Il "caso Bracco": l'alterna fortuna di un intellettuale non asservito al potere

Scritto da Francesca Ciaramella Il . Inserito in Vac 'e Press

Antifa

Nel 1926 un incendio doloso si consuma nell’abitazione del drammaturgo Roberto Bracco, evento che a mo’ di rogo donchisciottesco distrugge la sua biblioteca e definitivamente cancella ogni traccia della sua opera inedita, La verità.

Siamo all’indomani dell’attentato avvenuto ai danni del Duce e in un clima di sospetto e violenza ormai manifesta, con questo atto gli le camicie nere completano simbolicamente l’offuscamento di un artista inviso al potere, perché intellettuale dagli ideali scomodi. Sorretto dal suo fiuto di storico, Francesco Soverina riapre oggi Il «caso Bracco» col testo omonimo uscito nelle librerie lo scorso 24 Marzo ed edito da Alessandro Polidoro Editore.

Diversamente da quanto è lecito aspettarsi da un saggio su un soggetto letterario, il testo di Soverina non intende indagare o restituire informazioni sull’opera dell’artista; il vero intento dell’autore è sviscerare le ragioni del sì e quelle del no: capire insomma cosa si nasconde dietro la grande diffusione del nome “Roberto Bracco” dall’Europa all’America, e quali oscuri moventi invece spiegano l’oblio a cui è stato curiosamente condannato nel bel paese. L’alterna fortuna di un grande drammaturgo (per citare testualmente le parole dello storico-scrittore) getta luci ed ombre sullo stesso panorama culturale italiano dei primi decenni del Novecento, rivelando o forse confermando, come il destino di un uomo di genio sia legato alle trame politiche e al giuoco delle parti.

Il conflitto con la maschera imposta dalla società civile non aveva trovato pace in un autore come Pirandello, che a partire dagli esiti tematici di alcune prove teatrali fino alla storica adesione al fascismo, aveva dimostrato come la cultura debba spesso prostrarsi alla volontà del potere. Al contrario il nostro drammaturgo partenopeo, spesso schernito come banale emulatore del grande modello siciliano, aveva rifiutato il tesseramento, confermando una dichiarata ostilità verso il fascismo e la venerazione dell’attivismo militarista, forse malridotto mascheramento di un grosso vuoto di ideali e debolezza politica. Un vuoto a cui Bracco oppose sempre il suo vivo interesse per l’uomo e il subconscio silenzioso che si nasconde dietro la superficie delle cose umane, tanto da fargli guadagnare feedback assolutamente positivi proferiti per bocca di massime autorità come quella di Benedetto Croce.

Il grande impegno pacifista dell’intellettuale di Piedigrotta fu sublimato dalla scelta di firmare la Déclaration de l’Indépendance de l’Esprit di Romain Rolland il 26 giugno del 1919 insieme a firmatari del calibro di Heinrich Mann, Herman Hesse, Albert Einstein, Bertrand Russell, Jane Addams e ancora una volta il conterraneo idealista Croce, a sostegno della campagna europea antimilitarista alla vigilia della grande guerra.

Tra accuse, intimidazioni verbali e sporadici tentativi di limitarne l’attività di libero pensatore e artista ostinato ma talvolta ombroso, Bracco continuò a lavorare dalla sua officina letteraria a opere che segnarono l’immaginario europeo, come la celebre I Pazzi, da «emigrato interno» sempre più privato del suo spazio d’azione. La battaglia e la partecipazione alla polemica politica non trovarono pace finché per un insolito scherzo del suo stesso beffardo destino, la morte non pose fine ai suoi giorni, proprio qualche giorno prima dell’uscita di scena del Duce.

Banner AIRC