Avanti: il nuovo libro di Matteo Renzi

Scritto da Riccardo Barone Il . Inserito in Letteratura

avanti renzi

Non mi sarei mai aspettato di mettermi a scrivere la recensione del libro di Renzi quando ne ho sentito parlare per la prima volta. L’ho cominciato a leggere con molto scetticismo e qualche pregiudizio, dopo aver letto le “spacconate” delle pagine su Enrico Letta. Tuttavia, alla fine, ho scelto di scrivere questa recensione per consigliare a tutti i nostri lettori renziani, antirenziani, piddini o meno la lettura di “Avanti”.

Al di là degli aneddoti divertenti di questo libro (Renzi che dopo aver spiegato al presidente del Kazakistan la qualità delle nostre infrastrutture, resta bloccato in ascensore con lo stesso o Castro che dà del “compañero” a Calenda), Renzi è riuscito a raccontare se stesso e i suoi 1000 giorni al Governo dell’Italia con sincerità ed orgoglio.

Governare l’Italia per chi non aveva (e non ha) mai fatto neanche il parlamentare è stata una sfida contro tutto e contro tutti, sempre più spesso i media e le opposizioni, comunicativamente sempre più brave e sicuramente egemoni, raccontano Renzi come il male assoluto e così molti di noi, in pochi anni, hanno rimosso la storia dell’Italia e della vera nascita dei mali che l’hanno portata all’ultima crisi.

Nel libro di Renzi mi hanno colpito molto le sue parole sulla scuola e sulle banche, due punti che hanno indebolito il suo Governo, malgrado le buone azioni e migliori intenzioni, ma che sono diventati boomerang solo per l’incapacità di raccontare la verità al nostro Paese.

La riforma della scuola era partita bene, poi, come ammette l’autore del libro, si è rotto il dialogo con gli insegnanti e, mentre si assumevano 100mila precari, l’attenzione invece di andare su questo risultato si concentrava sull’algoritmo e su problemi secondari per chi fino al 2015 non aveva mai sperato di uscire dal precariato. A causa degli errori burocratici ad un certo punto la sede della cattedra era diventata più importante della stabilità e della fine del precariato. Un paradosso.

Per molti che hanno creduto in Renzi, l’ultimo periodo è stato complicato, da quando il segretario del PD ha perso il referendum, infatti, è partita una lunga discesa dal suo carro ed una ricca narrazione delle sue colpe, che ha convinto molti che Renzi andasse superato. Qui non si tratta di rilanciare un leader o di tifare per qualcuno, ma il libro ci consegna il dovere di riconoscere che per 4 anni una “persona nuova” ha provato ad affrontare dei problemi e cambiare le cose, ed è molto probabile che per molti lo status quo fosse più rassicurante, per dirla con le parole di Renzi “se fai politica e non ti prendi mai un rischio potrai vivere un’onesta carriera collezionando poltrone, ma non cambierai mai il tuo Paese”. Così facendo però il fronte di chi ha cominciato a temere che il cambiamento potesse toccare la propria piccola “rendita di posizione” si è arricchito “passo dopo passo”.

Infine Napoli, nei giorni in cui si chiudono le assegnazioni delle Olimpiadi 2024 (Parigi) e 2028 (Los Angeles), Renzi ha mostrato una rinnovata attenzione per la nostra città (per la quale dichiara “una passione travolgente”), parlando di Napoli candidata ad ospitare un’Olimpiade, di Bagnoli, delle ecoballe, del sostegno all’associazionismo. Tutti ambiti che in questi anni sono stati affrontati con risorse ma che non hanno avvicinato la città a Renzi, un tema su cui dovremmo riflettere e che fa da “trait d’union” di tutto il libro: come si comunica oggi in politica? Quanti danni ha fatto l’idea che tutto ciò che è virale è reale?

Post scriptum strettamente personale: rileggere di Ventotene, l’isola su cui sono cresciuto, e della storia straordinaria di un gruppo di confinati che, in piena guerra, hanno immaginato l’Europa unita mi rende sempre orgoglioso del nostro Paese e penso che il segretario del PD debba insistere nella “battaglia” per un’Unione Europea che affianchi ideali e strategia alla direzione economica.

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