La Cassazione sull’immigrazione: no al diritto d’asilo se gli abusi sono stati subiti durante il viaggio

Scritto da Andrea Amiranda Il . Inserito in Vac 'e Press

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Quello dell’immigrazione è un tema quanto mai caldo, soprattutto in periodo di campagna elettorale. Tuttavia, al di là delle sterili propagande dei vari Salvini & Co., la Corte di Cassazione ha stabilito con l’ordinanza n. 2861/2018 che non va riconosciuto il diritto di asilo all’immigrato che racconta gli abusi subiti nel viaggio.

Con il provvedimento in questione, la VI sezione civile della Suprema Corte ha precisato che i soprusi subiti durante il tragitto per l’Italia non bastano per provare la sussistenza di sufficienti elementi di pericolosità del Paese di provenienza. In particolare, il caso posto all’attenzione della Consulta riguardava un cittadino originario del Gambia che, attraversando il deserto libico, aveva subito una serie di vessazioni.

Ebbene ciò che conta davvero, ad avviso della Corte, è la concreta situazione politica e sociale in cui versa il Paese di provenienza. Infatti, alla luce di quanto disposto dall’art. 8 comma 3 D.lgs. 25/2008 “Ciascuna domanda è esaminata alla luce di informazioni precise e aggiornate circa la situazione generale esistente nel Paese di origine dei richiedenti asilo e, ove occorra, dei Paesi in cui questi sono transitati, elaborate dalla Commissione nazionale sulla base dei dati forniti dall’ACNUR, dal Ministero degli affari esteri, anche con la collaborazione di altre agenzie ed enti di tutela dei diritti umani operanti a livello internazionale, o comunque acquisite dalla Commissione stessa”.

Alla luce del ragionamento sopra esposto, i Supremi Giudici hanno rilevato l’inammissibilità del ricorso, dal momento che il ricorrente aveva chiesto una rivalutazione (non consentita in fase di legittimità) dell’attuale situazione in Gambia senza, tuttavia, riportare il contenuto delle allegazioni svolte a tale proposito nel corso del giudizio di merito.

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