La storia di una napoletana, eroina «per caso»: Luisa Sanfelice

Scritto da Francesca Ciaramella Il .

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Lungo l’arco di tempo che va dall’insurrezione giacobina a Napoli con il successivo stabilirsi della Repubblica partenopea, fino alla congiura dei Baccher e alla conseguente ripresa del potere da parte dei Borbone, si snoda la vicenda di Luisa Sanfelice, eroina dimenticata. « Ein avvenire, quando qualcuno chiederà: “Chi era la Sanfelice?”, aprirà il mio libro ... la storia sarà dimenticata, e il romanzo sarà diventato la storia». (Alexandre Dumas)

Ne La Sanfelice Dumas racconta una storia personale fin troppo romanzata, dove la donna ricopre il ruolo di limitata pedina mielensa all’interno di un piano celebrativo più grande: é la Napoli dei fervori repubblicani che abbaglia i lettori, oscurando però la leggenda di una musa della rivoluzione giacobina agli occhi di personaggi come Vincenzo Cuoco e Eleonora Pimontel Fonseca (quest’ultima ben commemorata nel romanzo Il resto di Niente di Striano). Nel 1799 il Monitore Napoletano della Fonseca decantava le lodi e le glorie di colei che avrebbe aiutato a sventare la congiura dei Baccher a favore dei Borbone, salvando la repubblica. Eppure oggi, questa figura é finita sotto silenzio.

La storia della Sanfelice rappresenta invece un caso particolare di quegli anni, soprattutto perché da molti definita uno degli ultimi martiri dell’epoca reale. Re Ferdinando I, tornato a Napoli dopo la caduta della Repubblica, si sarebbe accanito su la donna, ignorando le suppliche di tutti quelli che intercessero per lei.

Ma torniamo indietro. In gioventù Luisa era andata in sposa a un lontano cugino, con il quale aveva dissipato tutto il patrimonio familiare, finendo per essere rinchiusa al Conservatorio Montercorvino Rovella e bandita dalla monarchia borbonica. Qualche tempo dopo, durante la Repubblica, aveva finito per diventare l’amante di Vincenzo Cuoco e donna contesa e ben voluta da più di un gentiluomo. Ed é qui che la sua biografia diviene leggenda, nell’inizio di una frivola passione: amata da uno dei due cospiratori Baccher, ricevette da questo un salvacondotto per aver salva la vita durante i tumulti della congiura; ma in un inaspettato slancio di tenerezza per l’altro contendente, il repubblicano Ferdinando Ferri, la donna rivelò il piano segreto dei nemici , salvando così «la Patria».

La storia di quegli anni la menziona quindi come l’eroina bellissima, che ebbe il coraggio di fermare il ritorno dei Borbone; ma la Sanfelice non ebbe mai un reale intento politico, come ricorda lo stesso Benedetto Croce parlando di lei; fu mossa dalla passione, dalla volontà di salvare uno dei «suoi preferiti» e non immaginava che, con la fine del grande sogno repubblicano, la sua sorte sarebbe stata segnata per mano dello stesso Ferdinando I .