Libertà individuale e obblighi sociali

Scritto da Nestore Cerani Il . Inserito in La Bufala

vax

Il “leit-motiv” degli anti VAX è che la condizione di obbligatorietà della pratica vaccinale lede il principio della libertà individuale, attacca la sfera del diritto personale di essere padrone delle proprie decisioni.

A prima vista sembra corretto ma non lo è. L’uomo, secondo la celebre definizione di Aristotele, è un animale politico. La sua vita dipende dall’appartenenza ad un gruppo e quindi dall’accettazione delle regole che organizzano e consentono la vita del gruppo. Ciò fin dai primordi dell’umanità, quando gli uomini andavano in giro alla ricerca di cibo. Vivere in una collettività significa accettare il rispetto di alcune regole comuni. A quel rispetto non si può opporre la pretesa alla propria assoluta libertà individuale di scelta. Nessuno pensa che l’obbligo di rispetto delle leggi vigenti sia una diminuzione della propria individuale libertà. Anzi tutti sanno ed accettano che la violazione dell’obbligo di rispetto delle leggi venga punito severamente.

Sono molti gli esempi storici di situazioni che hanno richiesto l’obbligatorietà nel rispetto di alcune norme visto che la libera scelta non garantiva le finalità sociali cui erano destinate. Verso la fine degli anni ’80 del XIX secolo, ad esempio, lo sviluppo dell’industria determinò la necessità di un sistema di protezione sociale per gli operai anziani. Quel sistema era alimentato da un fondo sottoscritto dagli interessati volontariamente. Di fronte al fallimento della scelta individuale il governo Giolitti dovette varare la legge n°80 del 17 marzo 1898 che rendeva obbligatoria per i datori di lavoro l’assicurazione contro gli infortuni. Lo stesso avvenne per il sistema pensionistico, nato su base volontaria nella ipotesi che gli operai capissero l’importanza del risparmio previdenziale, il clamoroso fallimento della partecipazione “volontaria” indusse il governo a promuovere la legge n° 350 del 1898 che istituiva la Cassa nazionale di previdenza per la vecchiaia e l’invalidità degli operai in seguito divenuta “Cassa nazionale delle assicurazioni sociali (in pratica l’antenata della odierna INPS). La partecipazione ad essa divenne obbligatoria sia per gli operai che gli industriali con trattenute alla onte sul salario.

Oggi nessuno contesta l’obbligatorietà delle trattenute previdenziali sui propri emolumenti .

Lo stesso dicasi , ad esempio, per l’assicurazione sulla responsabilità civile degli automobilisti . Fino al 1969 l’assicurazione auto non era obbligatoria . La maggioranza assoluta degli automobilisti non aveva nessun tipo di assicurazione .Ciò creava un grave problema sociale in dipendenza del rapido espandersi della circolazione automobilistica: le vittime dei sempre più numerosi incidenti mortali o no, non avevano copertura né una forma qualsiasi di indennizzo. Bisognava provvedere. Venne approvata le legge 24 dicembre 1969 n°990 che istituì l’assicurazione auto obbligatoria . Nessuno organizzò proteste in nome della violazione della autonoma libertà di azione del singolo cittadini. Anzi quella obbligatorietà venne salutata come una scelta di civiltà.

Lo stesso avvenne per i vaccini, con l’aggravante che la questione riguarda direttamente la difesa della salute pubblica e la lotta a gravi malattie infettive. Il rapido decadere delle vaccinazioni “libere” e la ricomparsa preoccupante di malattie scomparse hanno richiesto la formulazione di una legge che rende obbligatorie alcune vaccinazioni. Le vaccinazioni sono efficaci quando creano il cosiddetto “ effetto gregge” che impedendo la diffusione di agenti patogeni pericolosi protegge

proprio quei rari soggetti che per caratteristiche individuali, non sopportano la vaccinazione. I motivi dell’opposizione sono essenzialmente due: la pretesa violazione del diritto alla libertà di scelta e la composizione pericolosa dei vaccini.

Sul primo punto abbiamo chiarito che sulle questioni che afferiscono alla tutela della collettività tale diritto non può essere invocato. Circa il secondo: quale sarebbe la logica che indurrebbe le case farmaceutiche ad “avvelenare “ i nostri bambini? Il successo commerciale di un prodotto dipende dalla sua validità. Perché mai le compagnie farmaceutiche dovrebbero creare problemi ad un prodotto che garantisce ad esse guadagni sicuri? Dov’è la logica in questo? I capitalisti del farmaco sono brutti, sporchi e cattivi ma non sono stupidi. Sanno che i profitti derivano dall’efficacia dei loro prodotti. Perché mai dovrebbero metterla in discussione?

La questione dei vaccini, del loro meccanismo di azione è troppo complicata per lasciare che ne parli don Pasquale il verdummaro. La scienza, miei cari, non è democratica .Quando per acquisire il patrimonio di conoscenze che metti in condizione di parlare con cognizione di causa di un argomento sono richiesti anni di studio e di impegno i “ dilettanti allo sbaraglio “ non hanno diritto di parola .

Purtroppo la decadenza culturale della coscienza civica ha reso irrilevante la competenza , vissuta come negativa. Ciò autorizza tutti gli incompetenti che prima, senza far danno, si occupavano della formazione della squadra del cuore, a mettere bocca in cose di cui non capiscono un tubo anche se, nella presunzione dell’ignoranza , presumono di essere autorizzati a farlo. Lasciate infine che esprima il mio disprezzo per quei politicanti di terzo rango che per acchiappare voti sostengono e propalano simili bestialità dopo essersi fatti le ossa con la cura Di Bella, Stamina, il bicarbonato per curare i tumori ed altre simili solenni minchiate. Sono gli stessi che si oppongono alla vera, assoluta libertà individuale che non ha effetti sociali. Il diritto di sceglier quando e come morire.

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