1918: bombe su Napoli dal dirigibile tedesco

Scritto da Fabio Di Nunno Il . Inserito in Vac 'e Press

DI NUNNO19

Napoli, 11 marzo 1918, l’una di notte. La città sta per svegliarsi sotto le bombe. Un dirigibile tedesco, posizionatosi a circa 4.800 metri d’altezza, è fuori dalla portata delle fotoelettriche. Napoli è lontana dal teatro di guerra: le Alpi, il Carso… Eppure la stampa riferisce di un aumento del ricorso di mezzi ad ala e gas, motivo per cui anche nelle principali città è predisposta una difesa antiaerea, con oscuramento notturno.
La Germania infatti progetta un bombardamento aereo su Napoli, sia per dimostrare la sua potenza sia per distruggere il porto della città e lo stabilimento siderurgico di Bagnoli.

Il dirigibile tedesco, uno Zeppelin L59, lungo 226 metri, largo 24 metri e del peso di oltre 23 tonnellate, può raggiungere una velocità di 100 Km/h. È partito dalla base di Jambol, in Ungheria, all’alba del 10 marzo, giungendo a Napoli come previsto la notte successiva. Lo Zeppelin L59 è guidato dal comandante Johannes Goebel, con un equipaggio composto da 22 persone ed un carico di oltre 6.000 Kg di bombe. Nonostante la notte di luna piena, Napoli è coperta dalle nuvole, rendendo dunque difficili ai sistemi di puntamento del dirigibile di prendere la mira, che è affidata ad un cannocchiale di lancio ed alla capacità di distinguere dall’alto la topografia del luogo. Ma quell’equipaggio ha tra le mani un valido aiuto: una piantina turistica della città.

Dopo circa quaranta minuti trascorsi a cercare il migliore posizionamento, le nubi iniziano a diradarsi e svelano una Napoli illuminata, nonostante l’oscuramento prescritto. Ecco che il cannocchiale di puntamento del dirigibile può mirare con facilità verso gli obiettivi programmati e sganciare il suo carico di bombe. La città è avviluppata dalle fiamme delle esplosioni, la missione è compiuta. Il dirigibile riparte alla volta di Jambol, dove giunge nella tarda serata dello stesso giorno.

A Napoli si sparge il panico, soprattutto nell’area compresa tra il porto ed il corso Vittorio Emanuele, e si contano i danni: la Galleria Umberto I, delle case in via Roma, alla Speranzella, al Conte di Mola, alla Concordia, a Santa Maria Apparente, a Sant’Erasmo, le chiese di Santa Brigida e di San Nicola da Tolentino, l’ospizio delle Suore dei Poveri. Gli obiettivi strategici non sono stati colpiti.

Le operazioni di soccorso partono immediatamente, ma sono condotte in modo disordinato e confuso, tanto che alcune squadre di soccorso giungono in quartieri che non risultano colpiti dalle bombe. Alla fine, il conto delle vittime si attesta a 16 morti e 40 feriti. Pochi, tanto che si diffonde il sospetto che i dati ufficiali siano stati sottostimati.

Nei giorni seguenti vengono avviate delle indagini per ricostruire la dinamica degli eventi ed imputare le responsabilità della mancata difesa della città. I primi ad essere destituiti sono i comandanti della difesa antiaerea di Napoli, Foggia e Termoli. Eppure, da ulteriori indagini risulta che i posti di osservazione sull’Adriatico hanno avvistato lo Zeppelin L59 ed hanno contattato il comandante della difesa antiaerea di Napoli, che però dorme fuori e lontano dal posto. Allora si prova a contattare il Comune di Napoli per chiedere l’oscuramento stradale, ma al centralino di Palazzo San Giacomo non risponde nessuno. D’altronde, anche oggi, avete mai provato a contattare il centralino del Comune di Napoli?

Banner AIRC