L’infortunio del lavoratore ‘imprudente’ non comporta alcuna conseguenza per il datore

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Vac 'e Press

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La tutela del lavoratore non si estende agli infortuni causati da imprudenza: questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione con una delle primissime pronunce del 2018.
La norma. La regola generale, prevista dall’art. 2087 del codice civile, è che sull’imprenditore grava l’obbligo di adottare, nell’esercizio dell’impresa, tutte le misure necessarie alla tutela dei dipendenti. Tali misure devono essere idonee a prevenire sia i rischi insiti nell’ambiente di lavoro, sia quelli derivanti da fattori esterni e inerenti al luogo in cui tale ambiente si trova. E ciò in quanto la sicurezza del lavoratore è un bene di rilevanza costituzionale, che impone al datore di anteporre al proprio profitto la sicurezza di chi esegue la prestazione.

La sentenza. Con la 146/2018 la Corte ha stabilito che, alla stregua della norma summenzionata, non è ipotizzabile a carico dell’imprenditore un obbligo di sicurezza e prevenzione anche in relazione a condotte del dipendente che siano state poste in essere successivamente al compimento della prestazione lavorativa richiesta. Tali condotte non risultano, infatti, rientranti nella suddetta prestazione, poiché effettuate senza che all’imprenditore sia stata data preventiva comunicazione secondo le direttive impartite. Pertanto, la parte datoriale non incorre nella responsabilità di cui all’art. 2087 c.c. per non avere fornito le attrezzature necessarie a tutelare l’integrità psico-fisica del lavoratore nello svolgimento della non prevista prestazione né per non avere esercitato il controllo sulla conseguente esecuzione nel rispetto dei paradigmi di sicurezza legislativamente richiesti.

Il principio è stato affermato in relazione alla vicenda che ha coinvolto un lavoratore che aveva subito un infortunio cadendo a terra dalla scala perché, in precarie condizioni di stabilità, aveva voluto comunque tagliare un ramo che poggiava su di un cavo elettrico. In questo caso, la giurisprudenza è concorde nel ritenere che debba essere esaminato il comportamento del lavoratore, perché la decisione presa da quest’ultimo è frutto di una scelta assolutamente arbitraria.

In particolare, nel caso concreto, l’episodio non sarebbe accaduto se il prestatore avesse fatto presente la situazione ai responsabili: a quel punto, infatti, il datore avrebbe potuto provvedere a mettere a disposizione una piattaforma aerea in grado di scongiurare l’accaduto. Pertanto, essendo l’azione del lavoratore qualificabile come imprudente, la Cassazione ha rigettato il ricorso.

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