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Napoli Velata, una città magica e sensuale nel film di Ferzan Ozpetek

Scritto da Francesco Verdosci Il . Inserito in Cinema & TV

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Amore, morte, passione, magia, dramma, violenza e riti arcaici si mescolano in questo spettacolare Thriller diretto da Ferzan Ozpetek, che torna nelle sale cinematografiche a pochi mesi dal mezzo-flop di Rosso Istanbul ed abbandona nuovamente la terra natìa della pellicola precedente (tratta da un suo romanzo parzialmente autobiografico e di grande successo) per girare tra i vicoli, le scalinate, le baie e gli storici palazzi di una Napoli sospesa tra mistero, magia, thriller, follia e sensualità.

Napoli non è una Donna Facile, non è per tutti, non si dà a chiunque. Decide lei a chi svelarsi, a chi donarsi nuda e fremente, a chi mostrare le sue magiche superstizioni, il suo mistero, il suo erotismo fisico e mistico. Nel calore sensuale delle sue strade e dei suoi palazzi nobiliari, una donna viene letteralmente travolta da un’improvvisa e scatenata passione e da un quanto mai efferato delitto. Questo il soggetto del film di Ozpetek, intitolato Napoli Velata, che arriverà nelle sale italiane il prossimo 28 dicembre, prodotto da Tilde Corsi e Gianni Romoli per la Warner Bros. Italia ed interpretato magistralmente da uno strabiliante cast che comprende Alessandro Borghi, Giovanna Mezzogiorno, Isabella Ferrari, Maria Pia Calzone, Luisa Ranieri e tre “mostri sacri” del teatro italiano quali Peppe Barra, Anna Bonajuto e Lina Sastri.

In realtà Ferzan Ozpetek sceglie di muovere la sua macchina da presa in un altro posto a lui molto caro, essendo un figlio adottivo di Napoli: in pochi, infatti, sanno che - oltre ad essere socio e sponsor VIP della libreria #Iocisto al Vomero - il regista “turco italiano” ha cominciato la sua carriera nel cinema italiano come aiuto regia del nostro Massimo Troisi, in capolavori quali Scusate il Ritardo, Le Vie del Signore sono Finite e Pensavo fosse amore invece era un Calesse e fu persino scelto da Dino De Laurentiis per un film biografico sul grande Totò anche se rifiutò a malincuore l’ingaggio perché ritenne che la figura del grande comico partenopeo e la sua biografia erano troppo “Enormi” per essere proposte cinematograficamente.

Dopo una cena, anni fa ad Istanbul, a casa dell'amica (ed attrice-feticcio) Serra Yilmaz, il regista racconta di aver conosciuto una ragazza molto interessante con la quale ha chiacchierato tutta la sera in disparte: “C'era qualcosa di molto sensuale in lei, magnetico, quasi erotico. All’improvviso disse che doveva andar via perché al mattino si sarebbe svegliata presto per un impegno importante. Scoprì che era un medico legale e rimasi sorpreso ed affascinato dal contrasto fra quella personalità così seduttiva, magnetica e misteriosa che di contro esercitava un lavoro così freddo, lucido e razionale. Da quell'incontro così magico ho iniziato a costruire la storia di questa mia ultima opera".

Così, per Ozpetek, è stato anche l’incontro - in gioventù - con l’amata città di Napoli. Qui non solo il regista ha mosso i primi passi dietro la macchina da presa ma ha persino messo in scena la Traviata di Verdi sul prestigioso palcoscenico del Teatro Reale di San Carlo ma non si è fermato a questo: "Ho conosciuto molte persone, alcune in particolare mi hanno fatto scoprire aspetti di questo splendida città che non conoscevo e neanche minimamente immaginavo”, ricorda Ozpetek. “passeggiando per la città in lungo e in largo come spesso mi capita di fare, ho scoperto che ogni angolo custodisce inestimabili pezzi di storia, infiniti aneddoti e misteriosi dettagli. La magia di Napoli sta nel mescolare l’attualità ed i ricordi più antichi, la miseria dei quartieri più poveri e la nobiltà dei palazzi storici, Il maschile e il femminile, la Napoli moderna e quella degli antichi misteri e dei riti quasi ancestrali come quello della Figliata dei femminielli (la simulazione di un parto, che fu già portata sullo schermo nel bellissimo La Pelle, di Lilliana Cavani con Marcello Mastroianni) al quale ho potuto assistere e nel quale penso sia racchiuso in parte il senso del film: durante la messinscena, si alza un telo semitrasparente, perché la verità non va guardata in faccia nuda e cruda ma la devi sentire, percepire, intravedere. Esattamente come per il magnifico Cristo Velato della cappella Sansevero: il velo accentua le forme; Il velo non occulta la realtà, ma la svela al nostro oculus interior, alla nostra anima".

“Napoli Velata – continua il regista turco – è ambientato in una città che non è soltanto quella raccontata in Gomorra - che pure è una serie che mi piace ed apprezzo per la dinamicità e la strabiliante mìs en scéne - e non è neanche quella dei soliti beceri cliché, tipo stai attento che i napoletani ti rubano l'orologio. Napoli è un inestimabile luogo di millenaria cultura, abitato da persone meravigliose, passionali e soprattutto curiose; cittadini consapevoli, che vogliono incontrare e conoscere tutto ciò che è nuovo e diverso; una città estremamente calorosa e vivace, in cui meravigliosamente convivono i contrasti. Basti pensare a tutte le abitazioni modeste che risiedono poco distanti da edifici nobili, sontuosi come palazzo Caracciolo, un vero e proprio museo, di una bellezza folgorante. Quando mi hanno detto che era già stato set di film, ho pensato 'ah no, allora non girerò qui'. Poi ho chiesto quali film, mi hanno risposto 'De Sica lo ha usato per L'oro di Napoli, Rossellini per Viaggio in Italia'. Ho immediatamente cambiato idea".

Altra caratterista di questo attesissimo film, oltre alla “femminilità prorompente” di Napoli, è il cast nutrito di uno stuolo di grandi interpreti femminili. Ozpetek, infatti, racconta che “le attrici in quest’opera sono già tante ma ne avrei volute anche altre. Ho incontrato delle interpreti straordinarie, che di sicuro richiamerò per altri progetti. Le attrici e gli attori li scelgo sempre senza provini: li incontro, li guardo e ci parlo, faccio tante domande, sto costantemente attento a cosa mi rispondono e in che modo rispondono. Parlo di cose che spesso non c'entrano niente con il progetto. Così però capisco dal carattere, dal tono di voce, dallo sguardo, vado praticamente a sensazione. Il rapporto fra un regista, gli attori e fra gli attori stessi, dev'essere così: ballare senza pensare ai passi, senza ascoltare la musica e nel caso di Napoli Velata, in particolare, mi sono trovato a meraviglia.

“Con Giovanna (Giovanna Mezzogiorno, napoletana d’origine nonché magnifica interprete de L’Ultimo Bacio, Basilicata Coast to Coast e, per lo stesso Ozpetek, del bellissimo La Finestra di Fronte) poi è stato speciale, perché l'avevo lasciata bellissima ragazza e l'ho ritrovata bellissima donna ma soprattutto grandissima attrice. Devo ringraziare lei ed il giovane Alessandro Borghi (bravissimo ed apprezzatissimo protagonista di Suburra, sia al cinema che nella serie tv Netflix) perché si sono prestati a un paio di scene davvero forti, intense, di cui un accenno è addirittura nel trailer, facendo cose che di rado si vedono nel panorama attuale del cinema italiano. Non hanno mai avuto paura, mai scivolati nella volgarità. Incarnano il connubio carne-morte. D’altronde era tutto quello che più m’interessava e che poi rappresenta, seppur in piccola parte, anche l’ambientazione napoletana di cui tutti noi ci siamo follemente e perdutamente innamorati".

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