A’ Nomme d’a Democrazia

Scritto da Andrea Bianco Il . Inserito in Vac 'e Press

democrazia

Peculiarità dell’Impero Romano nel Tardo Antico fu la simbiosi che si costituì tra Chiesa e Impero. Se la civiltà romana non fu mai del tutto scissa dalla religione, è con l’Editto di Tessalonica (360 d.C.) che il Cristianesimo diventa “religione di stato”.

Da tale rapporto scaturì una legislazione perlopiù sfavorevole ai culti diversi da quello Cattolico. Spietata, fu la repressione delle “eresie” e con il corpo normativo De Iudaeis, prima, e la novella giustinianea De Hebraeis poi, l’ebraismo fu posto in una condizione tale da non morire, sopravvivendo come esempio del peccato umano. Le riprovevoli ingerenze cercarono al più di ridurre la diffusione della religione dei kyrioktònoi: gli assassini del Signore.

In un 2017 dove le lotte religiose generano morte e paura, infiamma la polemica riguardante cittadinanza e immigrazione. In una società pluralista, com’è la nostra, vi sono due modi per tutelare la convivenza: forzare l’integrazione o garantire la differenza tra gruppi etnici. Ad oggi, molti degli Stati europei hanno varato disposizioni in risposta agli stermini fatti a’ nomme e’ Dio.

L’11 Luglio 2017 è una data significativa. In questo giorno, la Corte europea dei diritti dell’uomo si è espressa con riguardo alla legge belga che, sulla scia della normativa francese, vieta di indossare il niqab, il velo integrale che lascia scoperti solo gli occhi, nei luoghi pubblici. Ciò per ragioni di sicurezza, connesse al poter indentificare il soggetto. La Corte di Strasburgo, in linea con decisioni precedentemente prese, ha avallato, mediante due sentenze, il divieto belga. Secondo il giudice europeo dei diritti, tale restrizione mira a garantire la “coesione sociale”. Il fine della convivenza sarebbe quindi perseguito da questa norma, “i diritti e le libertà altrui” sarebbero così tutelati.

Coesione sociale e tutela dei diritti, fanno essere questa legge “necessaria in una società democratica”. Una democrazia pluralista, una società multietnica, l’essenziale diversità. Non si potrebbe trovare proprio nella diversità una risposta? Nell’esaltazione personale delle proprie differenze. Nella consapevolezza di star affrontando ognuno la propria personale fatica quotidiana. Se questo provvedimento belga non viola i diritti di alcuno, è certamente un effige. Non l’unica e non la più significativa forse, ma un effige. Una risposta alla paura delle genti. Una risposta che mostra la durezza della reazione democratica alla follia della violenza. Se non oso paragonare la normativa di uno Stato di democrazia pluralista a quella di un impero colluso con in Cristianesimo, vorrei che la democrazia non fosse solo un meccanismo burocratico.

Vorrei che fosse l’anima di un paese e, prima ancora, di un individuo. Vorrei che si potesse garantire la coesione sociale, che si potessero tutelare i diritti e le libertà. Di tutti, però. Vorrei non solo che si capisse ma che, di già, si sentisse che: “Le libertà sono tutte solidali. Non se ne offende una senza offenderle tutte”. Filippo Turati.

Vorrei.

In copertina:
Opera 010; Raccolta “Tempi Moderni”; 1975; Francesco Lucrezi

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