Tra realtà e superstizione - La storia del Castello Baronale di Acerra

Scritto da Lidia Crimaldi Il . Inserito in Vac 'e Press

acerra

La storia della città di Acerra, del suo passato ricco di eventi e della tradizione che riposa in essa, si concretizza nel momento in cui si osserva quello che è il simbolo cittadino per eccellenza, e sul quale oggi il nostro sguardo sembra aver lasciato spazio ad una assuefatta inclinazione abitudinaria: il Castello Baronale. Questo da secoli si erge immobile in quello che oggi è il centro storico della città, ed è lì sin dall’826 D.C.

A dimostrarlo è il nucleo centrale della struttura, che sorge sui resti di un antichissimo teatro romano di cui oggi sono ancora osservabili le rovine all’interno del castello stesso. In passato Acerra distava poche miglia dall’antica gemella, Suessola, città che nell’880 fu distrutta dai Saraceni. Questa piccola città non era monca di una posizione strategica, e pertanto faceva gola ai grandi Ducati che proprio qui intendevano assicurarsi confini certi e difesa più forte contro i nemici.

Acerra e il suo castello vantano dunque nella storia un’importanza prestigiosa, a tal punto da interessare anche Federico II quando, nel nuovo sistema difensivo del regno, ben si guardò dal distruggere la contea acerrana, nonostante l’emanazione di una sua stessa legge che prevedeva la soppressione delle contee. Benché la torre del castello venga fatta risalire al periodo rinascimentale, secondo la tesi di Caporale, il Castello Baronale si è animato nel XII secolo come alcuni frammenti di ceramica medievale dimostrano, ritrovati nello strato di obliterazione della struttura della scena del teatro romano.

Il castello era munitissimo e difficile da espugnare, nonostante sia stato teatro di continui assalti militari molto violenti, come dimostrato quando Alfonso d’Aragona, mosso dalla necessità di conquistare Acerra, fu fronteggiato dai nostri soldati con coraggio, prontezza ed ottima organizzazione, costringendo l’attaccante a deporre le armi e risultare vincitore non per meriti di guerra, bensì per onorati patti.

Un documento del 1481, poi, ci descrive il castello che risultava già allora essere molto simile a come appare oggi. Il Castello Baronale è dunque un luogo sempre destinato a fatti di armi, o almeno per i suoi primi 300 anni di vita. Ma diventò poi luogo di cerimonie d’incontri, soltanto con Federico d’Aragona, quando dimorò per un lungo periodo nella città di Acerra trasformando la struttura in un luogo accogliente e ricolmo di spazi verdi, realizzando un giardino meraviglioso.

Dopo i fasti di questo periodo seguì un momento in cui Acerra decadde; i Conti non abitarono più nel castello, e il Clanio trasformò il territorio in una palude dall’aria insalubre, ma il castello tornò a fiorire nel corso del ‘700 con Ferdinando III. Di lì a poco i felici anni nel castello sarebbero diventati solo un ricordo, in quanto nel 1799, il periodo della Contessa Maria Giuseppa, fu assai triste ed infelice, nonostante ella si affannasse a restaurare ed abbellire il castello continuamente.

Nel 1925 il Conte Carlo Spinelli, di Scalea, aliena l’intera struttura al Comune di Acerra, che lo utilizzerà come Municipio dando il via a quello che sarebbe diventato un lento e continuo degrado, artisticamente parlando; fino ad arrivare al 1995, quando avvenne il trasferimento della sede comunale ed il castello diventò sede della biblioteca comunale e museo di Pulcinella, maschera nativa della città di Acerra, e del folklore.

La leggenda popolare, però, vuole che tra le antiche mura, tutt’oggi vaghi il fantasma di un castellano suicida per amore di una nobildonna. Pare che al tempo in cui il castello fosse sede degli uffici comunali, alcuni dipendenti sentissero strani rumori e cigolii provenienti dal secondo piano, in particolare dalla porticina che affaccia sul cortile. O queste voci sono forse i flebili bisbigli di tutti coloro che i Conti giustiziavano, lanciandoli nel fossato circondante la struttura, all’epoca ricolmo d’acqua e di coccodrilli ivi annidati?

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