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Favola per Alessandro Barone

Scritto da Ernesto Nocera Il . Inserito in Port'Alba

robottino

Lo so, ti ho visto mentre con la tua mano paffutella facevi scorrere le immagini e le foto sull’iPad di mamma (si chiama così quella magica scatoletta).

Non farlo più. Può essere pericoloso. Devi sapere che tanti ma proprio tanti anni fa, una bambina che si chiamava Alice cadde nello specchio che si era aperto davanti a lei. Precipitò per lungo tempo rotolando per l’aria mentre cercava di tenere fermo il vestitino. Cadde su un morbido prato dove trovò un bianco coniglietto che le diceva: Fai presto! Fai presto! Lei si alzò e cominciò a corrergli dietro e così gli capitarono tante avventure. Dici a mamma di farti vedere il cartone animato o di leggerti il libro

Purtroppo, amore mio, gli specchi non si aprono più. Ci ho provato tante volte anch’io. Niente. Bisogna rassegnarsi!

Adesso il posto dello specchio è stato preso dallo schermo dell’iPad o del computer. Se tu ci pesti sopra può succederti quello che è già successo: lo schermo si apre, tu diventi piccola piccola e ci cadi dentro. Dove cadrai non ci sono prati. Scivolerai, veloce come il lampo. Lungo fili che si chiamano “Link” e che chiudono tutto il mondo in una rete.

Sei caduta e ti fermi in un posto strano, tutto luce e suoni: Bip! Bip! Bip!

Ti aspetta un piccolo robot ( i conigli hanno paura degli iPad) tutto lucette e fili che ti dirà:. Grrr! Click! Grrr! Clik ! Chi esser tu ?

Non sanno parlare bene i robottini, ma si fanno capire. Tu gli dici : Sono Nina. Non lo sai? FAMMI TORNARE SUBITO DA MAMMA!!

Quequec (così si chiama il robottino ) dice : E’ una parola! Quequec non sapere dov’è mamma in questo momento.

Tu, con qualche lacrimona nei tuoi occhi belli gli dici : Ma io voglio mamma !

Quequec ti capisce e dice: Sarà un lungo viaggio. Speriamo che nessuno si connetta ( Cioè speriamo che nessuno chiami)

Mentre state parlando succede il patatrac: un bambino cinese spinge un tasto per sapere dov’è l’isola di Taumotu nel Pacifico (che è un grande mare lontanissimo). Guarda caso tu e Quequec siete seduti proprio su quel filo. Svissh! Ed in un lampo vi trovate, tu e Quequec all’ombra di una pianta di banana, su una bianchissima spiaggia con un mare ed un cielo azzurissimi.
spiaggia

- Essere bello qui! Dice Quequec

- Si. E’ veramente bello – gli rispondi

Mente siete sulla riva del mare sentite un forte rumore e dalle onde caccia fuori la testa un terribile pesce con una larga bocca piena, piena di denti.

Quequec lo guarda impaurito e ti dice: meglio che noi allontanare.

Fate qualche passo indietro ma tu ti giri, ti rivolgi a quel pesciaccio e gli dici :

- Ma tu chi sei?

- Come chi sono? Sono il terribile pescecane e tutti hanno paura di me!

- A mare –gli dice Quequec – ma qui a terra “ Marameo”!

- Aspetta – dici tu e, rivolta al pesce, gli dici: Non sai che è brutto essere cattivi?

- Ma io non sono cattivo. dice il pesce –solo che ho tanta fame e debbo mangiare molto –
squal

- A me non mi mangerai di sicuro –gli dici –perché mi guardo bene dal venirti vicino.

Eppure – dice lui- leccandosi le labbra- Mi piacerebbe una cosarella morbida come te

-Ne farai a meno. Adesso vai via perché non mi piaci.

Il pescecane si offende e se ne va.

Dopo un po’ spuntano tanti pesci colorati: azzurri, gialli, verdi, rossi che cacciando le testine dalle onde ti dicono: Grazie che l’hai mandato via. Per oggi siamo tranquilli. Vogliamo farti un regalo
pesh

Il più vecchio chiama il più giovane e gli dice: Tu, dentice, vai a prendere un rametto di corallo.

Dentice si tuffa e dopo un po’ torna con un rosso rametto in bocca e te lo porge – E’ proprio bello! Grazie davvero – e lo metti nella tasca della vestina.

Vi mettete a chiacchierare mentre Quequec brontola: Grrr! Click! Andiamo via che fare tardi. Mentre state per andare via una signora di Cincinnati (Ohio) decide di sapere dov’è e com’è l’Australia che è un paese lontano ma proprio lontano. Sta dall’altra parte del mondo. Fa click e tu e Quequec che state su quella linea “ SVISSH” vi trovate in mezzo ad una grande pianura. Vedete certi strani animali che vanno in giro saltellando.
cang

- Quequec li hai visti mai? – No. mai. Andare a vedere-

Vi avvicinate da uno di essi e vedete, con grande meraviglia, che ha una tasca sulla pancia dalla quale spunta un piccolino.

Quequec per la meraviglia non riesce a parlare ma tu le dici: Chi sei ?

- Sono un Canguro. Anzi una cangura e in questa borsa che si chiama marsupio c’è il mio bambino.

- Com’è carino-dici-perché non lo fai uscire così giochiamo un po’?

Cangurino esce dal marsupio e comincia a saltellare sul prato. Tu gli vai dietro saltellando e gridando: Op! Op!

Quequec vi viene dietro mente lampeggiano le sue lucette e ronzano i suoi circuiti e tutti i canguri presenti vi vengono dietro a grandi balzi. Nel meglio del girotondo un ragazzo napoletano che sta a Milano, preso dalla nostalgia, vuole sapere che succede a Napoli e tu “ SVISSH” ti trovi, insieme a Quequec in una grande piazza, piena di gente e piena di musica. Al principio non ti vedono ma

quando Quequec comincia a mordere le gambe delle persone con i suoi dentini d’acciaio per evitare che ti pestino si accorgono di te

-Uh! – dice una donna - ma chi è sta criatura - (Devi sapere che a Napoli i bambini piccolissimi si chiamano criature)- Dove sta la mamma?

Tu, a sentire questo cominci a piangere e la donna ti stringe al seno e dice : Su, su bella della zia. Adesso la troviamo.

Per consolarti ti dà una caramella, che tu metti in tasca insieme al corallo.

Si avvicina un carabiniere che, con fare altezzoso dice : Insomma che sta succedendo?

- Brigadiè ( A Napoli amore mio tutti i carabinieri sono brigadieri) – si è spersa questa creatura.

Allora il carabiniere, vedendoti così piccola e bellina, ti dice dolcemente : Come ti chiami?

-Nina Giroffi

- Giroffi? Che cognome curiuso. Adesso vediamo. Chiede informazioni sul suo computer e gli dicono che a Napoli non solo non ci sono Giroffi ma che nessun napoletano vorrebbe chiamarsi così. Allora tu, arrabbiata, dici: Invece a me piace così. E basta!!

Quequec in tutto questo sta a guardare. Il carabiniere si accorge di lui e dice: Questo cos’è? Ce l’ha il permesso di circolare visto che è una macchina ?

-Ma quale macchina! Questo si chiama Quequec ed è il mio migliore amico - gli dici. Ora basta però. Io voglio andare da mamma!

Mentre dici questo, Quequec ti tira per la vestina e ti fa segno di guardare in alto e tu vedi nel cielo papà e mamma.

Cosa era successo? Era successo che mamma e papà non trovandoti nella tua cameretta si erano spaventati.

Dov’è Nina? – si dicevano – Qualche cattivo l’ha rubata? Mamma piangeva come una fontana e papà non sapeva cosa fare. Vedono a terra l’iPad lo alzano e cosa vedono nello schermo? Vedono te in mezzo a tutta quella gente e si meravigliano.

Tu li vedevi in cielo perché ti stavano guardando dallo schermo dell’iPad.

Quequec, vedendo la gente distratta, ti prende per la mano, accende i suoi razzi e col suo dito d’acciaio puntato vola verso il cielo-schermo. Lo schermo si rompe con un colpo secco e tu esci dall’apparecchio, piccola come una bambolina e diventi grande appena stai all’aria. Mamma ti abbraccia e papà ti tira su con le sue lunghe braccia. Poi si siedono sul letto con te e ti chiedono: Ma che è successo?

Tu cerchi di spiegarglielo ma loro non ti credono. Allora tu tiri fuori il rametto di corallo e la caramella e dici: Vedete che ho ragione e gli racconti quello che io e te già sappiamo e che non ripeto mentre mamma Eva e papà Lorenzo ti “ abboffano” di baci e di carezze. Ora, a volte, quando ti addormenti sogni Quequec e nel sonno sorridi. Mamma dovrà comprare un ìPad nuovo

“STRETTA È LA FOGLIA, LARGA È LA VIA

DITE LA VOSTRA, CHE HO DETTO LA MIA! “

Bisnonno Ernesto,1° gennaio 2017