Poca acqua al campo rom e il comune invia le bottiglie

Scritto da Antonio Zapelli Il . Inserito in Succede a Napoli

acqua sul campo rom

La questione Rom spacca ancora una volta la maggioranza a palazzo San Giacomo. A innescare la miccia stavolta è la comunità rom di Gianturco composta da circa 250 persone: provenienti da via Brecce, poi passati per Manifattura tabacchi e da oltre due settimane nell'ex mercato ortofrutticolo del centro direzionale.
Un luogo dove però manca l'acqua poiché il campo non è allacciato alla condotta comunale. Una comunità allo stremo, dove l'allarme igienico-sanitario è molto probabilmente già esploso, e per questo la maggior parte degli esponenti del gruppo politico del sindaco ha chiesto con veemenza di porre rimedio velocemente. Ieri la soluzione si è materializzata sotto forma di un furgoncino del Comune della Protezione Civile con a bordo 60 bottiglie di acqua minerale da due litri. Un fatto che però ha destato perplessità e disappunto tra le associazioni da sempre schierate da parte delle comunità rom, e molti consiglieri del Comune di Napoli che alla fine litigano anche tra loro per definire il colpevole dell'immobilismo sulla questione rom, come Laura Bismuto, fedelissima demA, e Pietro Rinaldi, Sinistra Napoli in Comune.

Per la prima è Sergio D'Angelo, commissario dell'Abc, cui scrive: "se chi viene nominato per assumersi delle responsabilità, fa solo convegni e non fa invece il suo dovere, è arrivato il momento che vada a..."

Il Comune di Napoli, da parte sua, mette all'oscuro i conflitti interni che la questione sta suscitando, e fa sapere che "certamente non lascerà gli abitanti del campo nomade di Gianturco senza acqua". Lo ha assicurato il vicesindaco di Napoli, Raffaele Del Giudice, dopo le polemiche sull'irrisorio quantitativo d'acqua inviato al campo allestito da alcuni nomadi di nazionalità romena a Gianturco, nella periferia orientale della città. Il vicesindaco ricorda che si tratta di "un campo spontaneo" dove però "vivono anche bambini ed anziani e per questo è stato deciso di mandare una prima fornitura di bottiglie d'acqua". Fornitura però considerata da più parti insufficiente, modesta ed irrisoria: a cosa possono mai servire 60 bottiglie di acqua per 250 persone assetate?

"Non importa se siano state portate solo 60 o 120 bottiglie di acqua ai 250 nomadi che sono alloggiati al campo di Gianturco, alla periferia di Napoli: il vero problema è un altro. Quello di trovare una soluzione definitiva e decorosa per queste persone che sono state spostate per quattro volte nel giro di poco tempo". Con queste parole Padre Domenico Pizzuti, sacerdote gesuita che da anni segue le vicende dei nomadi nella città partenopea, ha chiesto che si intervenga urgentemente e "non con soluzioni tampone". Da Palazzo San Giacomo, quando si sono accorti che la polemica stava divampando tra le strade di Napoli, hanno fatto sapere che non sono state distribuite 60 bottiglie ma 120 e che ulteriori rifornimenti - per ragioni umanitarie - avverranno anche nelle prossime ore. Quindi i nomadi di Gianturco non resteranno senza acqua perché - hanno detto dal Comune - si risponde sempre ad ogni tipo di criticità. Ma come giustamente afferma l' "Associazione Onlus Chi rom e... chi no" la vicenda che "riguarda la comunità rom romena dell'area est a di Napoli sottoposta ad una diaspora continua" ha "assunto connotati imbarazzanti e poco rispettosi delle famiglie che loro malgrado vivono in situazioni di marginalità e precarietà quotidiana". Insomma, questo tentativo da parte del comune di mettere a tacere un'emergenza con un po' d'acqua minerale e le sue ulteriori giustifiche alla goffa soluzione sembrano solo un arrampicarsi sugli specchi...

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