Terrore e Terrorismo, la verità sull'incidente di New York

Scritto da Francesca Ciampa Il . Inserito in Vac 'e Press

CIAMPA

L’America è considerata nell’immaginario comune "LA TERRA PROMESSA", il luogo dove i sogni possono diventare realtà ed in cui ogni uomo può avere il suo riscatto personale. Questa concezione, tramandata nei secoli, conferisce un forte patriottismo a tutti coloro che, provenendo da nazioni con opportunità meno “fertili”, ottengono una propria realizzazione professionale.

Tuttavia qualcosa è cambiato dopo lo storico attentato dell’11 settembre 2001: l’aquila americana porta su di sé tracce di vulnerabilità e cicatrici che stentano a ricucirsi. L’America, potenza mondiale indiscussa fino ad allora, ha ricevuto uno schiaffo oggi non più tollerabile, soprattutto da un Presidente il cui slogan elettorale è stato “Make America Great Again”.

Sulla base degli ultimi avvenimenti tragici di Times Square, nasce spontaneo chiedersi: l’America è poi così lontana dagli avvenimenti terroristici che hanno colpito l’Europa? Come mai c’è discordanza tra le informazioni diffuse dalla TV locale e quelle comunicate ai giornalisti intercontinentali? Ma soprattutto, siete sicuri di conoscere la verità sull’incidente a Times Square dello scorso 18 maggio?

Analizzando le dinamiche dell’incidente è palese una terribile somiglianza tra gli episodi di New York e quelli vissuti precedentemente a Nizza, Berlino, Londra e Stoccolma. Dopo una primavera con temperature invernali, quella giornata rappresentava una delle prime temperature estive della stagione. In particolar modo ciò che rende il tutto ancora più sospetto è l’orario nel quale è avvenuto l’incidente: mezzogiorno (le 18:00 ora locale italiana). Tutti sanno che nell’ora di punta a Times Square, piazza simbolo di Manhattan, il transito è quasi completamente pedonale e che la folla dei turisti e residenti della Grande Mela si concentra lì per la pausa pranzo. Infine, le modalità di esecuzione sono quelle utilizzate già in precedenza in Europa da persone psicolabili, facilmente inclini alla radicalizzazione dei predicatori della jihad.

Come ci racconta la testimone napoletana intervistata: “Senza nemmeno realizzare ciò che ci stava accadendo un’auto a tutta velocità ha iniziato a travolgere i passanti. Si trattava di una berlina amaranto che ha travolto i pedoni che passeggiavano tra la 42esima e la 45esima Strada sulla 7 Avenue. E’ scoppiato il panico, ricordo solo le urla dei turisti e la corsa verso un luogo dove rifugiarsi per non essere travolti. Sentii il rumore di un tamponamento e vidi l’auto, a pochi metri dal negozio della Swatch, schiantarsi contro un paletto. La sua folle corsa era finita, ero salva ma sotto shock. Solo successivamente seppi che il conducente, uscito dall’auto, ha cercato di mischiarsi tra i turisti per scappare dalle forze di Polizia che lo avevano disperso. Miracolosamente un impiegato di un negozio, nel ruolo di Security, ha riconosciuto il malvivente, lo ha bloccato e consegnato alla Polizia. Circa un’ora dopo capii che una ragazza di soli 18 anni era morta e altre 23 persone erano ferite abbastanza gravemente.”

Ufficialmente il Dipartimento di polizia di New York, nelle vesti del sindaco della città, Bill de Blasio e del Governatore Andrew Cuomo, ha indetto una conferenza stampa per classificare l’avvenimento come un “incidente isolato” in modo da placare il panico diffuso. Il discorso cardine puntava a rassicurare la popolazione attraverso il potenziamento della sicurezza in tutti i luoghi strategici di Manhattan con ulteriori unità anti-terrorismo.

Nonostante la stampa locale continuasse a parlare di “attentato”, i giornali intercontinentali hanno provveduto a smentire. In questo clima di contraddizioni sono stati tralasciati alcuni dettagli, secondo i quali l’uomo ha guidato l’auto per alcuni isolati travolgendo la folla presente sul marciapiede sorpresa dall’elevata velocità del veicolo (160km/h), fino al momento dello schianto avvenuto a Times Square a causa di una guida sotto effetto di droghe e alcol.

Ciò che però non è stato opportunamente specificato in Europa è che il conducente, un ventiseienne americano del Bronx di nome Richard Rojas, non era un semplice cittadino, ma un ex veterano della Marina dotato di addestramento militare. Il ragazzo aveva già precedenti penali per guida in stato di ebbrezza e sarebbe stato arrestato in precedenza per ben due volte per lo stesso motivo.

Una volta scongiurato il pericolo di attentato terroristico, il governo americano ha però chiuso e bloccato tutti gli edifici presenti intorno a Times Square ed isolato l’area in modo da permettere il transito solo alle forze dell’ordine ed ai pompieri. La fermata della metropolitana è stata sospesa e gli ingressi degli accessi adiacenti sono stati sbarrati, infine sono state chiuse al transito tutte le strade dalla 42esima alla Nona fino alla 1 Avenue. Una precauzione, ritenuta da molti newyorkesi, “esagerata” per un “semplice incidente”!

Chissà, forse è stato solo un incidente o forse no. Ciò che sicuramente non potrà essere negato è la morte di una giovane turista 18enne, la cui colpa è stata quella di trascorrere semplicemente le vacanze con la sua famiglia nel posto sbagliato al momento sbagliato.

New York never forgive her

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