La Cassazione: il medico di base ha l’obbligo di visitare il paziente prima di prescrivere una ricetta

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Vac 'e Press

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Stop alla prassi delle ricette senza visita: è quanto stabilito dalla Cassazione, la quale precisa che il medico deve seguire la “best practice”, consigliando il paziente secondo le linee guida in materia.

La pronuncia (sentenza n. 3869/2018) fa riferimento alla vicenda di un paziente che, già affetto da tetraparesi spastica, si era recato dal medico di famiglia accusando un dolore alla coscia destra. In tale occasione il professionista, incurante di quanto riferito dall’uomo, si era limitato a somministrare un antibiotico per un precedente problema dentario.

Dopo qualche giorno la situazione peggiorava ed il paziente veniva trasportato d’urgenza in ospedale, dove decedeva.

I giudici di merito hanno emesso una sentenza di condanna nei confronti del medico di base, rilevando la prassi diffusa – del tutto contra legem – di prescrivere farmaci senza procedere ad una visita e di trovarsi, pertanto, nella impossibilità di indirizzare prontamente il paziente ad effettuare eventuali esami.

Ben vero, nonostante lo specialista avesse eccepito di aver indirizzato il paziente presso una struttura di riabilitazione fisiatrica per farlo visitare da uno specialista, la Corte ha rilevato come quest’ultimo non si sarebbe dovuto limitare a rivolgersi ad un fisiatra, ma avrebbe dovuto visitarlo egli stesso come suo dovere professionale, accertandosi del gonfiore alla coscia. Solo in questo modo, infatti, questi avrebbe potuto effettuare una diagnosi tempestiva o quantomeno sospettare di una frattura e chiedere, pertanto, ulteriori esami (come una radiografia). Percorrendo questa via infatti il paziente avrebbe potuto salvarsi.

La Suprema Corte, da sempre attenta ai diritti fondamentali come quello alla salute ed alla vita, ha enunciato il principio di diritto in base al quale il medico di base non deve svolgere una funzione “amministrativa” di prescrizione di farmaci su richiesta ma, rivestendo la qualifica di medico a tutti gli effetti, è tenuto ad agire con la massima diligenza.

Nel caso di specie, la morte del paziente si pone in rapporto di consequenzialità rispetto alla non tempestiva diagnosi da parte del medico, poiché l’evento infausto non può essere attribuito ad una patologia differente o ad una causa imprevedibile successiva. Pertanto, il ricorso del medico di base è stato respinto.

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