Incubo Italia: addio mondiale

Scritto da Matteo Zapelli Il . Inserito in Il Pallonetto

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Finisce in tragedia la notte di ritorno del playoff per l’accesso ai Mondiali, una clamorosa sconfitta Italiana da una parte ed una storica vittoria Svedese dall’altra.
Era dal 1958 che l’Italia non si qualificava per il campionato del mondo, per 14 edizioni di fila la Nazionale aveva fatto gioire e soffrire milioni di Italiani durante i mesi estivi, fino appunto a questa maledetta edizione Russa che è diventata un vero e proprio incubo. Lunedì sera è morto il calcio italiano. Non sono bastati ulteriori 90’ minuti per scalfire il muro Svedese, il tabellino piange e dichiara che in due partite non siamo stati capaci di segnare nemmeno un gol, e basterebbe questo dato per evidenziare come la sconfitta sia meritata tenendo conto dell’enorme divario tecnico tra una nazione che fa del calcio lo sport primario e il simbolo di italianità ed una nazione in cui del calcio a stento si conosce il regolamento.

Soffermarci però oggi ad una sconfitta di undici uomini sarebbe troppo riduttivo, la sconfitta è di un intero movimento calcistico, di un presidente della federazione italiana gioco calcio che delega come commissario tecnico italiano un allenatore che non ha mai raggiunto traguardi sportivi importanti e che probabilmente non ha saputo reggere il peso della pressione di un palcoscenico così impegnativo: sbagliato non presentarsi all’intervista a fine gara, sintomo di scarsa personalità e carisma . E’ principalmente la loro sconfitta : quella di Tavecchio e Ventura , che in due anni hanno saputo distruggere una situazione favorevole che si era presentata con il nuovo vento di passione portato dallo straordinario Europeo dell’Italia “Contiana”. Con questo non si vuol trovare un capro espiatorio, identificandolo con l’allenatore, ma è ovvio che la colpa non può che esser sua quando anche tatticamente vengono a presentarsi delle lacune evidenti che in partite del genere non ti puoi permettere. Mi riferisco a Lorenzo Insigne, il numero 10 dell’Italia, la stella del Napoli capolista, è stato lasciato fuori. Non solo dall’11 iniziale ma anche dall’intera partita, dagli interi 90 minuti. Se poi anche Daniele De Rossi, uno dei senatori di quest’Italia, colui che nel 2006, a 22 anni, ha alzato la coppa del Mondo al cielo di Berlino, dalla panchina ha “urlato”, più che consigliato, di far entrare Insigne, allora qualche colpa il ct deve pur averla perché questo proprio non può esser perdonato.

E’ facile ora parlare di rinascita del movimento calcistico Italiano, se ne parla da ormai troppi anni , se ne parlava anche nel 2010 e nel 2014 dopo le figuracce Mondiali, ma ancora non abbiamo imparato nulla mentre le altre Nazionali ci superano in tutto e per tutto . Sarebbe facile ora dire che l’unica opzione è quella di inserire una legge che preveda nei club l’impiego fisso nella formazione titolare di un buon numero di Italiani, sarebbe facile ora progettare e programmare, ma non doveva iniziare così, non lunedì sera, non serviva bruciarsi prima di agire quindi ora è giusto che si paghino le conseguenze dal primo all’ultimo, senza esclusione di colpi. Resta in quella serata una data da ricordare per il calcio Svedese e per la Svezia in generale, un evento che non dimenticheranno e vanno fatti solo i complimenti a chi ha messo più cuore e passione di noi pur sapendo di partite svantaggiati ma con la certezza di non mollare mai un centimetro per un’impresa che sarà raccontata nei libri di storia. Ciò che proporzionalmente è mancato a noi in questa notte da incubo è stata la “bellezza di essere Italiani”, ricordando le famose parole del commentatore calcistico Caressa durante la vittoria finale dell’Italia nel 2006.

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