Campania segreta: Roccamonfina

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Linea di Confine

MUROLO copertina

Il Roccamonfina. Un vulcano spento da 50000 anni. Molto simile al Vesuvio, ma più grande, forma oggi un Parco Naturale, confine nord della Campania. Mi è piaciuto questo titolo per introdurre il primo di una serie di mini-reportage su luoghi poco conosciuti della nostra regione.


È un piacere, ai giorni nostri, poter visitare zone appena sfiorate dal turismo, che invece imperversa nella maggior parte del territorio, e così vivere un’avventura fatta di continue scoperte, tra borghetti isolati, vestigia di civiltà antiche e natura ( quasi ) incontaminata.

Così vicini al capoluogo ed al litorale Domizio, meta di decine di migliaia di gitanti, soprattutto nei mesi caldi, si può camminare nei piccoli centri della zona, senza incontrare traffico di sorta. Poche auto percorrono le stradine che si inerpicano da Caianello per raggiungere il paese di Roccamonfina, centro dell’omonimo Parco Naturale, ed i paesini limitrofi: Campagnola, Gallo, Garofalo e Torano, ed altri ancora più nascosti, ma comunque facili da raggiungere. Località accumunate da una bizzarra morfologia, cioè pur avendo l’aspetto e le usuali caratteristiche dei paesini montani, hanno i chiari segni del Mediterraneo. Campanili dallo stile Moresco affiancano cupole ricoperte dalle classiche maioliche gialle e verdi, come in costiera amalfitana.

A farla da padrone sono i boschi, dove si può trovare una rassicurante frescura, grazie all’altitudine ed alla rigogliosa vegetazione. Se una visita al Santuario dei Lattani è d’obbligo, consiglio una passeggiata a piedi, dal centro di Campagnola, attraversando la valle di Tuoro di mezzo, fino alla sorgente Pantaniello, si incontreranno un ruscello e altre 3 sorgenti naturali.

Suggestivo, anche, è camminare all’ombra dei castagni verso la vetta del monte Santa Croce.

Attenzione ad arrivarci in auto, sulla cima c’è un’istallazione militare, e ci si ritrova davanti ad un cancello invalicabile, con poco spazio per l’inversione di marcia.

Il vulcano, molto simile al Vesuvio, anche se molto più vasto,era in piena attività tra i 630000 ed i 400000 anni fa, periodo in cui si data la grande eruzione che cambiò i connotati a tutta l’area. Oggigiorno i due coni, ciò che resta dell’enorme cratere, sono il monte Santa Croce ed il monte Lattani, e tutto attorno si estende un territorio formato da antichi crateri spenti, dove la vegetazione è così fitta, a tratti, da non lasciar passare la luce del sole. Castagni perlopiù, che oltre al frutto forniscono il pregiato legno così usato in zona, oltre che per l’esportazione, sulle pendici dei monti ed i fianchi dei crateri. Felci verso il fondo, dove l’ambiente è più umido.

Sono presenti una gran quantità di fiori, tra cui l’”orchidea romana”, dai fiori bianchi e violacei.

In epoche remote, “Eocene” – “Oligocene”, cioè fino a 100-200000 anni fa, le numerose eruzioni laviche, ostruirono i corsi dei fiumi Liri e Volturno, formando una vasta palude, dove vivevano i grandi mammiferi, ora presenti solo nel continente africano, quali ippopotami ed elefanti. Due teschi di questo esemplare di pachiderma furono ritrovati nell’800, e sono adesso conservati, uno al Museo di Storia Naturale di New-York, e l’altro all’Istituto di Paleontologia di Napoli.

All’epoca si stima che la cima del vulcano raggiungesse i 3000 metri, in seguito alle numerose eruzioni, oggi arriva ai 1005 metri del monte Santa Croce, e dei poco più che 800 metri del Lattani. Ad un visitatore attento, per lo più dotato di buon spirito di osservazione, e di queste poche informazioni, è facile individuare gli antichi crateri, adesso pieni di una folta vegetazione. Gli antichi Romani già iniziarono ad impiegare la pietra vulcanica per l’edilizia, oggi sono dovunque case ed edifici prestigiosi costruiti con questa prezioso e solido materiale dall’aspetto imponente.

MUROLO Interno

Un’espressione ancora più evidente dell’antica attività vulcanica, sono le numerose sorgenti termali. Tutta la zona è piena di Spa e Centri Benessere, dai più lussuosi, spesso ubicati nei grandi alberghi dotati di ogni confort, ai più spartani; ce n’è per tutti i gusti. Non è un caso, che una delle strade principali di Roccamonfina, si chiami “Viale delle Terme”. Anche i palati raffinati troveranno suggestioni interessanti. Trattorie, ristoranti e Agri-turismi aspettano solo di essere visitati in ogni angolo di questo magnifico territorio.

Popolato anticamente dagli Aurunci, una popolazione di origine Osca, guerrieri sconfitti dai Romani intorno al 400 a. C., conserva ancora qualche traccia della loro civiltà. Sulla cima del monte La Frascara, vi sono dei blocchi di pietra a testimonianza di una loro fortificazione. Al confine sud-occidentale del Parco di Roccamonfina, anche chiamato “della Foce del Garigliano”, sorge la cittadina di Sessa Aurunca, che da loro prende il nome.

Questa è la conclusione ideale dell’”avventurosa scampagnata” che vi propongo. Qui si può continuare la visita culturale, se lo si desidera, perché tra rovine Romane e chiese medievali e barocche, c’è ancora tanto da vedere.

Per chi preferisce, invece, un tuffo a mare non è complicato. Pochi minuti in auto, e si è arrivati. Venti chilometri per Baia Domizia, pochi in più per Formia e Gaeta.

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