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Campania Segreta: Torchiara

Scritto da Luca Murolo Il . Inserito in Port'Alba

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Perla del Cilento, Torchiara si estende per una superficie di circa kmq. 10 sulle colline che dominano Agropoli.
Sull’ origine del suo nome, ci sono diverse scuole di pensiero. Turcularius, dal latino, Torchio,oppure Turribus Clara, sempre latino, che vuol dire “ Illustre tra le torri“. Questa è la versione che più mi piace e mi convince, perché pur essendoci sicuramente dei torchi, data la presenza di ulivi e vigne, che continuano a produrre olio e vino, le Torri, sono invece, elemento preponderante nelle costruzioni locali.
Presenti in tutti i palazzi nobiliari, ben 14, nel territorio di Torchiara, sono più propenso a credere che il nome le venga da questa prerogativa.
Veri castelletti fortificati, ci ricordano che, dalla fondazione del paese, le prime tracce risalgono al 1100, i signorotti locali hanno sempre vissuto qui, lontano dal mare e dal pericolo delle continue scorrerie dei predoni Saraceni.
I pescatori, e tutti coloro che avevano a che fare con questa attività, vivevano ad Agropoli; gli altri in collina, riparati dai bastioni naturali delle alture e dalle fortificazioni attrezzate dai nobili.
Agropoli era stata Saracena per 40 anni, dall’876 al 915, anno in cui l’avevano abbandonata, perché rimasti isolati, prima di essere sconfitti e scacciati dai Cristiani.
Qui avevano avuto un “ribat” ( avamposto fortificato) da dove lanciavano attacchi alle vicine città, arrivando ad insidiare addirittura Napoli e Roma, centro della Cristianità. Tessevano numerose alleanze con signorotti e potentati locali, all’occorrenza, addirittura con Atanasio II, il vescovo-duca di Napoli.

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Nei secoli a seguire, le scorrerie di Barbarossa e colleghi, restarono comunque frequenti e temutissime.
Torchiara è divisa in due parti, chiamate Sottana e Soprana, e poi vi sono le frazioni di Sant’Antuono e Copersito.
Oggigiorno si può parlare, più attualmente, di tre nuclei abitativi: il Centro Storico, con ai suoi estremi la Torre Mangoni ed il Palazzo Torre, la parte superiore dominata da villa Pavone ed il suo bel parco. Palazzo Riccio e Palazzo Brugnoli.
Leggermente staccata, più per stile architettonico che per distanza, c’è Sant’Antuono, la parte nuova del paese. Qui c’è un’altra particolarità di Torchiara, l’unica chiesa al mondo sotto i cui portici passa una strada. La provinciale. Situato più in basso, più a sud, c’è il borghetto di Copersito, vero gioiello.
Qui, come in un quartiere residenziale, sorgono i più bei palazzi, con i giardini più curati e gli scorci più suggestivi. Palazzo de Vita, Palazzo Albini e Palazzo Siniscalchi, e la splendida colombaia Mangoni, bizzarro esempio di architettura cilentana. Tra stradine scoscese e vicoletti caratteristici si arriva alla chiesa di Santa Barbara.
A metà strada da quest’ultima ed il centro storico, si erge il Palazzo Baronale de Conciliis, magari non il più bello, né il più grande, ma sicuramente il più imponente. Sembra essere stato costruito dagli antichi signori di Torchiara, come una sentinella a guardia del paese.

In una delle torri, quella tonda, c’era il carcere. In un luogo così ameno e grondante di storia e cultura, non potevano mancare gli uomini illustri. Torchiara, con una popolazione di appena 1800 anime, ha dato i natali a ben tre ministri.

Nel 1848, epoca dei moti insurrezionali che precedettero l’Unità d’Italia, i noti irredentisti Gian Battista Riccio ed i fratelli Angelo e Carlo Pavone fecero si che Torchiara fu considerato il centro della rivolta cilentana.

Ci sono diverse strutture dove alloggiare, B&B e case vacanza, alberghi e case private, ma la più suggestiva è senz’altro Borgo Riccio, dove la bella proprietaria, Angela Riccio, dallo strano accento milanese e la squisita gentilezza cilentana, si dimostra sempre disponibile ad organizzarvi il giro turistico del paese.

Mangiare, poi, è una delizia. Per chi non conoscesse la cucina locale, questa riserva un’infinità di sorprese. Gli intenditori invece, possono spingersi fino a Cicerale, altro magnifico borgo, a pochi chilometri di distanza, dove, a parte i gustosissimi ceci che danno il nome al paese (o è il contrario?), possono assaggiare legumi presenti solo in questo territorio, come le caratteristiche zucchette, e fagiolini lunghi come spaghetti.

Assolutamente non lasciate Torchiara senza un passaggio per la pluripremiata gelateria del bar Di Matteo a Sant’Antuono. Cioccolato e fichi, ed un saluto che si tramuta in un arrivederci a Torchiara.

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