Allarme sicurezza a Via Chiaia: le origini dell'odio

Scritto da Francesca Ciaramella Il . Inserito in Succede a Napoli

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Notte tra sabato 18 e domenica 19 novembre: spari, coltelli, scooter e due squadre a destreggiarsi per il controllo dei contesi “baretti”; e anche questa volta la sicurezza ha mancato di lungimiranza. Da tempo ormai abbiamo imparato a convivere con i giochi di supremazia della scena napoletana, abbiamo cominciato ad accettare le scaramucce tra criminali esiliandole in un immaginario televisivo epico eppure drammaticamente realistico, al punto da convincerci di essere solo spettatori inermi, deboli, inutili.

Gomorra e Suburra ci sono entrati così perfettamente dentro perché hanno raccontato verità senza fare sconti, eppure hanno finito per legittimare e banalizzare quello che non andrebbe mai accettato: l’odio e la violenza. Il sangue scorre ancora in effetti, e non solo nelle serie.

Quando due settimane fa gruppi armati hanno iniziato a battagliare nel cuore pulsante del quartiere San Pasquale, come se fosse in scena una delle sparatorie di gruppo delle serie di Sollima, sono state soprattutto le comparse ad andarci di mezzo. Alcuni tra feriti lievi e gravi pesano adesso sulla coscienza di due bande di giovanissimi delinquenti.

Uno sguardo alla cronaca napoletana degli ultimi anni e un tiro di somme nemmeno particolarmente accurato, basterebbero per comprendere quanto il problema criminalità stia marcendo sempre più in fasce d’età particolarmente basse: i nostri nuovi antieroi raramente sfiorano o superano la maturità. Giornali, rassegne stampa, interventi pubblici incrociati, lamentano l’assenza di un piano di sicurezza adeguato, capace di intervenire quando il parapiglia è in atto, e non sul suo seguito di cenere. Dalla tanto battagliata Piazza Bellini fino al quartiere dabbene, quello mai “toccato”, perché sfondo del divertimento dei “figli di papà” il passo è molto breve: chi si sentiva al sicuro, discriminando la più smaccata movida del centro storico, a favore di un’“apparentemente controllata” Via Chiaia, adesso avrà bisogno di riordinare un po’ le idee. I fatti recenti spingono a riconsiderare ogni preconoscenza data per scontata, perché l’isolamento geografico a cui abbiamo sempre in passato destinato i nostri temuti delinquenti, non esiste più; non esistono più le barriere condivise, i patti di non belligeranza, le divisioni geo-politiche e le tregue furbamente condivise: oggi agiscono soggetti poco controllabili, il più delle volte incensurati e mai “sporcatisi” nemmeno con una rapina, così imprevedibili e passionali, da far paura ai loro stessi creatori.

L’azione di una sola squadra speciale su un territorio ormai già macchiato e catalogato nel libro nero della camorra, riesce a stento a solleticare il mare di responsabili; e se anche fosse possibile agire su una piccola parte del problema con un’azione fortemente punitiva, siamo sicuri che questa sarebbe davvero la soluzione più giusta, o per lo meno l’unica strada realmente perseguibile? L’avvedimento e la riflessione non sono certo tra gli argomenti preferiti della gioventù, e la soluzione punitiva non rappresenta quasi mai un buon incentivo per i più giovani, anzi finisce spesso solo per acuire sentimenti di odio e violenza. E a questo punto rinnovo un pensiero già proposto in passato: forse serve a poco chiedersi come ha fatto un sedicenne qualsiasi a rendersi complice di tanto odio, forse sarebbe più giusto chiedersi come è arrivato fino al punto di provarlo.

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