figura determinante del baiulo, il rappresentante regio, e con una partecipazione minima dei cittadini che cooperavano obbligatoriamente con i funzionari regi. Il coinvolgimento della popolazione si riduceva drasticamente in particolar modo per la ridistribuzione delle imposte in sede locale.

Le città, che all’epoca erano identificate con l’appellativo di “Università” mantennero la propria identità le quali trovarono un proprio rappresentante nella figura del sindaco il quale poteva intraprendere cause contro altre Università oppure tassare i propri membri per la costruzione di beni collettivi. La punta di diamante dell’età sveva fu la concessione di partecipazione dei rappresentanti della città, dei feudatari e del clero alle curie regionali, potendo così “contemplare la serenità del voto dell’imperatore” ovvero quanto egli imponeva in maniera assoluta.

Nonostante l’imperatore avesse cercato di regolamentare tutte le città del Regno in maniera omogenea dovette fare eccezione per Napoli, Salerno e Capua che divennero poli culturali grazie alla fondazione dei complessi di “Studio” (il nome tecnico che si usava all’epoca per indicare le università). Nel 1224 fondò a Napoli uno Studio che avrebbe portato il suo stesso nome e all’interno del quale vi furono impiegati personaggi con la migliore preparazione giuridica del Regno. Fu noto l’editto regio secondo il quale i prodotti esportati dovessero essere daziati in modo che studenti e professori avrebbero trovato nella città abitazioni e generi alimentari a buon prezzo.

L’età sveva è quella che generalmente viene ricordata come la prima fiorente stagione commerciale per la città di Napoli, infatti, come testimoniano i resti pervenuti dai recenti scavi nella zona portuale, il Mezzogiorno veniva identificato da genovesi e pisani come il centro economico più importante della costa tirrenica.

Ad attirare nei nostri territori marsigliesi, genovesi e pisani furono i prodotti dell’agricoltura nostrana con particolare attenzione a quelli provenienti dalla zona flegrea e dalla Costiera Sorrentina: tra i prodotti di maggiore redditività spiccavano il vino e i castagni. Il primo rifocillava non solo la corte itinerante del sovrano ma contribuiva alle speculazioni commerciali dell’area perno del Mediterraneo. Il secondo invece ebbe una diffusione enorme in Campania e dal quale si diede inizio alla raccolta di castagne, noci, nocciole e mandorle al punto tale da esportare l’eccedenza di questi prodotti in Nord Africa e in Medio Oriente.

I mercanti napoletani riuscirono a tenere testa ai rivali orientali grazie soprattutto alla produzione cantieristica con base a Pozzuoli. Infatti tale fiorente produzione permise alla città di Napoli, insieme a

Gaeta, Sorrento ed Amalfi, di partecipare all’allestimento della flotta che riuscirà a respingere l’invasione dei Saraceni del 849, infierendo agli invasori una pesante sconfitta.

Grazie a questa fermezza politica e alla fondazione di queste istituzione che Napoli fu pienamente coinvolta nei processi politici italiani ed europei e per i quali poté inserirsi nei contesti economici maggiormente allettanti. Cominciava a formarsi attraverso la disponibilità di capitali ed attraverso le conoscenze tecniche, ambientali e geografiche pervenute una rete florida dei mercati circostanti ed una flotta regia di svariate galee.