Corea del Nord: dovevano essere le sanzioni più dure di sempre e invece...

Scritto da Gabriele Crispo Il . Inserito in Vac 'e Press

corea del nord

Lo scenario geopolitico internazionale è negli ultimi tempi funestato da eventi preoccupanti. Il mondo vive con apprensione quanto potrebbe accadere nel caso Pyongyang decidesse di iniziare un azione militare nei confronti dei paesi vicini (Giappone e Corea del Sud) o addirittura contro gli Stati Uniti.

Il dittatore coreano è il leader di uno stato socialista, con un sistema pianificato, che ha un livello di rispetto dei diritti umani tra i più bassi al mondo. Le tensioni militari nascono a causa della storia della piccola penisola. Kim Jong- Un rivendica, come del resto la Corea del Sud, il territorio del vicino. Difatti è dalla cessazione delle ostilità della Guerra di Corea nel 1953 che le relazioni con la Corea del Sud sono difficili, nonostante la firma nel 2000 della Dichiarazione congiunta Nord-Sud . Per Unione Europea, Canada, Stati Uniti e Giappone è proprio la politica della Corea del Nord a causare questa instabilità nella penisola. Ciò ha creato un atteggiamento teso scaturente il più delle volte in sanzioni economiche che hanno fomentato la crisi. Il problema internazionale nasce in virtù del fatto che accanto a relazioni così tese, la Corea del Sud, accosta relazioni ottime con la Cina, il Vietnam, la Russia e l'Iran.

Dopo l'inizio del programma nucleare nel 2006, il paese guidato da Kim Jong-Un ha iniziato una serie di test che hanno portato, secondo i dati, a possedere 10 ordigni nucleari. Il numero è misero: la Russia ha più di 8500 ordigni (di cui molti già posizionati); gli Usa ne possiedono 7500; la Francia 300; la Cina 240; il Regno Unito 220; India, Pakistan e Israele un centinaio a testa. Insomma la Corea del Nord non dovrebbe essere un problema reale per il Mondo, ma lo diventerebbe nel momento in cui le ottime relazioni internazionali con Cina e Russia dovessero trasformarsi in alleanze.

Gli Stati Uniti, all'indomani dell'affronto consumatosi nel Mar del Giappone, quando Kim ha praticamente sorvolato l'isola con un ordigno all'idrogeno esploso a pochi chilometri dalla costa, hanno compreso appieno il pericolo che la Corea può rappresentare per il Mondo.

Un dato preoccupante è quello che viene fuori dalla riunione d'urgenza dell'ONU. Il Consiglio di sicurezza ha approvato una risoluzione che prevede il bando alle esportazioni tessili e limitazione delle importazioni di petrolio e gas naturale. Nonostante l'unanimità, Cina e Russia, hanno di molto alleggerito le “sanzioni più dure di sempre” che l’ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite Nikki Haley aveva chiesto all’indomani dell’ultimo potentissimo test nucleare realizzato dai nordcoreani il 3 settembre – un test da 160 chilotoni, in grado di provocare ben due terremoti artificiali: «quando è troppo è troppo». Nella prima parte del documento si legge che “gli Stati membri devono vietare fornitura vendita e trasferimento in Corea del Nord di gas naturale e prodotti petroliferi raffinati”. Ma nella seconda parte si fa una importante eccezione: consentendo “la fornitura, il trasferimento o la vendita a Pyongyang di tutti i derivati del petrolio sino a 500 mila barili per un periodo di tre mesi dal primo settembre, e sino a 8.5 milioni di barili l’anno a partire dal primo gennaio 2018. A patto che siamo impiegati per il sostentamento della popolazione e non servano a generare profitto da investire in programmi nucleari”. Un taglio significativo, circa il 30 per cento...ma non totale.

Intanto sta destando molto scalpore la notizia che Seul sta lavorando per costituire e addestrare entro la fine dell'anno una task force delle forze speciali chiamata 'decapitation unit', il cui obiettivo è proprio quello di uccidere Kim Jong-Un.

Il clima è teso e lo scenario che si prospetta per il futuro non è dei migliori. Siamo forse agli albori di un conflitto globale dagli esiti imprevedibili. L'unica speranza è nel popolo coreano: dobbiamo sperare che i milioni di soldati di Kim inizino a pensare, perché come diceva Federico II "Se i miei soldati cominciassero a pensare, nessuno rimarrebbe nelle mie file".

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