Le segrete del Maschio Angioino: la leggenda del coccodrillo

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Succede a Napoli

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Non poteva sfuggire alla ricca tradizione di miti e leggende su Napoli uno dei simboli della città: stiamo parlando di Castel Nuovo (o Maschio Angioino), lo storico castello medievale e rinascimentale che domina piazza Municipio ed i cui sotterranei sembrano essere stati per lungo tempo la dimora di un coccodrillo venuto da Oriente.

All’interno della sua complessa architettura, il Maschio Angioino nasconde due locali sotterranei adibiti a prigioni: il primo era anticamente chiamato “fossa del miglio”, mentre il secondo “prigione della congiura dei Baroni”. La fossa del miglio, in particolare, doveva il suo appellativo al fatto di essere stato in passato un deposito per il grano, ma non trascorse molto tempo affinché anche la sua funzione mutasse, divenendo il luogo in cui venivano rinchiusi i prigionieri condannati alle pene più severe.

È qui che inizia il mistero: nelle segrete di Castel Nuovo i detenuti scomparivano senza lasciare alcuna traccia, nonostante l’imponente costruzione non permettesse ad alcuno di evadere con tanta facilità. Gli abitanti di Napoli allora, interrogatisi sulle sparizioni, chiesero a gran voce che fossero disposti dei controlli per venire a capo della situazione. Fu scoperta così la presenza di un coccodrillo nei sotterranei, che entrava attraverso una piccola apertura nella parete rocciosa ed inghiottiva i malcapitati prigionieri, trascinandoli con sé in mare.

Ma a cosa poteva essere dovuta la presenza di un coccodrillo nelle acque partenopee? Sulla base di alcune ricostruzioni del tempo, l’animale sarebbe giunto nel Golfo seguendo una nave proveniente dall’Egitto (il porto di Napoli infatti era già a quel tempo una tappa fondamentale per il commercio tra Europa ed Africa).

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Una volta svelato il mistero, il re Ferrante d’Aragona decise di sfruttare la situazione a proprio favore: egli infatti riuscì a sbarazzarsi di diversi baroni che congiuravano contro lui facendoli divorare dal mostro. E lo stesso fece la regina Giovanna II d’Angiò, gettando nella fossa del coccodrillo i suoi amanti, dopo che questa aveva goduto dei loro servigi. Infine, per volere dello stesso Ferrante d’Aragona, il rettile fu ucciso (utilizzando una coscia di cavallo come esca) e poi impagliato ed appeso imbalsamato sulla porta d’entrata della fortezza.

Nel 2004, durante i lavori per la linea della nuova metropolitana, sono stati ritrovati dei resti che si presume possano appartenere ad un cetaceo. Per molti scienziati si tratterebbe della prova decisiva dell’autenticità del racconto. Leggenda o realtà? Per ora nessuno può dirlo, ma intanto l’ala sotterranea del castello è conosciuta tutt’oggi come “fossa del coccodrillo”.

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