Cisternino, il gioiello bianco del Sud Italia (2/3)

Scritto da Raffaele Annunziata Il . Inserito in Linea di Confine

SAM 2024
Quando arrivi in Puglia la prima cosa che noti è la distesa immensa di ulivi. L'albero un po' simbolo del Mediterraneo, nelle terre pugliesi è sparso un po' ovunque e si radica nella tipica terra rossiccia.
Già dal primissimo giorno abbiamo avuto l'occasione di venire a contatto con le forti tradizioni gastronomiche che questi territori consevano e portano avanti, ma seduti a un tavolo di ristoranti tipici; questa volta invece, nel secondo giorno del tour, ci troviamo dietro le quinte della produzione di uno dei prodotti fondamentali per l'alimentazione mediterranea: l'Olio. La nostra avventura a Cisternino pertanto ci ha portati al Frantolio di Pietro D'Amico.

Il Frantolio
SAM 2033

L’Azienda Agricola Biologica “Il Frantolio di D’Amico Pietro”, di antica tradizione familiare operante nel settore olivicolo, sorge nel lontano 1917 ed è condotta attualmente dallo stesso Pietro D'Amico, il quale ci ha fatto da sapiente guida. Uno dei principali aspetti dell'azienda è l'agricoltura biologica, certificata da Bioagricert, che si estende su un territorio di circa 25 ettari, in buona parte coltivati ad uliveto. Migliaia di uliveti vengono curati garantendo il mantenimento delle varietà tipiche come l'Ogliarola, il Nardò, la Cerasola, la Fasola, la Corna Leucocarpa, le quali convivono con varietà selvatiche tipiche della macchia mediterranea.
Il percorso ci ha portato a scoprire ogni passaggio che porta un oliva a diventare olio: abbiamo visto come ci siano diversi procedimenti da quelli tradizionali a quelli più moderni; come sia importante la lavorazione a freddo (ovvero che i procedimenti non facciano superare i 25/26 gradi al composto); come sia importante il livello di  l'acidità per un prodotto di qualità; quanto sia importante il tempo, la conservazione e molto altro. Il prodotto primario e di maggiore pregio dell’azienda è l’olio extra vergine di oliva “Trisole”, certificato anche “qualitativamente” dalla Corporazione dei Mastri Oleari, ma abbiamo avuto modo di capire come da ogni parte dell'ulivo è possibile ricavare prodotti anche diversi dall'olio: come ad esempio prodotti cosmetici a base di olio extravergine. Un'altra interessante peculiarità è la coniugazione dei luoghi tradizionali con i più moderni impianti di produzione. Nei trulli infatti sono possibili degustazioni, ed è lì che siamo passati dalle parole ai fatti: assaggiando olii diversi, aromatizzati in modo diverso, ci siamo inoltrati direttamente in un universo di gusto e tradizione che nessuna parola può ben spiegare.

Il viaggio attraverso le ricche terre della Puglia e di Cisternino, ma soprattutto attraverso l'enogastronomia ci portano direttamente davanti a un altro prodotto simbolo del Mediterraneo: il vino. A tal proposito abbiamo avuto l'occasione di ascoltare un'altra storia davvero affascinante presso la Cantina Semeraro.

Vini Semeraro
SAM 2054

L'azienda agricola Semeraro è un'azienda di famiglia che da anni si occupa di vinificazione, tenendo in piedi un equilibrio tra passato e futuro, cioè un luogo in cui è rimasto inalterato essenzialmente l'antico e tradizionale rapporto della cura del vigneto.  L’azienda si consolida a Casalini, una piccola frazione del comune di Cisternino, e i suoi vini sono strettamente radicati nella terra da cui provengono e ne raccontano la storia attraverso i colori, i profumi e le sfumature. Non è un caso che l'azienda possa vantare vini di qualità ad indicazione geografica tipica della Valle d’Itria. Insomma una gran bella realtà, in crescita e attenta alla qualità. Ma la storia davvero peculiare lega indissolubilmente Vino e Musica. Si avete letto bene, Musica. Pierfranco Semeraro oltre ad essere un grande appassionato di vini è un apprezzato musicista e direttore di coro e dal 2001 si occupa della musica corale pugliese ed italiana in qualità di Presidente ARCoPu (Associazione Regionale Cori Pugliesi) e dal 2005 al 2014 di vice-Presidente Feniarco (Federazione Nazionale Italiana Cori). Ma cosa lega esattamente Vino e Musica? E' lo stesso Pietro a spiegarci che nella sua azienda il vino viene sapientemente "massaggiato" attraverso la musica. In parole povere, per tre ore al giorno viene fatta ascoltare musica ai contenitori di vino, ma non un compositore a caso: è Wolfgang Amdeus Mozart a entrare in contatto in modo viscerale con i vini. L'effetto è reale e concreto: in pratica determinate onde sonore e la loro frequenza interferiscono con lo stato del vino, ammorbidendolo. Addirittura si ottiene un effetto simile a quello conferito dalle botti di legno, senza però la legnosità tipica.

Una storia incredibile, che unisce trasversalmente storia, tradizione e diverse arti. Cisternino continua rivelare sorprese e bellezze. Per vivere tutto ciò non sarebbero bastate settimane, ma ne abbiamo avuto un ricco assaggio, come quelli di capocollo tipico della regione. Ma il nostro viaggio non è ancora finito. Manca qualcosa, manca il simbolo stesso di questa regione, mancano i trulli...

Ma ne parleremo nel prossimo numero.

Banner AIRC

Iscriviti alla nostra NewsLetter e risparmia subito 5€ sul prossimo acquisto