Posillipo, la nuova periferia della rivoluzione arancione

Scritto da Mariano Paolozzi Il .

posillipo 1 spiaggia

Sembra una provocazione, ma è una semplice constatazione del reale ovvero di pullman che non passano, strade come la gruviera e patrimonio artistico-paesaggistico abbandonato a se stesso.
Forse sulla collina più bella del mondo la rivoluzione del (non)sindaco di Napoli è affidata alle radici degli alberi che, rinomata forza proletaria, distruggono l’asfalto delle strade, simbolo del capitalismo finanziario dei nostri tempi. Ma tant’è. Dietro l’abbandono di Posillipo c’è una doppia chiave di lettura, una amministrativa, estendibile a tutta la città e l’altra, politica, strettamente legata al quartiere.

Posillipo è un “luogo lungo”, senza centro. Mal collegato al resto della città per sua naturale collocazione geografica, negli ultimi anni è stato totalmente isolato e abbandonato a se stesso. Il trasporto pubblico è ridotto al lumicino, non raggiunge affatto molti luoghi della collina e di fatto non collega la parte più lontana della collina al resto della città. 140, C21, C31, C27 sono le linee che connettono Posillipo al resto della città: passano con una frequenza scarsissima, le corse sono dimezzate, le vetture sono poche. Di notte il servizio è praticamente sospeso. Le navette che si muovevano per le strade del quartiere sono state misteriosamente soppresse. La funicolare è utilizzabile solo da poche palazzine limitrofe alle fermate.

Piene di buche, le strade di Posillipo sono pericolose. Girare in scooter è una corsa ad ostacoli, l’errore può costare la vita. In auto la situazione non migliora. Ad esempio, Via Tito Lucrezio Caro (Parco Virgiliano-Gaiola) è una sorta di “montagna russa” fatta di dossi, voragini e salite e discese formate dalle radici dei pini, che negli anni hanno raggiunto il centro delle carreggiate. Stesso discorso per alcune parti di via Manzoni e via Boccaccio. Le tre piazze, San Luigi, Salvatore di Giacomo e Piazzetta Marechiaro, sembrano luoghi da periferia sud americana: un inno al degrado. Gli uffici comunali a Posillipo non ci sono più: per una carta d’identità si deve arrivare a Santa Caterina (Via Chiaia). Porta Posillipo (Villanova), uno dei borghi antichi del quartiere, è chiusa da tempo immemore a causa di un crollo della facciata di una palazzina. Le rampe di Sant’Antonio, le cosiddette “13 scese”, il sabato sono preda di parcheggiatori abusivi e di un chioschetto un po’ squallido che vende i panini. Praticamente inutilizzabili.

Ma arriviamo al Parco Virgiliano: è potenzialmente uno dei parchi verdi più belli del mondo. Le erbacce la fanno da padrone, la zona più suggestiva, “le priamidi di Valle dei Re” non sono più accessibili per mancanza di manutenzione. Più il tempo passa e più diventa fatiscente. La Grotta di Seiano, con panorama mozzafiato, che porta fino al parco Archeologico del Pausilypon, scavo d’età romana, è sconosciuto ai più e irraggiungibile con i mezzi pubblici.

Il mare di Posillipo, che definisco “mare totale” data la scelta fra scogli, calette e sabbia, è sfruttato male. Difficilmente raggiungibile, non attira turismo di qualità, ma causa solo fastidio ai residenti per l’assalto estivo di migliaia di motorini e auto che bloccano il passaggio. Da Giuseppone a Marechiaro, dalla Gaiola ai lidi di via Posillipo.

È una cornice inquietante. Ma tutto questo non è solo figlio della de-amministrazione che, coerentemente al resto della città, la giunta della rivoluzione dell’amore porta avanti da più di 6 anni. Oltre all’incapacità amministrativa, temo ci sia una chiara “strategia” politica pauperistica e ideologica. “Sei di Posillipo? Hai i soldi”. Premessa: essere ricchi non è né un peccato, né un reato. Ma evito di affrontare un tema che rischia di risvegliare demoni mai assopiti di una certa sinistra. Vorrei sottolineare un’ignoranza geografico-sociale della giunta De Magistris.

Posillipo nasce come borgo di pescatori e contadini e conserva, nonostante gli anni che passano, i suoi luoghi più popolari. Marechiaro non è, come si crede, una Holliwood marittima. Così come il Casale di Posillipo, micro quartiere bellissimo che poggia le sue radici sulla cima più alta della collina e scende giù fino al mare, vive una grande sofferenza sociale acuita dalla crisi degli ultimi anni. Stesso discorso per Donn’Anna e laVillanova, rispettivamente a via Posillipo e via Manzoni. Allora mi domando: perché una signora di 70 anni o un ragazzo sprovvisto d’auto, per un rinnovo di carta d’identità o per raggiungere il luogo di lavoro devono impiegare un’ora e mezza nella migliore delle ipotesi? In alcuni casi, drammaticamente, devono rinunciarci. Posillipo è una grande risorsa per tutta la città, il boom turistico che vive Napoli non arriva a toccare uno dei suoi quartieri più suggestivi ed affascinanti. Per incapacità amministrativa e ideologia politica si è trasformato in una nuova periferia urbana di 23mila abitanti.

Se questa è la rivoluzione dell’amore, preferisco la normalità del buon senso.