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Il ritorno di Gomorra: cos'è cambiato?

Scritto da Francesca Ciaramella Il . Inserito in Cinema & TV

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Il 17 novembre viene trasmessa su Sky Atlantic la prima puntata della terza stagione di Gomorra. Al suo debutto la serie porta con sé la solita zavorra del “seguito”, e un milione e tredicimila spettatori pronti a radiografarne ogni singolo elemento compositivo e narrativo.
Dopo l’impennata d’ascolti della prima doppietta, i direttori lasciati soli dal compagno assente Sollima, possono stappare la prima bottiglia di champagne: la serie ha appena rubato il primato alla grande avversaria, l’ottava stagione di GOT.

Se Sollima naviga altre acque, quelle putride e infette del Tevere di Suburra, Claudio Cuppellini e Francesca Comencini continuano a tirare le redini della regia compiendo sforzi sovrumani per preservare la coerenza logico-narrativa e realismo spietato di questa serie. Il risultato? Suspence e terror a stento sfiorati (fatta eccezione per la scena del “macello” e il momento che precede la disfatta di Genny per mano della Coalizione), lunghe sequenze storico-descrittive e salti vertiginosi nell’intimistico mondo dei personaggi. Sono lontani i tempi dell’azione lanciata all’impazzata, ma sostenuta da un rigore lucido, razionale e talvolta detestabile. Insomma nel nuovo laboratorio di Gomorra sono più il tragico e il patetico a condurre i giochi e a influenzare la caratterizzazione dei personaggi, oltre che le loro azioni: a partire da Ciro, pentito e deciso a vivere il resto della sua vita in un isolamento forzato; attraverso Genny, spodestato e lasciato solo a leccarsi le ferite; e nel desiderio di rivalsa del nuovo nascente astro del centro, Sangue Blu, che gira indisturbato per le strade di Napoli spacciando erba e minacciando sfortunati avventori con il sostegno di amici e ragazza, temeraria eroina dai capelli rosa shocking.

Nelle prime due stagioni di Gomorra ogni pedina seguiva un percorso solitario e completamente slacciato dal resto della “banda”, che finiva però per intrecciare i suoi fili con tutti i numerosi micro-filoni narrativi, altrettanto complessi. Un piano infinito, dettagliato e ben avviluppato, che mostrava come l’interesse personale di un elemento rischiava quasi sempre di entrare in colluttazione con quello di un altro. I pochi “buoni”, quelli intenzionati a far pulizia o a donare solidarietà in nome di un ideale non mercificato, finivano per essere maciullati dalla grande fame della malavita e del malaffare. Con la terza stagione, c’è tutt’altra storia da raccontare…Ci sono dei “cattivi”, la Coalizione, le cui gesta non vengono mai veramente approfondite; restano nascosti dietro un velo di un mitico passato (che sarà Sangue Blu a chiarire grazie ai suoi continui richiami) e appaiono solo in due brevi scene e in entrambe riuniti in segreto attorno ad una grande tavola rotonda. Dall’altra parte la discutibile nuova coppia di alleati, la cui sorte avversa e beffarda ha riunito, mentori e “dii ex machina” dell’appassionato ed emergente clan di Sangue Blu.

Se a giustificare il cambio di intenti ci sono la volontà di donare alla celebre serie una possibilità di maturazione e quindi di maggiore riflessione nel suo terzo appuntamento; resta ancora da capire cosa ha spinto i due registi a oscurare totalmente alcuni tra i personaggi di spicco, che avrebbero potuto rimescolare le carte e restituire l’effetto sorpresa che fino ad ora è mancato (è il caso dei due nuovi fedeli soldati di Genny, Chanel e Patrizia, la cui passata ambizione e sete di vendetta sembrano essere ora solo un ricordo lontano)