Ammore & Malavita: quando la Sceneggiata Napoletana incontra Pulp Fiction

Scritto da Francesco Verdosci Il . Inserito in Cinema & TV

amore malavita

Dopo il grande successo del precedente Song e’ Napule, i “Tarantiniani” Manetti Bros. Tornano, con questo Musical Hard Boiled, a girare per le strade di Napoli e provincia: da Scampia a Posillipo, dai quartieri spagnoli al rione Sanità fino al porto di Pozzuoli, filmando la napoletanità come nessuno mai l’ha fatto prima.

I due cinefilissimi registi ci restituiscono una Napoli che stordisce, che innamora, che terrorizza e che muore sanguinante di passione e lacrimante di mare e musica. Melodiosa voce e romantica anima del film sono gli sfortunati amanti Ciro e Fatima che, quasi come una sorta di Romeo e Giulietta in salsa Pulp, vagano disperati ed innamorati in quella Napoli dove straripano la parola cantata e le canzoni recitate che la celebrano in tutto il suo mirabolante mix di splendore e squallore, di musica e dolore, di umana miseria e barocca nobiltà.

Don Vincenzo Strozzalone, detto “O’Re del pesce” e spietato boss della camorra, scampato miracolosamente ad un attentato, è deciso a cambiare vita. Sull’orlo di una crisi di nervi e ferocemente braccato tanto dalla polizia quanto dai Clan rivali, architetta un fantasioso escamotage: fingersi morto per poter finalmente ricominciare altrove con donna Maria (un’intensa Claudia Gerini in stato di grazia) sua meravigliosa consorte e partner in crime. Ma il suo segreto viene svelato da Fatima, bellissima giovane infermiera che probabilmente ha visto troppo. Don Vincenzo – interpretato dal sempre più bravo Carlo Buccirosso - ordina ai suoi scagnozzi di eliminarla ed il fedelissimo Ciro è il primo a trovarla risparmiandole la vita. Fatima è il suo primo, vero e forse unico, grande amore. Ma una volta messa in salvo la bella e procace Fatima, Ciro dovrà fare i conti con la furia del Boss e dovrà rispondere del “cuore delle sue azioni”.

Interpretati magistralmente da Serena Rossi e Giampaolo Morelli (già protagonisti nel precedente Song e’ Napule) Fatima e Ciro rappresentano due facce della stessa medaglia. Lei indossa la solare maschera della commedia, della musica, della passione; Lui rappresenta indubbiamente l’ombra epica della tragicità dell’amore puro ma ostacolato. Fatima canta le magiche ed intense parole dell’amore passionale e spensierato; Ciro invece si muove in un attonito ma musicale silenzio. Lei ancheggia baldanzosa nella sensualità della più pura e strabordante napoletanità; Ciro invece ha un passo decisamente più disincantato e malinconico. Perché Napoli è la città dove c’è tutto ed il contrario di tutto, dove regna incontrastata la dualità della vita. Perché è sempre una questione di specchio che riflette immagini contrarie ma inseparabili: di amanti (Fatima e Ciro) o “fratelli” (Rosario e Ciro).

Ammore e malavita ha il mirabile pregio di mescolare sapientemente cinema d’azione e sceneggiata napoletana, senza mai scadere nel ridicolo e nel banale, reintroducendo con forza la bellezza di Napoli nel cinema internazionale (applauditissimo da critica e pubblico lo scorso settembre a Venezia ’74). Perché, proprio come il più grande Teatro en plein air del mondo, Napoli è anche cultura, Musica, danza, pittura, scultura, narrazione, cinema e sceneggiata magistralmente fusi nell’indiscussa arte dei Manetti Bros.. Questo affascinante musical, però, non è soltanto un tributo quasi archeologico alla sceneggiata napoletana classica. I fratelli Manetti reinterpretano, rovesciandolo, il più classico “sadismo sentimentale” tipico del genere. L’aspetto geniale del film sta proprio in questa svolta incarnata nella figura di Ciro “o'ninja”, che si è formato alla scuola cinefila di donna Maria, divenendo la “napoletanizzazione” perfetta del Die Hard americano: impavido, spietato, spericolato e, nonostante tutto, un camorrista dal cuore tenero.

Le continue citazioni al cinema di genere più popolare, diventano la base su cui si articola tutta la vicenda filmica. Un rocambolesco viaggio sentimentale che respinge fortemente il delitto d'onore e riprende criticamente la sceneggiata e la canzone napoletana, facendole modello per composizioni musicali più innovative. Le canzoni e le musiche sono, infatti, l’altro punto di forza del film, oltre alle impeccabili interpretazioni e la bellissima fotografia. La musica del film incarna perfettamente la maturità e la complessità della musica napoletana moderna che sapientemente armonizza la tradizione e le nuove tendenze, riuscendo ad arrivare al cuore delle platee nostrane ed internazionali senza necessariamente cantare in italiano.

Gestendo magnificamente il verosimile e l’onirico, il cantato ed il quotidiano, il cinema dei Manetti Bros. È una raffica di mitra alle convenzioni del nostro cinema per approdare a possibilità espressive decisamente inedite e realizzare un'eccentrica ed eccitante opera nella quale confluiscono, come un fiume in piena, tutte le “passioni” del grande cinema internazionale, sicuramente quelle più iconiche degli ultimi anni.

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